Please no smoking
Postato 1 anno, 6 mesi fa alle 00:20. 7 commenti
Alzi la mano chi non ha visto almeno un paio di adolescenti fumare sigarette.
Il tabacco ormai è una moda, è qualcosa senza il quale milioni di italiani non sanno stare. Si fuma quando si vuole scaricare la tensione. Si fuma con gli amici, per passare il tempo. Si fuma al termine di un rapporto sessuale. Forse farei prima a dire quando NON si fuma. Non importano gli effetti collaterali, ormai tutti li sanno.
Quello che manca, in Italia come nel mondo, è in primis l’educazione. La generazione che ha preceduto noi giovani in pochi casi ha saputo insegnarci alcuni valori molto importanti (mi ritengo fortunato in tal senso). Non è infatti difficile trovare genitori o parenti che fumano senza problemi in casa, davanti ai propri figli. O insegnanti di scuola che appena hanno un attimo fumano una sigaretta sotto gli occhi di tutti. Per l’amor del cielo, è loro diritto! Se hanno scelto di fumare hanno tutta la possibilità di farlo: ma vogliamo credere che questo non influenzi i ragazzi più giovani? Vedendo il fumo come un qualcosa di routinario, di estremamente normale, finiscono col provarlo e con l’utilizzarlo abitualmente. Non perché siano veramente interessati nel fumare, ma semplicemente perché vogliono sentirsi grandi come chi sta loro accanto, o per non sentirsi emarginati dal resto del gruppo di amici.
Un’altra grande lacuna, anche se in Italia non oso immaginare quanto possa fare effetto, riguarda la legge. Per quale motivo – come per gli alcolici – non è bene impostare un limite d’età minimo anche per chi fuma? Chi ha meno di 18 anni non può fumare, punto e basta. Non ditemi che ad un adolescente serva il fumo per scaricare la tensione dopo un compito in classe. In Svizzera il dibattito è accesissimo e la popolazione sembra dividersi proprio a metà tra favorevoli e contrari. Chi è contro all’imposizione di un’età minima per fumare porta l’esempio degli Stati Uniti, in cui non solo i controlli sono decisamente pochi, ma anche in caso di trasgressione la sanzione viene data solo a chi ha venduto il fumo, e non ai minorenni. C’è anche chi ha paura che, nel caso di imposizione del limite, incrementino ulteriormente le vendite ai minori tramite contrabbando: non si riesce a vedere altro interesse dietro agli annunci di alcuni produttori di sigarette. Inoltre ci sono migliaia di distributori automatici, che ovviamente non possono distinguere adulti da adolescenti: andrebbero sospesi tutti, se non si volessero più vendere sigarette ai minorenni.
Ci terrei a sottolineare ancora una volta che non so che effetti potrebbe produrre un tale limite in Italia: probabilmente nessuno. Sono numerosi i programmi televisivi che hanno mostrato quant’è facile per un minorenne comprare alcolici, qui in Italia. Se chi legge questo articolo ha la mia età, lo sa ancora meglio. Gli unici controlli d’età vengono fatti nei pub delle località turistiche in piena stagione, e se chi compera ha il viso da bambino. Ma basta allontanarsi di qualche centinaio di metri per andare in un supermercato o in una discoteca che nessuno chiede più nulla. Lo stesso, probabilmente, avverrebbe anche per le sigarette.
Ma perché non provare a lasciare da parte il pessimismo e provare questa strada, per limitare il dilagare del fumo anche tra i più giovani?

Che difficile per uno studente venire a concoscenza di quali sono i suoi diritti e doveri!