Il Ministro Gelmini, qualche tempo fa, ha deciso di dotarsi di un canale su YouTube per comunicare direttamente con gli studenti: uno spazio in cui pubblicare video, interviste e sue opinioni sui temi più caldi riguardanti l’istruzione. Una scelta molto apprezzata, sebbene alcuni l’abbiano criticata di copiare le strategie del neo Presidente Americano: dopo tutto però, a mio avviso, non importa di chi sia l’idea, basta che ci sia la sostanza. E per dare maggiore importanza al suo canale, in modo da permettere a tutti i ragazzi di venirne a conoscenza e di confrontarsi, nei giorni scorsi ha annunciato le materie della seconda prova proprio tramite YouTube. Forse inutile fare un video, quando sarebbe bastato un comunicato: dietro a tutto però, forse, c’è proprio solo una questione di visibilità.
Quel che conta è però che ancora una volta sono seguiti numerosi commenti positivi. Guardando tra le ultime risposte sul sito de La Repubblica, c’è chi è felice perché per la prima volta le materie oggetto dei commissari esterni vengono comunicate subito sul sito del Ministero, e c’è chi appoggia quanto fatto fino adesso dalla Gelmini, criticando gli “oppositori” per la loro inconsistenza, in quanto si limitano a proteste politiche (”di simpatia”). Tutte le critiche riportate, invece, riguardano o altre cose che non hanno nulla a che vedere con gli esami o il semplice fatto che il Ministro utilizza YouTube. Null’altro.
Allontanandoci dal discorso Esami di Stato, c’è un’altra notizia degna di nota. Brunetta ha parlato a Radio 105 di pagelle online ed sms ai genitori per informarli delle assenze dei figli. Il Ministro ha sottolineato che questi obiettivi sono da raggiungere entro il 2012, ma sicuramente la pagella elettronica arriverà prima. Ha dichiarato anche di ritenere importante che le pagello online non sostituiscano i normali colloqui, perché “non si deve fare l’errore di pensare che internet possa sostituire l’umanità dei rapporti interpersonali genitori-figli o genitori-professori. Certamente internet aiuta.” E sugli sms: “Per i genitori che lo desiderino, la scuola potrà mandare un sms alle famiglie quando i figli non sono presenti a scuola. È un’iniziativa che, capisco, ai figli potrà non piacere ma che certamente potrà rassicurare i genitori e le famiglie”. Intervistata a riguardo, anche il Ministro Gelmini è risultata favorevole: “Le scuole hanno il dovere di comunicare alle famiglie l’andamento scolastico dei loro figli, oltre che negli incontri scuola famiglia, anche attraverso un contatto quotidiano affidato sempre più spesso alle nuove tecnologie”.
Insieme alla notizia, Il Messaggero pubblica poi la voce di Luca De Zolt della Rete degli Studenti. “Dove trovano i soldi per mandare gli sms? - afferma il leader del gruppo studentesco - Non mi sembra la principale preoccupazione delle scuole, che non hanno neppure i soldi per pagare le supplenze brevi, quella di comunicare via sms con le famiglie. Sbaglia chi pensa che così si possa in qualche modo affrontare la questione della dispersione scolastica, purtroppo in aumento. Se c’è tanta dispersione forse è perché le stesse famiglie non sono davvero interessate a mandare i figli a scuola e dunque il problema non si risolve certo con un sms. Altri sono gli strumenti che dovrebbero essere messi in campo per arginare questo preoccupante fenomeno”.
Dal suo quadro mi pare innanzitutto che emerga un dato alquanto dubbio: le famiglie non sono interessate all’istruzione dei figli? Quando si parla di questioni delicate, qual è questa, sarebbe bene affidarsi a dati e statistiche, e riportarne i risultati. Non credo che sia colpa delle famiglie se molti studenti il giorno dei compiti “tagliano” da scuola, andando al supermercato o al bar in centro. Non credo nemmeno sia colpa delle famiglie se alcuni studenti, in aula, passano il tempo a infastidire o malmenare qualche povero compagno. Sicuramente ci saranno dei problemi di natura educativa dietro, ma la colpa principale è dello studente, poi della famiglia. In quanto ai costi, invece, mi pare pura demagogia quella di De Zolt, e non quella dei Ministri. Lo dimostro subito con un esempio. Consideriamo per ipotesi una scuola di 800 persone in cui ogni giorno si assentano (addirittura) 120 studenti, quasi un sesto del totale. Se tutti i genitori avessero dato il permesso di mandare gli sms (non tutti lo consentiranno!) e se tutte queste assenze fossero costanti per l’intera durata dell’anno, la scuola arriverebbe a spendere circa 1.000,00 €. Evito di mettere il link alle aziende che offrono questi servizi per non fare pubblicità, ma potete facilmente trovare il listino prezzi cercando su Google. Mille euro non sono poco, sono d’accordo. Ma se anche solo uno di quegli sms servisse a far smettere di “tagliare” un ragazzo, consentendogli di passare l’anno? La scuola risparmierebbe i soldi della sua ripetizione. Se la situazione si ripetesse anche con altri ragazzi, la scuola eviterebbe di creare magari una sezione in più. Risparmiando quanti soldi?
Ovvio che agli studenti quest’idea del controllo rigido non piacerà, ma se può essere utile a migliorare il livello di istruzione e a diminuire la dispersione scolastica, ben venga.