Postato 1 anno, 2 mesi fa alle 10:01. 3 commenti
Dopo l’ennesima consultazione popolare che non ha portato a nessun esito, è ora forse di cominciare a fare qualche riflessione.
In primis. E’ giusto che gli scansafatiche diventino una forza politica attiva? Mi spiego. Considerando che un’altissima percentuale di persone, per pigrizia o perché in vacanza, non andrà a votare al referendum, è giusto che vanifichi gli sforzi di tutti coloro che vanno a votare? Ed è anche giusto che le forze politiche possano sfruttare proprio gli scansafatiche, consigliando al proprio elettorato di aggregarsi a loro, per far fallire un referendum? Non penso, che almeno a livello etico, tutto questo sia corretto.
Altra dubbio mi sorge pensando a tutti i soldi che si sprecano a ogni referendum. Perché continuiamo a sprecare tantissimi soldi per il voto della popolazione quando c’è bisogno di ingenti investimenti altrove? Ho provato a elaborare qualche pensiero, e vedere cosa ne veniva giù.
Per risolvere il primo problema, credo che si potrebbe rivoluzionare interamente il sistema del referendum. Il metodo potrebbe essere molto semplice. Innanzitutto via il quorum, così com’è impostato ora. Alle canoniche due risposte (“si” e “no”), se ne potrebbe aggiungere una terza, “non so”, o “non voto”, per chi non desidera votare al quesito. E da questo punto di partenza si può impostare un nuovo modello di quorum: non più basandolo su chi si astiene, in quanto in realtà considera anche chi non ha voglia di andare fino al seggio, ma solo su chi voterà questa terza opzione. Dunque, il 50% + 1 dei voti dati dovrebbero essere sul “si” o sul “no”, altrimenti il referendum fallisce. Il principio referendario è sempre lo stesso, cambierebbero solo i metodi.
Per risolvere il secondo problema, quello riguardante le ingenti spese per sottoporre la popolazione al referendum, basterebbe spostare la consultazione su internet. Al giorno d’oggi quasi tutti sanno usare il computer, e chi non lo sa usare può chiedere una mano a figli e nipoti. Usare questa scusa è come dire che molti oggi non vanno a votare perché non sanno guidare e, quindi, non possono recarsi fino al seggio. Basterà quindi assegnare a ogni cittadino una password (che per questioni di sicurezza dovrebbe essere lunga e contenere caratteri alfanumerici e speciali), che si potrebbe ritirare per esempio agli uffici elettorali (in modo da risparmiare anche sulla spedizione). Ai quesiti referendari si potrebbe così votare comodamente seduti a casa. E lo Stato risparmierebbe un’infinità di soldi per cui, per esempio, potrebbe diminuire le tasse.
Sembra qualcosa di assurdo, ma tutto questo mi pare decisamente banale sia da comprendere che da attuare. No?
Postato 1 anno, 2 mesi fa alle 15:09. 8 commenti
Per decenni s’è avuto paura dell’intolleranza proveniente da destra. Quell’intolleranza figlia del fascismo, per cui i firmatari della Costituzione si diedero tanto da fare per far sì che non potesse più causare situazioni di particolare scompiglio.
Se n’è parlato quando Forza Nuova picchiò Adel Smith. Se n’è parlato quando Calderoli, non avendo ancora i Regi Decreti a cui pensare (con ottimi risultati), proponeva il Maiale Day. Recentemente con Salvini e i mezzi di trasporto pubblici con aree riservate ai milanesi “doc”. Tante polemiche, che hanno sempre riguardato schieramenti di centro-destra. Tuttavia, da qualche anno, stiamo assistendo ad uno schieramente in contrapposizione che, agendo per evitare ogni tipo di discriminazione, sta dimostrandosi più intollerante. E’ la sinistra, più o meno centrista.
Tale affermazione sembrerà strana al non attento osservatore, ma ritengo sia doveroso portare l’attenzione di tutti su questo tema. Una prima dimostrazione viene dalla visita di Gheddafi in Italia. Dopo anni di esaltazione comunista con dittatori come Fidel Castro ed alla beatificazione di assassini come Guevara e Togliatti, la sinistra s’è scoperta anti-dittatoriale e s’è messa con tutte le sue forze per farsi notare all’arrivo di Gheddafi a Roma. Insomma, non è certo un personaggio da amare o ammirare, tutt’altro. Ma non è forse la sinistra che dice sempre che bisogna rispettare ogni persona e i suoi diritti fondamentali? Eppure non mi pare che abbiano favorito il dialogo con il leader libico. Per Roma ci sono stati anche gli ormai rituali scontri tra la Polizia e l’Onda, a dimostrazione della linea democratica con cui si cercano di raggiungere gli obiettivi. Certo, l’Onda non è un movimento della sinistra. Ma di sinistra senza dubbio. Secondo qualcuno non ci saremmo nemmeno dovuti scusare per il colonialismo fascista. Ma se Berlusconi non l’avesse fatto, ora, il Governo sarebbe accusato di essere fascista (c’è chi crede che il fascismo sia ancora in piedi, vivo e vegeto: pensavo fosse rimasto solo nella testa di poche persone nostalgiche, io). Nessuno, da sinistra, ha pensato che l’appuntamento con Gheddafi fosse particolarmente importante, visto che finalmente cominciano a diminuire gli sbarchi in Italia, grazie al suo impegno (dopo anni e anni che Berlusconi finanzia spese folli per la Libia).
Altro caso di intolleranza, più banale ma altrettanto evidente, è quello che si manifesta sotto l’aspetto culturale. Dico il titolo di una canzone, e pensate voi a quante polemiche sono state sollevate a riguardo. “Luca era gay”. La canzone che ha procurato a Povia il secondo posto al Festival di Sanremo e che gli ha permesso di vincere proprio in questi giorni la II edizione del Premio Mogol, superando Battiato, Capossela, Jovanotti (con “A Te”) ed Arisa. La canzone, al contrario di quanto s’è cercato di far credere, è tutt’altro che omofoba. Nella stessa, infatti, Povia chiarisce che la storia di Luca non conosce “nessuna malattia, nessuna guarigione”. Può succedere di essere omosessuale e poi passare all’eterosessualità. Come può accadere il contrario. Nessuna malattia, nessuno l’ha mai definita tale. Ovviamente anche su questo premio a Povia si sono scatenate le proteste. E’ il solito Grillini a parlare: “Per noi il testo di Povia ‘Luca era gay’ è orrendo, ideologico, clericale, sgangherato. Impregnato da psicologismo da quattro soldi e per di più smentito da tutte le associazioni degli psicologi e degli psichiatri“. Prosegue poi dicendo a Mogol di esporsi politicamente, visto che è sicuramente di destra.
Io vorrei innanzitutto portare l’attenzione sul testo della canzone. Per chi non l’avesse mai sentita o non ne avesse mai ascoltato attentamente le parole, consiglio di leggere il testo cliccando qui. Questo ipotetico Luca, per una particolare situazione familiare vissuta, divenne omosessuale. Faceva sesso con il suo compagno. Poi, ad una festa, conobbe una ragazza di cui si innamorò: è lì che si accorse di non essere omosessuale e con questa donna divenne papà. Un testo sobrio. Quello che sorprende è però come ha reagito l’ex deputato di sinistra. Rovinando con parole a dir poco esagerate una canzone che ha riscosso tantissimo successo. Tra l’altro ho avuto la fortuna di poterla sentire cantare a un concerto questa canzone. Contestato alla prima performance, Povia ha voluto fare il bis a fine concerto, antecedendolo però con un grande discorso. Ha detto che nessuno oggi ritiene l’omosessualità una malattia. Che nessuno nasce omosessuale, come nessuno nasce eterosessuale. Povia gioca molto su livelli un po’ astratti, che però non perdono mai di significato. Quello che intendeva è che è il percorso di formazione della persona che porta a prediligere un gusto a un altro. Ci può piacere di più il dolce o il salato. Il rosso o il verde. L’uomo o la donna. L’ho banalizzato molto, ma spero sia chiaro il concetto. E’ per questo che l’adolescenza, in particolare, è tanto importante nel percorso della propria vita. E infatti il Luca della sua canzone diventa omosessuale durante gli anni delle scuole superiori, proprio durante la sua adolescenza (i suoi genitori si separano quando aveva 12 anni, dopo diventa gay). Sarà un caso? No, non penso proprio. Ho avuto anche modo di parlare con Povia al telefono, per un’intervista che verrà trasmessa mercoledì 24 su Skuola.net. Mi ha detto che ogni canzone che scrive nasce da qualcosa di personale. Nulla di inventato. Quindi Luca, probabilmente, è un suo amico o conoscente. Ed è proprio per come ha cantato questa canzone che Mogol si è emozionato e ha voluto premiare Povia. L’intolleranza, pertanto, non è scritta nei testi di Povia. E’ nelle parole di chi lo contesta con parole offensive, di chi mette in dubbio le sue capacità, di chi non sa apprezzarlo come artista e, soprattutto, come persona. E non sto parlando di Grillini, perché quest’ultima frase è in senso molto più generico.
Ditemi che l’intolleranza proviene ancora da destra. Non ci credo.
Postato 1 anno, 2 mesi fa alle 00:20. 8 commenti
Le elezioni europee 2009 passeranno alla storia per essere state quelle con la peggior campagna elettorale mai vista in Italia.
I problemi dell’Italia risolvibili in Europa sembravano fossero solo Berlusconi in vacanza in Sardegna, Noemi ed “El Pais”. Le proposte più costruttive per l’Europa sono state la scelta anticipata di adesione ad un gruppo parlamentare e la capacità di parlare più lingue, perché se fino ad oggi in Europa i nostri politici han fatto poco è perché “non hanno stretto abbastanza amicizie con gli altri eurodeputati“. Queste le cose più importanti per l’Europa.
Tra i partiti che si sono vantati del gruppo nel quale entreranno (se entreranno) in Parlamento, c’erano anche i liberaldemocratici. Che in Italia hanno votato contro al testo sullo stalking (gli unici), non fornendo nemmeno informazioni a riguardo a chi gliele domanda (io, in prima persona), ma poi si vantano di poter cambiare le cose aderendo al terzo gruppo europarlamentare.
La campagna elettorale s’era provata a fare anche a Roma, nel nostro Parlamento. E’ così che Tonino Di Pietro aveva provato a raccogliere le firme tra i suoi ‘alleati’ per chiedere il voto di sfiducia a Berlusconi. Contro ogni logica di democrazia, che ha visto il Premier super-vincitore alle politiche dell’anno scorso e sempre più forte. Il risultato? Una figuraccia. Non ha trovato abbastanza firme per chiedere il voto delle Camere e ha dovuto così annunciare che continuerà ugualmente la sua ‘battaglia’ contro Berlusconi.
Di scene e di idee per ricordare queste elezioni ce ne sarebbero a decine. Tuttavia voglio terminare così, brevemente, portando un terzo esempio, il più particolare ed incredibile di tutti. Guardate la foto pubblicata in questo post, e commentate voi se trovate le parole. Io non riesco a trovarne. “Non legittimare l’Europa imperialista. Astieniti”. Un invito ad astenersi dal voto. Un invito a non sfruttare un diritto, e a non adempiere ad un dovere civile, previsti dalla nostra Costituzione. Forse l’idea è nata guardando le previsioni di votanti, che davano un calo generale in tutta Europa ma che in Italia, per fortuna, non è stato catastrofico. Sarà, ma a quanto pare questo partito di marxisti e leninisti ci crede davvero. In Italia pare addirittura – da quanto dicono – si stia diffondendo il fascismo. Oddio, vi prego, apritemi gli occhi in tal caso. L’indicazione di astensione viene estesa addirittura anche alle amministrative: “Quella dell’astensionismo, ne siamo consapevoli, è un’indicazione molto forte e impegnativa. Ma abbiamo delle ottime ragioni per sostenerla. Rispondere alla domanda: votare chi e per che cosa dovrebbe essere un’azione preliminare di ognuno per non buttare via il proprio voto magari al “meno peggio”. Trattando delle amministrative per noi la questione è chiara: gli elettori saranno chiamati per “decidere” se sarà la destra o la “sinistra” borghese, il polo berlusconiano o i partiti di Franceschini, Di Pietro, Vendola, Ferrero e Diliberto a governare per i prossimi cinque anni in oltre 4.000 comuni e 73 province. Che prevalga il primo o i secondi, nella sostanza, per quanto riguarda gli interessi della larghe masse popolari, non fa una gran differenza.“. E le liste civiche? E la gratificazione per chi dedica il suo tempo libero (e non solo) per il pubblico interesse, a sinistra o a destra che sia? Eppure c’è chi crede sia meglio che non vada nessuno a votare. Con l’unico risultato che così poche persone potrebbero decidere per le “larghe masse popolari”. Mah…