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Decreto per valorizzare il merito: brava Gelmini!

Posted by Alex on novembre 7th, 2008 at 12:20 am

Il decreto consta di tre articoli, il quarto è relativo solo ad una norma di copertura. Si tratta di un provvedimento piccolo che non vuole essere e non è la riforma dell’università ma prevede semplicemente una serie di misure urgenti sul diritto allo studio, sulla valorizzazione del merito e sul ricambio generazionale negli atenei e anche sulla riqualificazione della spesa“. Queste le parole del Ministro Gelmini, che ha commentato il decreto legge varato oggi dal Consiglio dei Ministri. Un decreto molto importante, su cui finalmente non c’è anima che si opponga.
Il primo punto tocca i concorsi a numero chiuso. La commissione, che è sempre stata composta da un membro interno e quattro eletti, sarà ora formata da professori estratti a sorte all’interno di un pool molto ampio: che dire? Favoloso, si comincia a dare credibilità ai concorsi.
Il secondo punto tocca gli sprechi. Perché continuare a far spendere alcuni atenei che spendono soldi a destra e manca? Così, se il bilancio fosse in perdita, con questo decreto l’ateneo non potrà più bandire concorsi per docenti o personale amministrativo. Ottimo. Ottimo anche il beneficio che spetterà alle Università che taglieranno corsi di laurea in eccesso rispetto alle reali esigenze o che ridurranno le sedi distaccate non funzionali: per loro finanziamenti maggiori. Ottimo taglio agli sprechi, basato sulla meritocrazia.
Il terzo punto va poi a toccare i ricercatori: 150 milioni tutti per loro, per cercare di assumere nuovi giovani e “svecchiare” un po’ le cattedre. Incentivi alle Università per favorire il pensionamento dei più anziani e l’assunzione dei più giovani. Almeno il 60% delle assunzioni devono essere destinate ai nuovi ricercatori e le Università che rinunceranno a trattenere docenti con più di 70 anni potranno raddoppiare il numero di posti per ricercatori. Finalmente si cominciano a favorire gli insegnanti giovani, allineando l’Italia agli altri Paesi monitorati dall’Ocse. Grande passo avanti!
Quarto punto: la meritocrazia. Oh si. Quella di cui tutti parlano. Quella che il Ministro Gelmini aveva promesso nel momento della sua nomina ma che sembrava esser stata dimenticata; quella per cui l’opposizione ha continuato a gridare “al lupo“, senza però mai proporre nulla. E finalmente eccola qui. Per quanto riguarda gli atenei, i migliori riceveranno 500 milioni di euro, pari al 5% del Fondo del Finanziamento Ordinario: la qualità farà paragonare produzione scientifica, organizzazione e qualità didattica. Per quanto riguarda invece gli studenti, sono stati finanziati 135 milioni di euro: oggi i ragazzi che chiedono la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie sono 180mila, ma le ricevono solo 140mila. Con questo decreto è stato previsto che dal 2009-2010 nessuno verrà più escluso. Wow!
Infine le residenze universitarie, a cui sono stati destinati 65 milioni di euro per la realizzazione di nuove strutture. La previsione è di 1700 posti letto in più per gli studenti.
Ora, stranamente, gli insegnanti sessantottini non incitano più alle manifestazioni. Gli studenti universitari ancora non li ho sentiti gridare allo scandalo. I presidenti di facoltà hanno smesso di far interrompere le lezioni. Tutti son tornati al lavoro, più motivati che mai. Perché ora chi verrà premiato sarà il migliore, non più il privilegiato. Complimenti Ministro Gelmini, è proprio quello che ci voleva per risollevare in tempi rapidi le nostre Università! Sperando che tutto questo si possa presto estendere anche alle scuole superiori…

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9 Responses to Decreto per valorizzare il merito: brava Gelmini!

  1.  

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  2. Luca Brivio |

    Certamente non è un provvedimento negativo (eccetto alcuni aspetti, se vogliamo, marginali), come non è certo ottimo sotto tutti gli aspetti (ad esempio «se il bilancio fosse in perdita, con questo decreto l’ateneo non potrà più bandire concorsi» è assai preoccupante dato che se non quest’anno, l’anno prossimo quasi tutti gli atenei si stima avranno bilanci in rosso!), ma può passare, purtroppo però non rimedia se non minimamente ai danni introdotti dalla legge 133/2008, ragion per cui gli universitari non hanno ancora motivo di lasciare che la mobilitazione si arresti, ed infatti non lo stanno facendo. Comunque aspettiamo gli sviluppi…

    P.S. La foto è orrorifica!

  3. Innanzitutto posso chiederti la fonte per cui pare che tutti i bilanci saranno in rosso? Mi era sfuggita la notizia, ma è sicuramente molto interessante – se vera.
    Mi piacerebbe anche capire che motivo hanno gli universitari di fare ancora mobilitazioni: mi pare un po’ fuori luogo, visto che la somma dei due decreti è più che positiva a mio avviso.
    Fammi sapere!
    Saluti

  4. Un commento generale:
    io aspetto di vedere i regolamenti attuativi…. il diavolo è nei dettagli……

    Alcuni commenti più specifici:
    1) perché non rimuovere i tagli previsti per il 2009? Si sono trovati subito 150 Milioni di euro per il settore ippico (l’UNIRE è un carrozzone ben appoggiato da politici di centrodestra se non ricordo male), 150 Milioni per Catania, 500 Milioni per Roma, e cosi’ via…. Sarebbe stato un segnale importante.
    2) Valutazione del merito: benissimo, ma chi valuterà il merito? Mussi aveva messo in piedi con fatica un meccanismo. Perché sospenderne il funzionamento? Non si poteva provarlo sul campo almeno due-tre anni e vedere i risultati? Occorre sempre reinventare la ruota o l’acqua calda?
    3) Dove sono i 500 + 175 Milioni di euro? Non si capisce la provenienza dei fondi, e quindi non si capisce se saranno ottenuti dai fondi già esistenti, oppure se è denaro fresco…
    4) Che cosa significa migliori? I fondi saranno assegnati con una ripartizione a pioggia a priori ai vari atenei, oppure ci sarà una sola graduatoria nazionale a cui fare domanda per avere le borse di studio? Se si ripartirà tra gli atenei,
    quali criteri verranno usati?
    5) I concorsi….. hai notato che adesso il sorteggio avverrà tra 12 eletti? Perché non un sorteggio integrale su un elenco formato sulla base di valutazioni del lavoro fatto e aggiornato di anno in anno con penalità per chi estratto si rifiuterà di far parte di una commissione? Finchè si voterà io temo che ci saranno imbrogli.
    E comunque si dovrebbe consentire alle Università di scegliere i settori di ricerca e didattica su cui investire risorse, facendo poi loro pagare il prezzo se fanno scelte sbagliate.
    Ossia un controllo a posteriori dei concorsi, magari legando ai risultati degli assunti la possibilitità per i membri della commissione di fare parte di altre commissioni o qualcosa del genere.
    6) Escludere gli atenei in rosso….. va bene purchè si giochi onestamente, ed il governo copra ogni anno gli aumenti automatici di stipendio dei docenti con un pari incremento degli stanziamenti,
    altrimenti ogni anno il budget disponibile di un ateneo per spese al di fuori degli stipendi si riduce di circa il 2%. Chiedetevi come hanno fatto a lievitare i costi di stipendio negli anni e a comprimersi quelli destinati alla ricerca. Non dimenticatevi che ogni anno l’inflazione si porta via una fetta di potere di acquisto, e che se il FFO non viene adeguato si ha una diminuzione reale dei fondi destinati alla ricerca.

    Ultimo commento:
    mi sembra che le proteste abbiano quantomeno sortito un primo timido effetto. Alcuni rovvedimenti vanno nella direzione giusta ma sono troppo poco. E non si intravedono ravvedimenti sui tagli.

    Sulla scuola, perché dovrebbero cambiare le cose? I tagli sono sempre la…..

  5. La fonte sono i rettori delle varie università: molti hanno rilasciato dichiarazioni in tal senso, ivi compreso quello della mia (Milano Bicocca), che pur essendo una delle famose università “virtuose” che compongono l’AQUIS riferisce che l’anno prossimo per mantenere inalterati i servizi offerti (che avrebbe avuto intenzione di migliorare in realtà) dovrà dare fondo ai risparmi accumulati negli anni passati, mentre per gli anni successivi non sa come sarà possibile chiudere il bilancio.

    L’altro decreto a cui ti riferisci qual è? Il 112?!

  6. non parli dei tagli… vecchio trucco quello del tagliare la mela a metà, mostrare la parte sana, e poi incartare anche quella marcia.

  7. @Leogan
    Concordo con te sul sistema meritocratico di Mussi che non è stato rinnovato. Peccato.

    @Luca Brivio
    Alcune scuole elementari hanno anche minacciato di far saltare tutte le visite d’istruzione. Quando si tratta di tagli tutti storcono sempre il naso: poi però ti accorgi che su molte cose si potrebbe risparmiare senza apportare modifiche al servizio offerto. Esempio banale? Nella mia Università si fanno spegnere le luci di ogni stanza, bagni e antibagni compresi, quando non vengono utilizzate. O se vuoi ti parlo del fatto che su quasi tutti i pc vengono installati Kubuntu e OpenOffice, risparmiando sull’os e sul pacchetto software. Sono piccoli accorgimenti che sommati permettono discreti risparmi.
    L’altro decreto a cui mi riferisco è quello convertito in legge (L133/08), quello per cui ci sono state le manifestazioni, per intenderci.

    @Marangao
    Ti posso dare un consiglio? Prova a dare un’occhiata al decreto, perché non è in questo che si parla di tagli. Mi sa che hai guardato la mela sbagliata…

  8. vecchio trucco quello di separare i provvedimenti di facciata, da quelli sostanziali (i tagli da oltre un miliardo)… e sventolare al pubblico 4-5 provvedimenti da avanspettacolo, tralasciando la scure.
    cmq c’è poco da disuctere, no fondi, no futuro… no futuro si lotta. poi possiamo discutere dei perche, dei per come, dei baroni dei conti e dei marchesi… ma senza soldi noi studenti rimeremmo servi della gleba… ed i baroni rimaranno baroni

  9. Solo per ribadire:
    le proteste sono anche sui tagli fatti approvare a luglio con la fiducia, quando organizzare una protesta era oggettivamente complicato, e non a caso i tagli sono stati disposti allora….
    Quindi ricordiamoci che la protesta è anche contro il decreto finanziario

  10. sono solo tagli,inoltre la legge favorisce i baroni e penalizza quelli appena laureati e i ricercatori che sono costretti a emigrare all’estero.