gen 30 2009

Finalmente la sicurezza!

La Gelmini ha deciso. Entro sei mesi sarà terminato il controllo del livello di sicurezza negli edifici scolastici, che consentirà di stilare una gerarchia degli interventi necessari. A dare la notizia è il Ministro in persona: “L’accordo firmato ieri (mercoledì, ndr) dagli enti locali prevede la costituzione, entro 10 giorni dalla firma dell’accordo, di gruppi di lavoro in ogni regione composti da rappresentanti dei provveditorati per le opere pubbliche, dall’ufficio scolastico regionale, dai dirigenti scolastici interessati dall’Anci, dall’Uncem, dall’Upi. Entro 25 giorni questi gruppi nomineranno delle ’squadre tecniche’ con il compito di compilare la scheda di rilevazione dati di tutte le scuole attraverso un sopralluogo. Se entro 40 giorni i gruppi non saranno stati costituiti dalla squadra tecnica, lo farà il prefetto. Le operazioni dovranno concludersi entro 6 mesi”.
Queste squadre tecniche, una volta terminata la loro opera, dovranno informare l’istituzione locale competente, segnalando eventuali problemi riscontrati: nel caso in cui questi siano particolarmente gravi e mettano dunque a rischio l’incolumità di studenti e personale, verranno attivati interventi immediati. Una vera e propria task force a tutela della sicurezza nelle scuole. Staremo a vedere cosa accadrà, con quali modalità, con quali tempistiche. In linea di principio è senz’altro un progetto importantissimo. L’unica cosa che può lasciare un po’ perplessi è pensare alle relazioni che verranno stilate…saranno veramente obiettive? Siamo sicuri che questi gruppi di lavoro avranno lo stesso metodo di giudizio da Napoli ad Aosta? Se così sarà, tanti complimenti al Ministro. Io ci spero. E’ l’intervento più urgente di cui necessita la scuola italiana.


gen 28 2009

Il vizio nasce a scuola

Riporto qui un articolo scritto da Catherine Bellwald sul suo blog, Unoduetre.eu, e segnalatomi dall’amico Francesco Amato. Tratta del problema della postura riguardante gli studenti, con qualche frecciatina sulle innovazioni che ancora mancano nell’istruzione: credo possa essere interessante per tutti dare una lettura.

Ormai si può dire che il vizio posturale inizia a prendere forma già durante la prima infanzia, quando il corpo, ancora in crescita e poco strutturato dal punto di vista muscolare, inizia ad affacciarsi alla ribalta della vita sociale ed il bambino incomincia ad affrontare le sue prime guerre, le sue prime paure, i suoi primi insuccessi.
Viene definita postura una posizione del corpo mantenuta per lungo tempo attraverso la contrazione tonica di numerosi muscoli, chiamati muscoli antigravitari. I muscoli antigravitari agiscono attraverso vie riflesse, contrastando in modo prolungato la forza di gravità. La posizione seduta e la posizione eretta, sono due tipiche posture. Si parla di vizio o difetto posturale quando sono presenti posture scorrette.
Queste, quando non costituzionali, nascono nella maggior parte dei casi come risposta ad un’insicurezza o instabilità emotiva che si traduce sul piano fisico con un’iniziale incapacità a contrastare efficacemente la forza di gravità. Questo stato psicofisico produce in alcuni distretti una progressiva debolezza muscolare, talora accompagnata da accorciamento o ispessimento del tessuto muscolare o tendineo.
Inoltre, occorre ricordare che la postura è anche fortemente condizionata proprio dall’aspetto squisitamente meccanico. Ed è proprio da questo che deriva la frase titolo di questo articolo: avete mai osservato un banco di scuola? Al confronto, i banchi dei primi del ‘900 erano più ergonomici: almeno il piano di appoggio era inclinabile! Oggi, dopo più di un secolo, sembra quasi che delle nostre conoscenze tecniche non ci importi nulla!
I bambini crescono, rapidamente alcuni, altri di meno, ma certamente non hanno tutti la stessa altezza. I più piccoli non toccano con i piedi il pavimento e i più grandi si devono incastrare nel banco e incurvare per poter leggere o scrivere.
Come si può pensare che un bambino alle soglie del 2010 debba passare oltre la metà della sua giornata seduto su una sedia da medioevo, con davanti un banco altrettanto obsoleto?
E’ così difficile pensare a sedie e scrivanie regolabili in altezza, o ad utilizzare i più elementari concetti ergonomici per realizzare oggetti adatti a stimolare la muscolatura paravertebrale al mantenimento della posizione seduta corretta?
Sono tutte nozioni acquisite e ben conosciute queste ma, non si sa perchè, ne sugli aerei, ne sui treni ne tanto meno negli ospedali o nelle case di cura, esiste il minimo principio di ergonomicità applicato alle sedie o alle poltrone in uso; al contario, sembrano ideate apposta per dare lavoro ai medici: le ditte costruttrici che vincono gli appalti sono sovrane dell’antiergonomia!
Per gli obesi poi non parliamone; si fanno tanti discorsi sulla discriminazione nei confronti dei portatori di handicap (che vogliamo chiamare diversamente abili), ma mai uno che pensasse al profondo disagio e imbarazzo nonchè alla scomodità che può vivere un bambino o un adulto obeso su queste sedie o poltrone. Ma ci vuole tanto ad avere su ogni treno o aereo o classe un sedile regolabile anche in larghezza? Vi sembra così da fantascienza?
Ma torniamo ai bambini: è possibile che nell’era del computer queste creature siano costrette a portare zaini che pesano anche fino alla metà del loro peso? La lezione potrebbe essere seguita su schermo con minima spesa da parte della scuola, gli appunti e i compiti potrebbero essere scritti su fogli di classificatore senza avere bisogno di libri ne di quaderni. E dopo la terza media non mi dite che ogni ragazzo non possiede già un pc portatile.
Dobbiamo restare al passo con i nostri tempi, non possiamo comportarci come se alcune scoperte non esistessero. Dobbiamo voltare pagina: oggi non è già più ieri!
Credo che l’aspetto economico sia francamente risolvibile se metessimo i figli in quanto presente e germe del nostro futuro al primo posto e non al l’ultimo e soprattutto non rimanessimo cosi romaticamente ancorati al nostro glorioso passato.
E’ come se un padre di famiglia spendesse tutti i suoi soldi per la sua antica e bella casa da ristrutturare, per se stesso, per la bisnonna, la nonna, la zia e altri parenti e poi non nutrisse e non vestisse i suoi figli.
A me non sembra normale.


gen 26 2009

La scuola sta finalmente diventando seria (?)

Il Ministro Gelmini, qualche tempo fa, ha deciso di dotarsi di un canale su YouTube per comunicare direttamente con gli studenti: uno spazio in cui pubblicare video, interviste e sue opinioni sui temi più caldi riguardanti l’istruzione. Una scelta molto apprezzata, sebbene alcuni l’abbiano criticata di copiare le strategie del neo Presidente Americano: dopo tutto però, a mio avviso, non importa di chi sia l’idea, basta che ci sia la sostanza. E per dare maggiore importanza al suo canale, in modo da permettere a tutti i ragazzi di venirne a conoscenza e di confrontarsi, nei giorni scorsi ha annunciato le materie della seconda prova proprio tramite YouTube. Forse inutile fare un video, quando sarebbe bastato un comunicato: dietro a tutto però, forse, c’è proprio solo una questione di visibilità.
Quel che conta è però che ancora una volta sono seguiti numerosi commenti positivi. Guardando tra le ultime risposte sul sito de La Repubblica, c’è chi è felice perché per la prima volta le materie oggetto dei commissari esterni vengono comunicate subito sul sito del Ministero, e c’è chi appoggia quanto fatto fino adesso dalla Gelmini, criticando gli “oppositori” per la loro inconsistenza, in quanto si limitano a proteste politiche (”di simpatia”). Tutte le critiche riportate, invece, riguardano o altre cose che non hanno nulla a che vedere con gli esami o il semplice fatto che il Ministro utilizza YouTube. Null’altro.

Allontanandoci dal discorso Esami di Stato, c’è un’altra notizia degna di nota. Brunetta ha parlato a Radio 105 di pagelle online ed sms ai genitori per informarli delle assenze dei figli. Il Ministro ha sottolineato che questi obiettivi sono da raggiungere entro il 2012, ma sicuramente la pagella elettronica arriverà prima. Ha dichiarato anche di ritenere importante che le pagello online non sostituiscano i normali colloqui, perché “non si deve fare l’errore di pensare che internet possa sostituire l’umanità dei rapporti interpersonali genitori-figli o genitori-professori. Certamente internet aiuta.” E sugli sms: “Per i genitori che lo desiderino, la scuola potrà mandare un sms alle famiglie quando i figli non sono presenti a scuola. È un’iniziativa che, capisco, ai figli potrà non piacere ma che certamente potrà rassicurare i genitori e le famiglie”. Intervistata a riguardo, anche il Ministro Gelmini è risultata favorevole: “Le scuole hanno il dovere di comunicare alle famiglie l’andamento scolastico dei loro figli, oltre che negli incontri scuola famiglia, anche attraverso un contatto quotidiano affidato sempre più spesso alle nuove tecnologie”.
Insieme alla notizia, Il Messaggero pubblica poi la voce di Luca De Zolt della Rete degli Studenti. Dove trovano i soldi per mandare gli sms? - afferma il leader del gruppo studentesco - Non mi sembra la principale preoccupazione delle scuole, che non hanno neppure i soldi per pagare le supplenze brevi, quella di comunicare via sms con le famiglie. Sbaglia chi pensa che così si possa in qualche modo affrontare la questione della dispersione scolastica, purtroppo in aumento. Se c’è tanta dispersione forse è perché le stesse famiglie non sono davvero interessate a mandare i figli a scuola e dunque il problema non si risolve certo con un sms. Altri sono gli strumenti che dovrebbero essere messi in campo per arginare questo preoccupante fenomeno”.
Dal suo quadro mi pare innanzitutto che emerga un dato alquanto dubbio: le famiglie non sono interessate all’istruzione dei figli? Quando si parla di questioni delicate, qual è questa, sarebbe bene affidarsi a dati e statistiche, e riportarne i risultati. Non credo che sia colpa delle famiglie se molti studenti il giorno dei compiti “tagliano” da scuola, andando al supermercato o al bar in centro. Non credo nemmeno sia colpa delle famiglie se alcuni studenti, in aula, passano il tempo a infastidire o malmenare qualche povero compagno. Sicuramente ci saranno dei problemi di natura educativa dietro, ma la colpa principale è dello studente, poi della famiglia. In quanto ai costi, invece, mi pare pura demagogia quella di De Zolt, e non quella dei Ministri. Lo dimostro subito con un esempio. Consideriamo per ipotesi una scuola di 800 persone in cui ogni giorno si assentano (addirittura) 120 studenti, quasi un sesto del totale. Se tutti i genitori avessero dato il permesso di mandare gli sms (non tutti lo consentiranno!) e se tutte queste assenze fossero costanti per l’intera durata dell’anno, la scuola arriverebbe a spendere circa 1.000,00 €. Evito di mettere il link alle aziende che offrono questi servizi per non fare pubblicità, ma potete facilmente trovare il listino prezzi cercando su Google. Mille euro non sono poco, sono d’accordo. Ma se anche solo uno di quegli sms servisse a far smettere di “tagliare” un ragazzo, consentendogli di passare l’anno? La scuola risparmierebbe i soldi della sua ripetizione. Se la situazione si ripetesse anche con altri ragazzi, la scuola eviterebbe di creare magari una sezione in più. Risparmiando quanti soldi?
Ovvio che agli studenti quest’idea del controllo rigido non piacerà, ma se può essere utile a migliorare il livello di istruzione e a diminuire la dispersione scolastica, ben venga.


gen 23 2009

Votate la mia video-intervista a J Ax per vederla in tv!

Tag: Alex @ 0:20

Avevo caricato la video-intervista sul sito di Current Tv solo come semplice “cosa in più”, un piccolo sfizio, finché non mi è arrivata una mail che mi diceva che il video sta andando benone. Ora come ora è intorno alla posizione cinquanta, anche se nella mattinata di ieri era tra le primissime posizioni e quindi in home page: vi chiedo pertanto la cortesia, se avete due minuti di tempo, di votarlo sul sito di Current cliccando qui.
Se salisse tra i migliori andrà in onda sul canale 130 di Sky.
Grazie a tutti!

Per rivedere la video-intervista a J Ax potete accedere al post di iericliccando qui o leggere l’articolo che ho pubblicato su Skuola.net cliccando qui.


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