nov 28 2008

Cristofobia e perdita dei valori in Occidente

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E’ dello scorso weekend la sentenza che ha vietato il Crocefisso in una scuola spagnola. Una sentenza incredibile, che ha suscitato polemiche in tutto il mondo. “In base a questa sentenza – racconta l’arcivescovo di Valladoid, Braulio R. Plaza, alla Radio Vaticana – qualunque segno religioso potrebbe essere cancellato e tolto in qualsiasi luogo, perché potrebbe ferire la suscettibilità e la sensibilità di molta gente. Allora faccio l’esempio di una città europea come Bruges, dove ci sono angoli, vie, incroci in cui sono collocate tante piccole immagini della Vergine, di Cristo e non credo che la gente anche non religiosa, non cristiana, si dia pena per questo. Sono sicuro che mi diranno che qui la questione è diversa… si tratta di un’aula, di una scuola dove stanno dei bambini… Allora, di questo passo, dovremo chiedere il permesso per dire ‘io credo in Dio e in nostro Signore Gesù Cristo’? Non lo so, se vogliamo arrivare a questo… Io voglio continuare a mostrare i simboli religiosi, perché mi pare che anche questo faccia parte della libertà religiosa a cui tutti teniamo”.
La Croce è affilata, può tagliare, dividere la gente. La Croce è stata usata in passato per conquiste e guerre, ma quel tempo è lontano. In quel tempo tutte le confessioni religiose erano in guerra ed in lotta fra di loro, per dimostrare il proprio prestigio, come neanche in un gioco da tavolo si fa. Ora no. Ora la Chiesa si occupa di beneficenza. Aiuta i poveri, gli immigrati. Accoglie persone senza un centesimo in tasca, persone provenienti da chissà quale parte del mondo e di chissà quale confessione religiosa: lo fa sotto la Croce, una Croce che unisce e non ferisce. Rimargina, anzi, le ferite di chi vive nella sofferenza. Regala un sorriso a chi non lo ha. Ma la Croce non è solo questo. Ci ricorda anche le nostre radici, la nostra storia. Se festeggiamo il Natale, non è un caso. Eppure anche in quest’occasione c’è chi fa cantare ai bambini cori alternativi, in cui non si fanno riferimenti alla religione. Ma perché? Perché la religione dev’essere vista come qualcosa che deve dividere? Successe anche quattro anni fa qua a Ivrea, quand’ero rappresentante degli studenti alle scuole superiori. Allora la polemica venne vinta da noi ragazzi, contro il volere dell’insegnante che tolse il Crocefisso. Dimostrammo anche come la nostra volontà non era strumentale né offensiva, ma solo perché tenevamo a quel simbolo: tutti insieme, cristiani e atei.
Oggi come quattro anni fa, ma con una sentenza che fa pensare anche a me che nel mondo ci sia veramente un fondo di Cristofobia, che nel nome della laicità stiamo perdendo tutto quello che ci appartiene e che non ci dovrebbe abbandonare mai: la cultura, le tradizioni, le radici. Altrimenti si perde il concetto di popolo. Di nazione. Di ideali. Io credo ancora nel valore della religione…e non smetterò mai di crederci.

P.s. per gli iscritti a Facebook, è stato creato un gruppo in difesa del Crocefisso nelle aule spagnole. Potete visitarlo (ed eventualmente iscrivervi) cliccando qui.

L’immagine è di proprietà di 7th dream ed è pubblicata sotto licenza Creative Commons: clicca qui per maggiori info e/o per la pagina dell’autore.


nov 25 2008

Sondaggio del giorno: giovani e politica

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E’ attivo un nuovo sondaggio che verrà utilizzato per un articolo che sto scrivendo per “Il Duemila”. Invito a rispondere tutti quanti, senza fare – una volta tanto – differenze d’età. L’articolo, e quindi anche le domande, trattano lo svecchiamento” della classe politica italiana. Potete anche lasciare commenti alla pagina: i migliori potrebbero essere pubblicati!
Clicca qui per accedere al sondaggio >>


nov 24 2008

Politically Incorrect…o qualcosa così

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Guardando telegiornali e dibattiti politici, questa settimana mi è successo di domandarmi più volte su quali siano i termini ed i discorsi politically incorrect con cui abbiamo quotidianamente a che fare. E’ un bel tema questo, penso meriterebbe qualche attenzione. Nel corso degli anni ci si avvicina sempre più a parole alternative per definire qualsiasi condizione o aspetto esteriore. Potrei partire con un esempio abbastanza banale: i diversamente abili. Se fino a una decina d’anni fa venivano comunemente chiamati handicappati, ora l’utilizzo di questa parola è pressoché un dispregiativo. Si è passati così dapprima a portatori di handicap e, successivamente, a diversamente abili. Il linguaggio diviene più tenue sia nelle parole che nei concetti. Ho definito questo un esempio banale per il semplice motivo che non toccando temi politici non può creare la benché minima divergenza tra i lettori. Accanto a questo esempio, però, ce ne sono diversi altri che sono venuti a galla in modo molto evidente nelle ultime settimane: in questi casi si va a toccare la politica, e quindi si notano interessanti reazioni, sempre differenti a seconda della persona che si è esposta con i termini o le tematiche “politically incorrect”.
Partiamo dal “caso” delle persone di colore. Un tema che ha fatto imbestialire tutto il centro-sinistra, dopo le parole scherzose di Berlusconi che ha definito Obama un Presidente abbronzato. Il fatto di descrivere con la parola “abbronzato” una persona di colore, può essere veramente un’offesa? Se pensiamo a vent’anni fa, le persone di colore venivano comunemente definite “negre”: né per disprezzo né per intolleranza, assolutamente. Basti pensare alla canzone dei “Watussi”, in cui si utilizzava in modo ripetitivo e spontaneo questo termine. Poi, col passare degli anni, ci si è avvicinati dapprima a nero e, successivamente, a di colore. Cercate ora un politico che provi a definire pubblicamente una persona di colore col termine “negro”: come minimo fa nascere un pandemonio. E guai a scherzare su questo tema: definire abbronzata una persona di colore suscita tanto scalpore, non quanto se ne potrebbe suscitare definendo pallido un ipotetico premier scandinavo. Ma cosa accade se a utilizzare i termini “politically incorrect” sono coloro che sono coinvolti in tale discorso? Nella fattispecie, se a chiamare qualcun altro negro fosse una persona di colore, o comunque qualcuno che vive con persone di colore? Abbiamo avuto la dimostrazione con l’attacco di Al Zawahiri ad Obama: in questo caso è stato definito un negro al servizio dei bianchi e filo-israeliano. L’attenzione pubblica, però, qui si è fermata al contrapporsi delle razze (neri-bianchi) ed al filo-israeliano. Non uno che abbia fatto anche solo una piccola analisi sul perché in questo caso non è criticabile il termine negro. Al Zawahiri nero non è, ma nere (o quanto meno mulatte) sono molte persone che gli stanno intorno. Forse, allora, il “politically incorrect” cambia a seconda del contesto in cui è inserito.
Conferma di questo mi è arrivata guardando la puntata di AnnoZero di giovedì scorso (20/11/08), sul tema dei baroni nelle Università. L’On. Luca Barbareschi, nel corso della puntata, ha detto che il nord è più avanti rispetto al sud: non l’avesse mai fatto! Critiche a go-go, degne forse di un eretico nel Medioevo. Barbareschi ha provato a parlare delle aziende del nord che fioriscono con più facilità (e successo) di quelle del sud…ha dimenticato il rapporto Ocse sul livello di istruzione, ma vabbè, il suo esempio era già comunque abbastanza chiaro. Non è per dare contro a qualcuno o qualcosa, assolutamente, è stato ben chiaro: solo che se si vuole evolvere la società ed il Paese, bisogna avere la consapevolezza della situazione attuale, per bella o brutta che possa essere. Quindi, da tale scena (e mille altre che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti), si evince che parlare di differenze tra nord e sud Italia è “politically incorrect”. Ma in un’intervista fatta poco prima, sempre durante la stessa puntata di AnnoZero, a una collaboratrice di un ricercatore meridionale, è stato chiaramente detto dall’intervistata che al sud funziona così“, in riferimento al fatto che se hai conoscenze puoi trovare qualche bella occasione lavorativa, come quella accaduta a lei, altrimenti hai poche speranze. Qui però il discorso è stato fatto nell’indifferenza generale, senza che nessuno si scandalizzasse. Dunque, anche sentir parlare di differenze tra nord e sud Italia crea imbarazzo solo se a parlare è qualche settentrionale.
A questo punto mi vengono in mente due possibili motivi per tutto ciò: o succede questo perché si ha paura che una parte possa discriminarne un’altra (persone “senza problemi” che parlano di diversamente abili; bianchi che parlano di neri; settentrionali che parlano di meridionali), o questa concezione viene ritenuta doverosa seppur inconsciamente a causa (o per merito, dipende dai punti di vista) dell’opinione pubblica.

p.s. Nota personale: finalmente finiti i primi esoneri dell’anno! Ho messo anche un po’ in ordine la mia vita, dando più spazio alle priorità e prendendo qualche decisione di rinuncia importante. Dopo più di una settimana di assenza dal blog finalmente son tornato, più carico che mai :)


nov 13 2008

Mmm…

Tag: Alex @ 13:32

No, questo post non riguarda né la cronaca né la politica né il mondo dell’istruzione: sono sicuro che qualcuno se lo sia chiesto, e così taglio subito fuori tutti coloro che non mi conosco o che pur conoscendomi non sono interessati alla mia vita privata (sì, ho anche questa!). E’ un periodo un po’ particolare questo, tra mille impegni e non meno problemi: chi mi vede quotidianamente, chi mi ha tra i contatti msn o tra gli amici nei social network di sicuro l’avrà notato. Per questo motivo nell’ultima settimana ho scritto poco sul blog, e ancora meno penso di scrivere fino al termine della prossima settimana.
Riguardo i miei impegni, come al solito i prevalenti sono l’Università e gli articoli per “Il Duemila”. Mi portano via un bel po’ di tempo, ma danno anche grandi soddisfazioni. La Città Studi a Biella è veramente favolosa, funziona che è una meraviglia. Sembra un piccolo paradiso per gli studenti. E settimana prossima ho i primi due esoneri dell’anno. Il Duemila invece è sempre Il Duemila: mi trovo bene come da nessun’altra parte. Funziona tutto bene, mi diverto, miglioro il mio modo di scrivere…sempre più felice dell’opportunità che sto sfruttando da ormai un anno e mezzo. Ben più giovane invece questo blog, ora che ci penso, visto che sta per compiere il primo anno (tra 10 giorni, yahoo!). Tutte queste cose mi stanno permettendo di mantenere grande equilibrio e morale alle stelle, grazie anche (e soprattutto) a nuove conoscenze importanti che ho fatto negli ultimi tempi. Conoscenze fatte quasi casualmente, che si stanno rivelando grandi certezze per il presente e grandi speranze per il futuro. A dimostrazione che non c’è bisogno di tanto tempo per affezionarsi a qualcuno, contro ogni pensiero che avrei potuto avere prima di imbattermi in tale momento.
Riguardo i miei problemi…beh, di questi non ne parlo qui a tutti. Un po’ perché non interesserebbero a nessuno, un po’ perché sono cose mie.
Appena avrò un po’ di tempo tornerò a scrivere, promesso. Spero sia prestissimo. Ricomincerà anche un progetto che avevo fatto partire questa primavera, ma che poi avevo abbandonato per mancanza di tempo: Esperimento Giovani. Grazie alla collaborazione di Tetty De Rosa riuscirò a continuare anche con questo.
:) Saluti a tutti!


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