Postato 2 anni, 9 mesi fa alle 13:23. 0 commenti
Prosciolta dalle accuse di incitamento all’odio e di disprezzo per il credo religioso. Colpevole di oltraggio all’Islam.
Questa la sentenza del tribunale sudanese in merito al caso dell’orsetto di peluche chiamato dagli studenti “Maometto”: la condanna riguarda l’insegnante che ha permesso di chiamarlo in quel modo, Gillian Gibbons, 54 anni, inglese.
Per lei si sono alzate voci di solidarietà da ogni parte del pianeta, da ogni Stato, da ogni confessione religiosa: anche i musulmani inglesi sembrano averle preso la difesa.
Ma il Sudan, fedele al suo inno nazionale, il Nahnu Jund Allah Jund Al-watan (“Siamo l’esercito di Dio e della nostra terra“), non è riuscito a resistere al capo d’accusa e così, salvata dalle 40 frustate che rischiava, è stata comunque condannata a 15 giorni di reclusione (che vi assicuro non essere favolosi come in Italia) ed alla successiva espulsione dal Paese.
L’Inghilterra, in seguito alla sentenza, ha subito contattato il suo ambasciatore ed il Ministro degli Esteri sudanese, cercando di far capire che si è trattato di un equivoco, che la donna non voleva offendere alcun credo religioso.
Vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni, ma per ora non possiamo che rimanere stupiti di fronte ad una sentenza alquanto assurda.
Postato 2 anni, 9 mesi fa alle 20:07. 7 commenti
E’ stato costretto a denudarsi ed a “toccarsi” al grido di “Facci vedere che sai fare!“: protagonisti dei ragazzi leccesi con un diversamente abile.
Tutto è accaduto in un parco della città pugliese, in cui un gruppo di ragazzi ha cominciato a incitare un loro coetaneo con problemi psichici a spogliarsi e fare anche altro, tutto davanti ai loro occhi e ripreso con un telefonino: una storia già sentita, il solito video per dimostrare di cosa si è capaci (e complimenti!) ed i soliti bulli, incastrati. Così è stato anche questa volta, con il ragazzo down che, scosso dalla vicenda, ha anche dimostrato di essere rimasto shoccato per l’accaduto, parlando con i suoi genitori.
Storia di ragazzi prepotenti ed altri sopraffatti, storia di una società malata, che cade in brutti episodi discriminatori ed umilianti.
Il padre del ragazzo, scoperto l’accaduto, ha subito sporto denuncia ai Carabinieri della zona ed il gruppo di sette ragazzi, tutti tra i 15 ed i 16 anni, è stato interrogato in presenza di un avvocato difensore: da parte loro conferme su tutta la vicenda.
Ogni giorno che passa, accade sempre un’episodio che mi lascia più perplesso, più allibito. Incredibile che tanti ragazzi si prendano gioco di un ragazzo diversamente abile per puro divertimento; incredibile anche che qualcuno si diverta ad ironizzarci su, come alcuni ragazzi che hanno pubblicato un video su YouTube picchiando un (finto?) down ed insultandolo per i suoi problemi: il video potete vederlo cliccando qui.
Non so se esista una soluzione a questo problema: forse basterebbe un minimo di sensibilizzazione da parte del Ministero, forse questo sforza sarebbe inutile. Sta di fatto che se nessuno prova a far qualcosa, non si migliorerà mai la situazione.
Postato 2 anni, 9 mesi fa alle 18:56. 3 commenti
L’orsetto Maometto. E’ questo il caso scoppiato in Sudan, dove un’insegnante britannica, Gillian Gibbson, è stata arrestata domenica con l’accusa di oltraggio alla religione islamica.
L’accusa riguarda una lezione di settembre in cui la maestra, che faceva lezione a una classe di bambini di 7 anni sia cristiani che musulmani, portò in classe un peluche e chiese ai suoi alunni di scegliergli un nome: 20 bambini su 23 scelsero per lui “Maometto” e, da qui, la polemica. Ad insospettirsi sono stati alcuni dei genitori, che vedendo tornare a casa i propri figli col peluche e un quaderno-diario, in cui avrebbero dovuto scrivere cosa faceva l’ “orsetto Maometto”, hanno subito denunciato il fatto alle autorità sudanesi.
Gillian Gibbson è così stata arrestata e, se venisse ritenuta colpevole, rischia 40 frustate, sei mesi di prigione o una multa.
A parte la pena, su cui preferisco evitare commenti, vorrei fare una riflessione.
Stiamo vivendo in un mondo completamente diverso, non solo da un Continente all’altro, ma anche da Stato a Stato.
Con questo non sto attaccando affatto il Sudan, ma bensì l’Italia. Quell’Italia che sta perdendo tutto ciò che caratterizza la sua profonda cultura, le sue tradizioni, il suo essere.
Per secoli (anzi, millenni) i nostri avi hanno avuto un credo, degli ideali; hanno contribuito a creare la cultura e la società che oggi esiste ed in cui viviamo: bene, noi, in segno di un laicismo forzato e di un menefreghismo diffuso, stiamo perdendo tutto ciò.
Non bisogna essere cristiani praticanti nè credenti per apprezzare un simbolo, come può essere, per esempio, un Crocefisso.
Oriana Fallaci la vedeva lunga su questo argomento: lei, atea e forte contestatrice della Chiesa, riteneva di esserne comunque coinvolta dal punto di vista culturale. E così, in effetti, dovrebbe essere per tutti coloro che non ci credono.
In Sudan hanno ragione ad essere affezionati alla loro religione, anche se tutto ciò dovrebbe avvenire senza esagerazioni: vanno bene gli oltraggi, vanno bene i vilipendi. Ma il fatto di chiamare un orsetto di peluche “Maometto”, non mi pare possa essere un’offesa, tanto più dal momento che il peluche è un personaggio che i bambini amano e che, al massimo, potrà produrre l’effetto opposto.
Ma questo è il mondo, c’è chi si sbarazza delle proprie tradizioni e chi, invece, ha paura di creare addirittura delle umiliazioni a quello che dovrebbe essere il proprio profeta.
Figuriamoci che effetti potrebbe avere una bestemmia.