Il clamore sollevato da Beppe Grillo ed altri importanti blogger ha costretto la politica italiana ad aprire gli occhi anche verso la tecnologia. Primo a fare un passo avanti è il già Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana ed ex Ministro Gianfranco Miccichè: 54 anni, palermitano, ha aperto nei giorni scorsi una sorta di concorso per i blogger siciliani. Chiunque può candidarsi inviando il suo curriculum: tra le migliaia di richieste verranno poi scelti i “fortunati” che concorreranno alle elezioni regionali in Sicilia.
Se la lista dei blogger è quasi interminabile, nei giorni scorsi su La Repubblica (vedi qui il pdf) qualche indiscrezione è uscita: si è parlato infatti di Walter Giannò, blogger 27enne molto affermato sulla scena nazionale, che dal suo blog ha commentato alla notizia parlando dei suoi obiettivi e dei suoi intenti. “Ora, so di avere passione politica e non per soddisfare un interesse personale, bensì per perseguire il bene comune, giacché ritengo che la felicità stia nell’assicurare quella altrui. Non ho esperienza politica ma sono un blogger che parla di politica, il che è diverso. Quell’articolo (quello su La Repubblica, ndr), tuttavia, mi sta dando la forza di credere che qualcosa può cambiare, prima o poi. Forse non è questo il mio momento politico, però so che questo è il mio tempo e non posso sprecarlo: non ho altra vita che questa per concretizzare la mia passione, cioé il bene altrui, ma da soli non si arriva da nessuna parte.”
Nelle sue parole si intravede insicurezza per quella che potrebbe essere una grande svolta nella sua vita. Ma allo stesso tempo notiamo un grande senso di responsabilità e la passione. Quella passione che mette quotidianamente nei suoi articoli che gli costano tanta fatica e nessun guadagno. Quella passione che nella politica odierna sembra esser stata dimenticata da quasi tutti.
Walter Giannò forse non è un politico, ma lo può diventare, ottenendo grande successo. Gli manca l’esperienza, ma a 27 anni ha tutto il tempo che vuole per arrivare a dove vuole. Le capacità e le potenzialità ci sono, basta un pizzico di fortuna.
Quel pizzico di fortuna che potrebbe essere l’ufficializzazione della scelta di Micciché.
Intanto vi lascio il banner per sostenere il primo blogger “di professione” che potrebbe ottenere incarichi istituzionali: vi basta copiare e incollare il codice qui sotto per supportare la candidatura del palermitano.
Anche in Francia da qualche tempo la scuola è sotto accusa da parte degli studenti. Come da noi c’è chi preferisce fare altro durante le lezioni, ma c’è anche chi, seguendo, trova problemi di apprendimento a causa di un professore che la materia che insegna sembra proprio non l’abbia mai sentita prima, un altro che ha dei metodi d’insegnamento tutti suoi, un altro ancora offensivo.
Ecco allora la nascita – a fine gennaio – di “Note2be.com“, un sito realizzato per permettere agli studenti di valutare i propri professori. Anche gli studenti si sono così buttati in pagelle, sebbene virtuali, regalando al sito un grande successo (40 mila utenti in nemmeno un mese) e suscitando un mare di polemiche. “Non spetta agli alunni dare le pagelle” dice Francis Berguin di Snes-Fsu, principale sindacato delle superiori.
Non spetta agli studenti, forse. Ma se nessuno è in grado di valutarli, perché non aprire queste porte? Non dev’essere uno scontro, ma bensì una piacevole apertura, che permetterebbe ai Presidi di verificare le effettive abilità dei docenti ed alle Istituzioni di verificare le scuole con gli insegnanti migliori, come già sta facendo proprio Note2be. A dimostrazione dell’innocenza dell’iniziativa sono i parametri di valutazione: interessante, chiaro, disponibile, equanime, rispettato dalla classe, motivato.
Il problema sorge quando un professore si ritrova sotto la sufficienza, con le sue (in)capacità e i suoi metodi di valutazione discutibili schiaffati lì, su un sito che vedono milioni di persone. Ecco che allora col rischio di passare per professore incapace si procede per legge: sei professori si sono infatti costituiti nel procedimento giudiziario come parti lese.
E se il Ministro dell’Istruzione ha attaccato l’iniziativa, c’è chi supporta quest’idea, come l’economista Jacques Attali, che nel suo rapporto per rilanciare la Francia ha proposto una valutazione annuale dei professori, dalle scuole materne fino all’Università: finalmente una degna proposta per il rilancio del sistema scolastico. Speriamo che l’iniziativa non rimanga isolata e che anche in Italia, qualsiasi Governo venga eletto, si proceda verso questa direzione.
Numerosissime chiamate di genitori al Dirigente Scolastico, un ammasso di giornalisti all’uscita della scuola di Pont Saint Martin (Ao), molta gente allibita ed impaurita. E’ stato necessario tutto questo per convincere le autorità responsabili a trovargli un altro lavoro.
Lui, il professore, ha comunque fatto lezione per un giorno e si difende dicendo: “Non sono un mostro, ho fatto agli alunni un discorso chiaro. Sono tornato in classe contro la mia volontà. Avrei voluto evitare tutto questo. Sono ancora disposto ad accettare qualsiasi impiego alternativo lontano dal pubblico e possibilmente vicino a casa“.
Un discorso da vittima, anche se vittima non è. In questi giorni di polemiche non ha mai negato la diffusione di immagini. E’ vero che la sentenza non è ancora definitiva, ma se lui non ritiene di aver nulla da dire sull’accaduto, credo proprio che la vittima non possa farla.
La moglie insegna catechismo, i due figli – minorenni – sono da mantenere. Per questo il “professore” è tornato in cattedra. Ora la Regione però ha finalmente trovato due valide soluzioni: magazziniere in un ufficio regionale di Pont Saint Martin o guardiano di Castel Savoia a Gressoney. Due lavori per un “professore” che, almeno per ora, è malvisto da tutti. Come è giusto che sia, se la sentenza venisse confermata.
“La nostra speranza è che dopo questo clamore mediatico accetti le offerte che gli avevamo già fatto nei giorni scorsi – spiega Caveri, Presidente della Regione Valle d’Aosta – ma sia chiaro: nessuna promozione. Altrimenti finisce che trasformiamo il lupo in cappuccetto rosso“.
Su Madameweb si son fatti mille vittimismi. Il perbenismo e lo scandalo portati all’eccesso le han fatto saltare la cattedra, rendendo vano il suo impegno nell’insegnamento: impegno che non ha mai interferito con la sua “passione” curata nella propria vita privata.
Mentre su di lei continua a gravare la condanna di gran parte dell’opinione pubblica, ecco il reintegro invece del professore di musica in una scuola media della Val d’Aosta, dopo la condanna in primo grado a 2 anni e tremila euro di multa per aver scambiato foto pedopornografiche dal pc dell’istituto in cui lavorava.
Ecco allora che il perbenismo di cui parla l’opinione pubblica scompare, tanto che questa notizia è passata quasi sottovoce. Gli studenti lamentano professori incapaci e “indietro coi tempi” (la tecnologia non è sempre da loro apprezzata), e l’istituzione cosa fa? Reintegra persone che pare abbiano a che fare con la pedofilia. E li lascia a contatto con dei giovani.
“Non sono il mostro che tutto il mondo pensa – dichiara il professore al Giornale Radio Rai – Sono stato messo alla gogna per sei anni di fila, in continuazione, sui giornali. Lo capisco benissimo che i minori vanno tutelati, ma minori sono anche i miei figli, che ho a casa. I miei figli che non sono stati tutelati“.
Diversi interventi dal mondo politico, che si chiede come mai sia stato reintegrato questo professore e come mai Fioroni non stia facendo nulla per rimuoverlo. Intervenuto successivamente anche don Fortunato Di Noto, fondatore dell’associazione Meter onlus, che sostiene: “Avrei chiesto l’interdizione per almeno 10 anni per l’utilizzo di Internet e di tutti gli strumenti tecnologici da parte di chi produce, detiene o acquista materiale pedofilo e dall’altra parte non la perdita del lavoro ma non a contatto con gli studenti. Esso si è fatto complice della più grande tragedia che coinvolge milioni di bambini“.
Il professore non si ferma e afferma: “Ho chiesto: ‘per favore io sono padre di famiglia. Ho dei minori a casa. Con 800 euro di stipendio, e mia moglie che lavora part-time, non posso andare avanti a vivere così: datemi un posto, da qualsiasi parte, purché mi ridiate il mio stipendio, visto che fino a che uno non arriva in Cassazione non è condannato’. Quello ho chiesto, null’altro’‘.
E gli han dato la cattedra.