Guardando telegiornali e dibattiti politici, questa settimana mi è successo di domandarmi più volte su quali siano i termini ed i discorsi politically incorrect con cui abbiamo quotidianamente a che fare. E’ un bel tema questo, penso meriterebbe qualche attenzione. Nel corso degli anni ci si avvicina sempre più a parole alternative per definire qualsiasi condizione o aspetto esteriore. Potrei partire con un esempio abbastanza banale: i diversamente abili. Se fino a una decina d’anni fa venivano comunemente chiamati handicappati, ora l’utilizzo di questa parola è pressoché un dispregiativo. Si è passati così dapprima a portatori di handicap e, successivamente, a diversamente abili. Il linguaggio diviene più tenue sia nelle parole che nei concetti. Ho definito questo un esempio banale per il semplice motivo che non toccando temi politici non può creare la benché minima divergenza tra i lettori. Accanto a questo esempio, però, ce ne sono diversi altri che sono venuti a galla in modo molto evidente nelle ultime settimane: in questi casi si va a toccare la politica, e quindi si notano interessanti reazioni, sempre differenti a seconda della persona che si è esposta con i termini o le tematiche “politically incorrect”.
Partiamo dal “caso” delle persone di colore. Un tema che ha fatto imbestialire tutto il centro-sinistra, dopo le parole scherzose di Berlusconi che ha definito Obama un Presidente abbronzato. Il fatto di descrivere con la parola “abbronzato” una persona di colore, può essere veramente un’offesa? Se pensiamo a vent’anni fa, le persone di colore venivano comunemente definite “negre”: né per disprezzo né per intolleranza, assolutamente. Basti pensare alla canzone dei “Watussi”, in cui si utilizzava in modo ripetitivo e spontaneo questo termine. Poi, col passare degli anni, ci si è avvicinati dapprima a nero e, successivamente, a di colore. Cercate ora un politico che provi a definire pubblicamente una persona di colore col termine “negro”: come minimo fa nascere un pandemonio. E guai a scherzare su questo tema: definire abbronzata una persona di colore suscita tanto scalpore, non quanto se ne potrebbe suscitare definendo pallido un ipotetico premier scandinavo. Ma cosa accade se a utilizzare i termini “politically incorrect” sono coloro che sono coinvolti in tale discorso? Nella fattispecie, se a chiamare qualcun altro negro fosse una persona di colore, o comunque qualcuno che vive con persone di colore? Abbiamo avuto la dimostrazione con l’attacco di Al Zawahiri ad Obama: in questo caso è stato definito un negro al servizio dei bianchi e filo-israeliano. L’attenzione pubblica, però, qui si è fermata al contrapporsi delle razze (neri-bianchi) ed al filo-israeliano. Non uno che abbia fatto anche solo una piccola analisi sul perché in questo caso non è criticabile il termine negro. Al Zawahiri nero non è, ma nere (o quanto meno mulatte) sono molte persone che gli stanno intorno. Forse, allora, il “politically incorrect” cambia a seconda del contesto in cui è inserito.
Conferma di questo mi è arrivata guardando la puntata di AnnoZero di giovedì scorso (20/11/08), sul tema dei baroni nelle Università. L’On. Luca Barbareschi, nel corso della puntata, ha detto che il nord è più avanti rispetto al sud: non l’avesse mai fatto! Critiche a go-go, degne forse di un eretico nel Medioevo. Barbareschi ha provato a parlare delle aziende del nord che fioriscono con più facilità (e successo) di quelle del sud…ha dimenticato il rapporto Ocse sul livello di istruzione, ma vabbè, il suo esempio era già comunque abbastanza chiaro. Non è per dare contro a qualcuno o qualcosa, assolutamente, è stato ben chiaro: solo che se si vuole evolvere la società ed il Paese, bisogna avere la consapevolezza della situazione attuale, per bella o brutta che possa essere. Quindi, da tale scena (e mille altre che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti), si evince che parlare di differenze tra nord e sud Italia è “politically incorrect”. Ma in un’intervista fatta poco prima, sempre durante la stessa puntata di AnnoZero, a una collaboratrice di un ricercatore meridionale, è stato chiaramente detto dall’intervistata che “al sud funziona così“, in riferimento al fatto che se hai conoscenze puoi trovare qualche bella occasione lavorativa, come quella accaduta a lei, altrimenti hai poche speranze. Qui però il discorso è stato fatto nell’indifferenza generale, senza che nessuno si scandalizzasse. Dunque, anche sentir parlare di differenze tra nord e sud Italia crea imbarazzo solo se a parlare è qualche settentrionale.
A questo punto mi vengono in mente due possibili motivi per tutto ciò: o succede questo perché si ha paura che una parte possa discriminarne un’altra (persone “senza problemi” che parlano di diversamente abili; bianchi che parlano di neri; settentrionali che parlano di meridionali), o questa concezione viene ritenuta doverosa seppur inconsciamente a causa (o per merito, dipende dai punti di vista) dell’opinione pubblica.
p.s. Nota personale: finalmente finiti i primi esoneri dell’anno! Ho messo anche un po’ in ordine la mia vita, dando più spazio alle priorità e prendendo qualche decisione di rinuncia importante. Dopo più di una settimana di assenza dal blog finalmente son tornato, più carico che mai
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Marco Pavan |
Ciao Alex.
Non condivido il tuo ragionamento sulla definizione abbronzato. Di solito si decide di utilizzare un termine piuttosto che un altro (hai portato diversi esempi) per cercare di non urtare la sensibilità altrui, passando da un termine più forte ad uno meno forte. Inoltre tutto ciò accade perchè la società decide di sensibilizzarsi maggiormente ad un tema e non per puro caso. In questo caso si è stravolto tutto, decidendo di utilizzare un termine peggiorativo (se non addirittura dispregiativo) rispetto a quello di uso comune, per di più per fare una battuta. Poi ti dico la verità, non sono tra quelli che credono che Berlusconi sia un razzista. Credo molto più semplicemente che sia un uomo che prende troppo alle leggera il suo ruolo, non capendo chi è e cosa rappresenta come presidente del consiglio! Basta andare a leggere cosa ha scritto il NYT il giorno dopo!
Sulla seconda parte non mi esprimo non avendo visto la puntata di Anno Zero. Credo ovviamente ci sia un’Italia a 2 velocità, con un Nord che produce ed un Sud che arranca. Dobbiamo però capire bene le ragioni di questa situazione. Credo la risposta non sia semplice come quella offerta da buona parte della Lega Nord, cioè che al Nord sono più bravi ed al Sud non hanno voglia di lavorare. E lo dimostra ad esempio l’alto livello di immigrazione interna (quindi la gente del Sud ha voglia di lavorare e per farlo viene al Nord abbandonando famiglia ed affetti). Bon.
Ti faccio comunque i miei complimenti per il blog!
Ti mando un bel saluto democratico anche se ultimamente veramente poco democonvinto.
CIAO
Alex |
Ciao Marco! In parte condivido la prima parte del tuo ragionamento, anche se secondo me Berlusconi non solo non è razzista ma neanche voleva farlo offendendo o dando fastidio. Semplicemente ci ha scherzato su, vuoi per irritare Veltroni, vuoi per qualche altro motivo. Si sarebbe fatto prima a parlare di presidente nero e non saremmo nemmeno qui a discuterne, noi…eheh! L’articolo del NYT me lo sono perso, lo cercherò.
Nessuno dice nulla di male al sud, solo bisogna avere la consapevolezza che c’è una parte dell’Italia che produce e rende di più, e una che lo fa un po’ meno. Anche qui, non si vuole dire nulla a nessun meridionale (né settentrionale). Solo che se vedessi la scena ad Annozero (se ti interessasse sul loro sito trovi le repliche), un professore di un’Università milanese si è scaldato sentendo questo discorso… Non stiamo nemmeno sfiorando discorsi politici, del genere “come affrontare il problema”, “sussidi” o quant’altro.
Il grande problema del Sud cmq, a MIO AVVISO (parlo a titolo esclusivamente personale), è che troppe persone altolocate riescono a comandare troppi posti e troppi incarichi: in questo modo vedi che non solo non funziona la meritocrazia che dovrebbe essere alla base della società, ma si fanno perdere anche le motivazioni alla gente. Non è un caso – sempre secondo me – che quando provano ad intervistare la gente sul libro di Saviano nessuno risponda. Ognuno si fa i fatti suoi. Non è solo una questione di mafia, camorra o ‘ndrangheta. Sono tante le cose che non funzionano e per cui purtroppo sono ancora troppo pochi coloro che provano a combattere. Così, ovvio, chi vuole lavorare si sposta verso il Nord.
Grazie dei complimenti, ne sono onorato da una persona come te!
Contraccambio con un saluto, anche se un po’ meno democratico eheh…
A presto!
*Marta* |
L’ho sentito tante volte questo discorso avendo fatto un indirizzo di scuola orientato sempre verso il sociale (non per niente ora continuo su questa strada) e si potrebbe stare ore ed ore a parlare di questo argomento (anche tralasciando la politica) ma si arriverà sempre ad avere diverse opinioni perchè è un discorso (se non puramente poco ci manca) soggettivo.
Ormai nella società, creandosi gruppi, si son create automaticamente tipi di “etichettature” degli individui…io posso indicare una persona come handicappato o diversamente abile (parlo soprattutto di questo dato che hai toccato anche un tema sociale) ma devo sempre sapere che ogni persona reagirà diversamente a questa sua “etichettatura”…ci sarà sempre chi si offenderà di più e chi di meno…in questo caso in particolare trovo sia squallido usare termini come hadicappato per deridere il soggetto in questione!
Nel caso dei politici dobbiamo tener comunque conto che sono persone come le altre(anche se ben più ricche di noi) quindi credo possa starci qualche battuta detta solamente per scherzare.
In conclusione ribadisco che secondo me è una cosa soggettiva sia che si tratti di politica o non e ricordo il fatto che molte persone spesso non si rendono conto del “peso” delle parole che usano…se fossimo tutti un pochino più attenti a questo ci sarebbeno meno incomprensioni.
ps_Son contenta ke è un momento della tua vita positivo, te lo meriti e tanto =)
Un bacione