La domanda se l’è posta almeno una volta ogni persona che s’interessa di scuola, Ministro compreso. Io in passato ho ipotizzato la possibilità di test che verificassero la preparazione e l’attitudine dei candidati insegnanti, tenendo magari conto in parte anche dell’opinione degli studenti, che possono essersi trovati più o meno bene durante gli anni di insegnamento di ogni docente.
Parlando poi con Angela, alias Cristallo di Quarzo, anche lei blogger interessata alla mala-istruzione, mi è stata suggerita una bella idea, che ho deciso di condividere con tutti voi. Vi cito integralmente la sua opinione.
Penso che un ottimo sistema sarebbe quello della somministrazione di “test” per verificare il grado di apprendimento acquisito dagli alunni. La percentuale del rendimento scolastico determinerebbe la percentuale di “risposta” sulle capacità del docente di saper trasmettere dei contenuti o per meglio dire di saper insegnare, nonché l’impegno profuso nello studio dallo studente. I test verrebbero somministrati da “esperti” esterni alla scuola. Avrebbero carattere nazionale (come nazionale dovrebbe essere il curriculo scolastico, senza lasciare nulla al ghiribizzo ed alla improvvisazione delle singole scuole…oggi la legge prevede che un 15% della quota sia a discrezione della scuola) e la valutazione avverrebbe per via informatica…
Sarebbe il computer a stabilire il calcolo valutativo, solo così potremmo davvero avere un quadro del sistema scolastico nazionale. Si potrebbe determinare il livello culturale e formativo di ogni singola scuola. Così si potrebbero premiare non solo i dirigenti ma anche i docenti. Una specie di “medaglia” quantificabile in termini economici e non la sola “gloria” che ti lascia a bocca asciutta e con uno stipendio da fame che non arrivi manco alla fine del mese… Senza dimenticare che anche i Dirigenti Scolastici dovrebbero essere valutati. Ci sono troppe funzioni che non dovrebbero essere delegati alle insegnanti che, con questa scusa, si allontanano dalla classe… O quanto meno essere assegnati a docenti che non sono titolari di una classe. Questo è un mio primo abbozzo di come potrebbe essere la scuola meritocratica che premierebbe: alunni, docenti e dirigenti… che ne pensi?
Io penso sia favolosa…e voi?
L’ha definita una misura dolorosa ma inevitabile quella che porterà al taglio di 150.000 posti di lavoro all’interno della scuola nel corso dei prossimi 3 anni. Si tratta di 100.000 cattedre e 47.000 posti di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario. «Quando si ha un bilancio come quello del Ministero, che al 95 per cento è rappresentato da stipendi e bisogna fare economia è chiaro che si devono tagliare dei posti e danneggiare delle persone – ha detto il Ministro Gelmini – E’ un’operazione non semplice da fare, ma è l’unica strada possibile, perché abbiamo la necessità di ridurre il debito pubblico e di riqualificare la spesa». Con questa manovra si tenta il recupero di 8 miliardi di euro, ma così la politica ministeriale è già stata segnata anche per questo Governo. Le parole spese sulla meritocrazia a inizio mandato sembrano essersi allontanate anni luce. Tagliando le cattedre si va di fatto a stabilire chi insegnerà e chi no, ma ancora una volta senza tener conto dei veri meriti dei docenti.
Parole sagge arrivano da Rino di Meglio, della Gilda degli insegnanti, intervistato da La Repubblica. “Tagliare altri 100 mila cattedre nel prossimo triennio significherebbe smantellare la scuola statale. Sbaglia chi attribuisce alla scuola sprechi di denaro pubblico: basta vedere, per esempio, lo stato di fatiscenza in cui versa la maggior parte degli edifici scolastici, sovraffollati, a rischio sicurezza e carenti persino di banchi, sedie e gessi, e il rapporto docenti-alunni sempre più sproporzionato. Risultato: per investimenti nell’istruzione, l’Italia si trova agli ultimi posti nella classifica dei paesi sviluppati“. Parole Sante. Nelle scorse settimane ho documentato aule recuperate da quelli che erano sgabuzzini e scuole a pezzi. Con colpe senza dubbio di enti provinciali e delle amministrazioni scolastiche, ma soprattutto dello Stato. Non si può abbandonare la scuola a se stessa. Con Franca Corradini stiamo osservando molti sprechi che potrebbero essere evitati, regolando meglio le funzioni dei Revisori dei Conti, per esempio. Altri sprechi riguardano poi l’informatica, i fondi utilizzati dai Dirigenti Scolastici per i loro collaboratori, gli esperti. Avevo creato un dibattito con i miei lettori in questo post. I problemi non si risolvono affrontandoli in superificie, come può essere tagliare il corpo docente. E’ sbagliato tagliarli così, indiscriminatamente. I docenti, per arrivare dove sono, hanno passato anni ed anni a studiare. Finiti gli studi hanno cominciato a fare supplenze. Poi potrebbero trovare una cattedra ed uno stipendio fisso. Che invece svaniscono quando il Ministro di turno decide che è bene risparmiare. Le consulenze forse costano di meno, forse tutti gli sprechi di cui ho parlato farebbero risparmiare troppo poco.
Tagliare l’istruzione ormai è uno sport, in Italia. Si cimentano tutti, da sinistra a destra, senza nessuna eccezione. Sembra quasi si faccia a gara. Pazienza se le scuole pubbliche ormai sono fatiscenti. Pazienza se la nostra istruzione è sempre meno valida. Pazienza se secondo i rapporti statistici l’Italia ha uno tra i peggiori sistemi scolastici d’Europa. Pazienza. Esultiamo, lo Stato risparmierà 8 miliardi di euro…sulla nostra pelle.
Notizia allarmante relativa alla maturità arriva da Pontedera, provincia di Pisa. La scuola è l’Istituto Tecnico Industriale “Marconi” dove, venerdì scorso, si è svolta la seconda prova, come in tutta Italia. L’episodio riguarda un ragazzo che, durante la prova d’esame, ha dimenticato il telefono cellulare acceso dentro lo zaino. Da quanto racconta “Il Messaggero”, il cellulare sarebbe suonato durante la prova e la commissione, trovando il telefono all’interno dello zaino, avrebbe escluso lo studente dalla maturità. La famiglia del ragazzo ha già presentato un ricorso al Tar di Firenze, ma ci sono due importanti particolari da notare.
Il primo riguarda il ritrovamento del cellulare. Come ha fatto la commissione a trovarlo nello zaino? Questo ragionamento lo sto basando su un articolo di giornale, quindi potrebbe anche essere privo di fondamento. Ma se realmente la commissione avesse messo le mani nello zaino del ragazzo avrebbe sbagliato in partenza. E potrebbe essere tranquillamente denunciata.
Il secondo punto riguarda invece il telefono cellulare. Perché il cellulare è vietato durante un qualsiasi esame? Per evitare che il candidato possa comunicare con l’esterno e trarne dunque un vantaggio. Ora, pensiamo alla maturità. Un ragazzo arriva tesissimo ai giorni degli scritti, deve ricordarsi un anno di studi. E’ anche la prima volta che si ritroverà a tu per tu con degli “sconosciuti” (i commissari esterni) che lo interrogheranno. Ok, lo studente ha sbagliato a lasciare il telefono acceso, ma come pensare di punirlo per questo? Non solo questa sanzione pare tutt’altro che umana, ma anche il Consiglio di Stato viene in aiuto, confermando il mio ragionamento. La sesta sezione del Consiglio di Stato, con sentenza numero 1214 del 19 marzo 2008, ha chiarito che l’esclusione dall’esame, nonostante la previsione della Circolare del Ministero n°801/Dip, non può essere praticata per l’eslusiva detenzione di un telefono cellulare, ma dev’essere necessario che il candidato lo utilizzi per comunicare con persone esterne alla prova.
A quanto pare, dunque, l’unico errore durante quell’esame è stato commesso dalla Commissione esaminatrice, e non dal ragazzo. Aspettiamo la sentenza del Tar di Firenze prima di abbandonarci a giudizi, ma pare che la situazione sia molto chiara. Auguri allo studente!
L’incredibile notizia potrebbe arrivare dal Tar, a cui si sono rivolti il Codacons e l’Associazione per i diritti civili nella scuola. E’ stata formulata la richiesta di annullamento delle prove scritte della maturità 2008, in quanto erano sbagliate quelle di italiano, di greco e d’inglese. Sebbene le possibilità che vengano realmente annullate siano molto remote, le Associazioni non si sono limitate a questa semplice richiesta, ma “hanno convocato il Ministro dell’Istruzione Gelmini dinanzi al Tar, chiedendo al dicastero un risarcimento danni pari a 500€ a studente, per un totale di 248.318.500€“. Una richiesta di danni per risarcire gli studenti messi di fronte a prove errate.
Situazione opposta accade invece a Berlino, dove gli studenti hanno dovuto ripetere la prova di matematica. Il giorno precedente all’esame sono trapelate – non si sa da chi ed in che modo – le tracce d’esame con le relative soluzione, per la gioia di molti ragazzi. Così, per non regalare facili risultati agli studenti, è stata decisa la ripetizione dell’esame. Questa volta docenti e commissari hanno dovuto addirittura controllare la rete durante la maturità, per accertare che non circolassero le soluzioni. Non è tutto. Qualora avessero trovato qualcosa, era già pronto un compito di riserva per sorprendere gli “scaricatori“. Alla faccia dell’esame italiano!