Stalking: è questo il termine inglese (che deriva dal verbo to stalk: perseguitare, fare la posta) con il quale si indicano tutti quei comportamenti persecutori e molesti verso un’altra persona, duraturi nel tempo, che generano nella vittima ansia e paura soprattutto per la propria incolumità.
Messaggi sul telefonino, chiamate indesiderate nel mezzo della notte, il tutto sovente accompagnato da appostamenti, pedinamenti ed intrusioni nella vita privata dell’altra persona per arrivare, nei casi più gravi, anche alle percosse e alla violenza fisica: sono questi i comportamenti morbosi che caratterizzano le persecuzioni e che dal 2002 al 2007 hanno coinvolto il 20% degli italiani (fonte: Corriere della Sera, 16 gennaio 2008).
Dal 2002 al 2007 il 20% degli italiani sarebbe stato vittima di molestie
Se fino a qualche anno fa questi problemi erano piuttosto limitati, le nuove tecnologie e i nuovi stili di vita hanno contribuito ad accrescere questo fenomeno all’interno della nostra società.
Le molestie possono essere subite da chiunque e lo stalker (ossia il molestatore) può essere un conoscente, un collega, un estraneo: le statistiche ci informano che la vittima è quasi sempre donna e nel 70% dei casi il molestatore è uomo (fonte: Il Giornale, 12 marzo 2007), spesso legato alla vittima da un ex amore, sia esso un fidanzamento, una convivenza o un matrimonio (circa il 50% dei casi riguarda infatti relazioni sentimentali terminate – fonte: Polizia di Stato).
In questi casi l’attore-persecutore prova odio e risentimento verso la vittima cui attribuisce tutta la colpa della fine della relazione. Prova così a controllare la sua vita cercando di rovinarla con minacce, diffamazioni con amici e parenti, appostamenti e aggressioni sia a livello fisico che psichico.
La vittima, di fronte a tutti questi atteggiamenti, sovente non ne parla e non si confida, per paura o per vergogna. Spera solo che finisca al più presto. Ma in questo modo non migliora di certo la situazione.
Una “sottocategoria” di questo caso, da considerare in modo particolare, sono i giovani.
Infatti, per quanto possa sembrare improbabile accostare un problema così serio a dei ragazzi, il fenomeno è in costante aumento anche tra di loro tanto che nel 55% dei casi il molestatore ha un’età compresa tra i 18 e i 25 anni (fonte: Il Giornale, 12 marzo 2007).
Nella migliore delle ipotesi, parlando con il persecutore e spiegandogli lo stato d’animo in cui è la vittima e soprattutto a cosa andrebbe incontro se venisse sporta una denuncia, le persecuzioni finiscono.
Spesso però ciò non accade e per la vittima la situazione diventa insostenibile, compromettendone i risultati scolastici (nel caso in cui stia affrontando gli studi) e rovinando ad ogni modo gli anni della gioventù, quelli che andrebbero ricordati per una vita.
In caso di molestie, sia che si tratti di giovani che di adulti, il primo passo è sempre quello di rivolgersi alla Polizia: è infatti attivo un progetto denominato S.I.L.VI.A. che prepara al meglio gli agenti per fronteggiare queste situazioni.
Per quanto concerne la vittima, tranne in casi di particolare rischio per la sua incolumità, è importante che non abbandoni le proprie abitudini e le proprie frequentazioni, in quanto questo genere di cambiamenti potrebbe dare al persecutore una sensazione di “vittoria” e di soddisfazione, lasciandogli intendere di avere pieno potere e controllo sulla vittima e spingendolo così ad intensificare gli atti persecutori.
Articolo pubblicato per “Il Duemila“.
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