Postato 1 anno, 10 mesi fa alle 00:20. 2 commenti
Questo fine settimana verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto approvato dal Governo francese, trattante l’insegnamento obbligatorio della lingua francese agli stranieri che aspirano a entrare in Francia per ricongiungersi con i proprio familiari. Al momento di tale richiesta, infatti, gli immigrati verranno sottoposti a un esame culturale e linguistico: chi lo passerà sarà esente dai corsi di lingua, gli altri dovranno invece obbligatoriamente seguirli. Esenti anche i minoti di 16 anni, gli anziani over 65 e coloro che hanno frequentato per almeno un anno una scuola francofona. I corsi varieranno la loro durata, il massimo previsto è di due mesi. «La lingua è il miglior vettore per l’integrazione», dichiara il Ministro all’Immigrazione Brice Hortefeux.
A parte il fatto in sé, noto una certa somiglianza con la mozione Cota, che propone sia corsi di italiano per chi non passasse i test d’ingresso, sia classi-ponte. Anche se questa nostra mozione si limiterebbe al solo ambito scolastico, credo che sia interessante notare che non siamo solo noi italiani a muoverci in tale direzione.
Postato 1 anno, 10 mesi fa alle 00:20. 5 commenti
Non smetterò mai di ripeterlo. Fuori la politica, quando si parla di scuola. Sembro un nonno preoccupato per il suo nipotino, continuo a ripetere le stesse cose all’infinito. Eppure c’è sempre chi mi dà torto, chi dice che se non si usa la violenza non si causano problemi a nessuno anche se si porta la politica a scuola, chi crede che la bandiera rossa – o quella nera – gli possa garantire un futuro migliore. Sbagliate. Quando i giornali parlavano delle manifestazioni che coinvolgevano tutti gli studenti, io ero l’unico a dire che la maggioranza degli studenti in realtà voleva far lezione e se ne fregava di manifestazioni, okkupazioni e politica. Ho scritto anche un articolo per Skuola.net su questo tema, che ritengo essere interessante in quanto ho riportato diverse dichiarazioni di studenti e genitori: lo trovate cliccando qui. Solo due giorni dopo i primi telegiornali iniziano a parlare di tutti questi studenti che sono rimasti nell’indifferenza dell’opinione pubblica, che non hanno manifestato ma che comunque non necessariamente sono a favore della riforma. Nei giorni successivi, gli altri organi di stampa. E’ brutto che nel nostro Paese tutto si debba basare su attività violente e spesso illegali. Se gli studenti scendono in piazza a insultare un Ministro o ad attaccare la Polizia, il giorno dopo si dedica mezza pagina alle loro cause. Se uno studente rimane a scuola a studiare, no. E così è successo anche per i manifestanti di ieri. Questa volta non è potuto negare che fossero appartenenti a schieramenti politici, visto che lo scontro è avvenuto proprio per questo motivo. Così fascistelli e comunistelli, che fino adesso erano riusciti nella convivenza, ieri sono arrivati allo scontro. Non solo un “normale” scontro fisico, ma con tanto di lancio di sedie (che presumo non avessero preso da casa loro). Oh, che bello quando la politica si mischia all’istruzione! Non ci dovrebbero essere motivi per cui studenti – a maggior ragione se si interessano di politica – dovrebbero scendere in piazza a manifestare in modo violento, in quanto tutti dovrebbero cercare solo di pensare al bene della scuola. E discuterne magari a un tavolo, tirando fuori qualche proposta concreta. Invece con pregiudizi banali e stupidi, amanti della sinistra e della destra estrema, han rovinato la giornata di ieri (e tutte quelle precedenti). Bravi!
Ma questo è stato soltanto il culmine della politica mischiata all’istruzione, nonostante media e organizzatori assicurino che è stato sempre tutto apolitico. Basta sfogliare le foto degli eventi organizzati in tutta Italia per notare diversi partecipanti con magliette “Io non ho votato Berlusconi” o con immagini di Guevara. Manifestazioni costruttive, ovviamente, nulla di rimproverabile. Protestano per il diritto allo studio – che credono venga loro negato – gridando “la protesta ritorna, a scuola non si torna“. E meno male che manifestano per il diritto allo studio! Per sottolineare la loro disponibilità ad aprirsi al mondo politico, e non dimostrare così idee politiche già marcate (e marcanti per chi non le avesse), gridano simpatici slogan al Ministro, come “Gelmini idiota, cinque in condotta“, utilizzando bestemmie al posto degli articoli, per rafforzare il senso della frase. Per i nostalgici dei cori da stadio, in alcune città si è potuto udire anche il famoso “Gelmini, Gelmini, vaffanculo“. Per non parlare delle persone che incitano la folla gridando “Hasta la victoria, companero“: loro no, non hanno assolutamente a che fare con la politica. Figuriamoci.
Con tutte queste manifestazioni democratiche e apolitiche gli studenti si sono così giocati le loro carte. E dire che per loro era stato aperto anche un tavolo dal Ministro Gelmini, ma l’associazione più influente – l’Unione degli Studenti (di sinistra) – volete sapere come ne ha approfittato? Chiedendo praticamente solo di ritirare la legge. Nessuna proposta su come migliorare la scuola, nessun piano per potersi avvicinare a quanto legiferato nel dl. L’unica richiesta chiara è stata l’abolizione dei numeri chiusi alle Università, in quanto è “un sistema che crea gravi discriminazioni tra gli studenti e le studentesse del nostro paese“. Poverini, loro che manifestano forse non riescono a studiare nelle facoltà in cui passano solo i più bravi.
Ripeto ancora una volta, appoggio solo in parte la “riforma” della Gelmini, perché modifiche importanti che sono state apportate non le condivido affatto. Ciò nonostante non credo che la soluzione sia andare in piazza a spaccare sedie, a insultare un Ministro o a sfilare con la maglietta dell’idolo politico di turno.
Da ieri, la “riforma” Gelmini è legge. Che lo vogliate o no, studenti che avete manifestato.
Foto dell’articolo tratta dall’album Flickr di Emmapreziosa.
Postato 1 anno, 10 mesi fa alle 00:20. 1 commento
Ho intervistato l’On. Pierfelice Zazzera dell’Italia dei Valori sul tema della riforma scolastica per Skuola.net. Pubblico anche qui sul mio blog perché penso possa essere interessante.
1. Secondo il Governo l’attuale disegno di legge in materia di istruzione scolastica è da apprezzare in quanto riporta vigore e disciplina nelle nostre scuole. Dall’altra le tantissime manifestazioni in tutta Italia. Crede che fosse veramente questo quello di cui aveva bisogno la scuola italiana?
Il provvedimento Gelmini presentato dal Governo non è una riforma vera della scuola perchè nasce da un provvedimento economico il DL 112/08 convertito nella Legge n.133, dove sono previsti tagli per 8mld di euro alla scuola e all’istruzione. La risposta del Governo è quindi quella di gettare il fumo negli occhi proponendo una scuola rigorosa con il voto in condotta, il grembiule, l’educazione civica – peraltro soluzioni condivisibili – ma sotto il fumo sta bruciando la scuola pubblica a cui viene staccata la spina come a un malato terminale. La scuola italiana invece ha bisogno di una riforma vera che si potrà fare solo se i governi – e qui non può esserci distinzione tra destra e sinistra – decideranno una volta per tutte di investire più risorse e meglio utilizzarle. Non si celebrano matrimoni, senza fichi secchi. La scuola ha bisogno di una vera autonomia non tanto gestionale quanto formativa, deve formare cittadini responsabili, assicurare il cambio generazionale della classe docente, formare gli insegnanti e garantire che davvero il merito sia l’unico parametro di giudizio.
2. Uno dei maggiori problemi che ha evidenziato la cronaca di questi ultimi anni è senza dubbio il bullismo. Secondo Lei il “5 in condotta” può essere uno strumento efficace per risolvere questo problema?
Il bullismo è uno dei tanti problemi di una società che non ha più punti di riferimento valoriali. Guardi le faccio un esempio cristallino avvenuto nella mia regione, la Puglia: il Preside di una scuola di Bari di fronte all’uso dei cellulari in classe ne ha provveduto al sequestro in aula. Sa cosa è accaduto? che invece di prendersela con chi usava impropriamente i cellulari durante le ore di lezione, se la sono presa con il professore accusandolo – stampa compresa – di abuso di potere, con la complicità persino dei genitori che ovviamente hanno difeso i figli. Ecco, credo che si sia rotto un patto tra ruoli dove non si capisce più chi sta dalla parte del giusto e chi no. Dobbiamo recuperare il ruolo della famiglia che deve essere severa con i figli quando serve, e quello della scuola che deve essere non autoritaria ma autorevole. Il bullismo si combatte non certo con i voti in condotta, ma con la credibilità della scuola e la sua autorevolezza. Che oggi manca.
3. Parlando invece del metodo, come si spiega il fatto che la “riforma” Gelmini sia uscita come decreto legge?
E’ purtroppo il comportamento di un governo che nei fatti è autoritario. La scelta del decreto legge dimostra che questo governo vuole affrontare un problema così complesso come la scuola con l’urgenza imponendolo al paese e al parlamento. Un provvedimento che è disastroso per la scuola pubblica. Tutto ciò conferma che stiamo superando i limiti di guardia per la tenuta democratica delle Istituzioni.
4. Il Ministro Gelmini, nel momento della sua nomina, parlò di meritocrazia nella scuola, sia tra gli studenti che tra i docenti: proposta molto apprezzata per risollevare in tempi rapidi la scuola italiana dagli ultimi posti in Europa. Anche Lei, in alcuni suoi discorsi, ha evidenziato questa necessità. Crede però che in questi mesi ci si sia avvicinati a questo modello? Se no, cosa pensa si debba fare per riuscirci?
Condivido. La scuola per avere autorevolezza deve valorizzare il merito, valorizzare chi tra gli insegnanti lavora, chi tra gli studenti ha voglia di formarsi e di imparare. Sul merito a parole siamo tutti d’accordo. Appunto solo a parole. Perché poi i fatti dicono tutt’altro. Sicuramente il provvedimento Gelmini non affronta la questione della meritocrazia perché con il ripristino del maestro unico si taglia sugli insegnanti sulla base di numeri e non sulle capacità. Si punta alla quantità e non alla qualità. Ci sono pochi soldi e quindi dei tre maestri ogni due classi se ne licenzia uno. Il risultato è che il bambino, parliamo di scuola elementare, nella fase più fragile dello sviluppo si troverà un insegnante che nella migliore delle ipotesi conosce poco di tutto e quindi non insegna nulla. Oggi la società è globalizzata, i bambini usano internet, l’i-phone, conoscono più lingue, vivono fianco a fianco con le differenze razziali e culturali. Non mi sembra che questo provvedimento sia capace di rispondere a una società moderna, multietnica e multiculturale.
5. Cosa ne pensa degli studenti che stanno manifestando per la seconda settimana di fila, creando in alcuni casi anche disordini? Vale la pena perdere tante ore di lezione?
Premetto che il dissenso va sempre rispettato se si manifesta nei modi civili e non violenti. Nel caso delle manifestazioni nelle scuole mi preoccupano più le dichiarazioni del Presidente Berlusconi che intende affrontare il dissenso utilizzando le forze dell’ordine. Davvero sembra di essere nell’Argentina dei militari. E so di usare parole forti che bisognerebbe utilizzare con particolare cautela, esattamente come dovrebbe avere cautela il Presidente del Consiglio nell’usare le forze militari nelle Università. Vale la pena perdere tante ore di lezione? Io mi chiederei invece se vale la pena difendere l’ultimo baluardo di libertà in questo paese, la scuola e le università. Io dico che ne vale la pena.
6. La mozione trattante “classi-ponte” e corsi di italiano è stata duramente criticata da Famiglia Cristiana, oltre che da molti politici dell’opposizione. Secondo Lei, uno straniero che studia nelle nostre scuole con conoscenza della lingua italiana molto scarsa, disprezzerebbe un simile provvedimento?
Voglio parlare citando un esempio ancora della mia regione. Alcuni anni fa il Vescovo di Molfetta, Don Tonino Bello, ricordo lasciava la sua Fiat 124 con le portiere aperte perché nella notte potesse accogliere gli immigrati o i senza dimora prima di finire nei campi foggiani a raccogliere i pomodori tra le grinfie del caporalato. O ancora ricordo lo sbarco di migliaia e migliaia di cittadini albanesi, ma ricordo soprattutto la mobilitazione popolare e del volontariato per accogliere i bisognosi. Il mio paese lo immagino ancora così. Un paese capace di accogliere, di integrare, di non aver paura della diversità. Il provvedimento delle classi-ponte va nella direzione opposta. Crea classi ghetto per gli stranieri e gli extracomuntari, alza muri razziali. Oggi lo facciamo sulla base della razza, domani le classi per omosessuali, o per i disabili. Stiamo inserendo in circolo il veleno dell’intolleranza, stiamo soffiando sul fuoco del razzismo. Il momento è delicato. Non credo si sentiva la necessità di una mozione come quella proposta dall’on. Cota della Lega Nord. Guardate l’integrazione già avviene in molte scuole del Nord. E molte scuole del Nord non hanno neppure un alunno italiano. Forse dovremmo chiederci come formare il personale docente rispetto a queste nuove problematiche legate ad una società sempre più complessa e multirazziale. E devo dire che il maestro unico rispetto alle scuole multietniche non assicura alcuna risposta. Infine voglio a tutti ricordare, oltre che a me stesso, l’articolo 3 della costituzione “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E questa mozione è incostituzionale.
7. Il Suo gruppo parlamentare ha qualche proposta su questo tema?
La proposta dell’Italia dei Valori rispetto alla scuola e all’integrazione è quella di proporre una scuola moderna, efficiente ed efficace. Moderna ovvero capace di integrare e non alzare muri, di essere multiculturale, di puntare sulla tecnologia, di valorizzare la competenza. Efficiente, ovvero una scuola dove il merito sia davvero premiato e i controlli funzionino in maniera efficace. E’ giusto che chi non lavora non sia degno di rappresentare la scuola ed è contro la scuola pubblica. Una scuola efficace infine perché l’obiettivo di tutti è di formare cittadini responsabili e preparati, in grado di essere competitivi in un sistema globale che chiede sempre più qualità e meno quantità.