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Da che parte è l'intolleranza

Posted by Alex on giugno 15th, 2009 at 3:09 pm

Per decenni s’è avuto paura dell’intolleranza proveniente da destra. Quell’intolleranza figlia del fascismo, per cui i firmatari della Costituzione si diedero tanto da fare per far sì che non potesse più causare situazioni di particolare scompiglio.
Se n’è parlato quando Forza Nuova picchiò Adel Smith. Se n’è parlato quando Calderoli, non avendo ancora i Regi Decreti a cui pensare (con ottimi risultati), proponeva il Maiale Day. Recentemente con Salvini e i mezzi di trasporto pubblici con aree riservate ai milanesi “doc”. Tante polemiche, che hanno sempre riguardato schieramenti di centro-destra. Tuttavia, da qualche anno, stiamo assistendo ad uno schieramente in contrapposizione che, agendo per evitare ogni tipo di discriminazione, sta dimostrandosi più intollerante. E’ la sinistra, più o meno centrista.
Tale affermazione sembrerà strana al non attento osservatore, ma ritengo sia doveroso portare l’attenzione di tutti su questo tema. Una prima dimostrazione viene dalla visita di Gheddafi in Italia. Dopo anni di esaltazione comunista con dittatori come Fidel Castro ed alla beatificazione di assassini come Guevara e Togliatti, la sinistra s’è scoperta anti-dittatoriale e s’è messa con tutte le sue forze per farsi notare all’arrivo di Gheddafi a Roma. Insomma, non è certo un personaggio da amare o ammirare, tutt’altro. Ma non è forse la sinistra che dice sempre che bisogna rispettare ogni persona e i suoi diritti fondamentali? Eppure non mi pare che abbiano favorito il dialogo con il leader libico. Per Roma ci sono stati anche gli ormai rituali scontri tra la Polizia e l’Onda, a dimostrazione della linea democratica con cui si cercano di raggiungere gli obiettivi. Certo, l’Onda non è un movimento della sinistra. Ma di sinistra senza dubbio. Secondo qualcuno non ci saremmo nemmeno dovuti scusare per il colonialismo fascista. Ma se Berlusconi non l’avesse fatto, ora, il Governo sarebbe accusato di essere fascista (c’è chi crede che il fascismo sia ancora in piedi, vivo e vegeto: pensavo fosse rimasto solo nella testa di poche persone nostalgiche, io). Nessuno, da sinistra, ha pensato che l’appuntamento con Gheddafi fosse particolarmente importante, visto che finalmente cominciano a diminuire gli sbarchi in Italia, grazie al suo impegno (dopo anni e anni che Berlusconi finanzia spese folli per la Libia).
Altro caso di intolleranza, più banale ma altrettanto evidente, è quello che si manifesta sotto l’aspetto culturale. Dico il titolo di una canzone, e pensate voi a quante polemiche sono state sollevate a riguardo. “Luca era gay”. La canzone che ha procurato a Povia il secondo posto al Festival di Sanremo e che gli ha permesso di vincere proprio in questi giorni la II edizione del Premio Mogol, superando Battiato, Capossela, Jovanotti (con “A Te”) ed Arisa. La canzone, al contrario di quanto s’è cercato di far credere, è tutt’altro che omofoba. Nella stessa, infatti, Povia chiarisce che la storia di Luca non conosce “nessuna malattia, nessuna guarigione”. Può succedere di essere omosessuale e poi passare all’eterosessualità. Come può accadere il contrario. Nessuna malattia, nessuno l’ha mai definita tale. Ovviamente anche su questo premio a Povia si sono scatenate le proteste. E’ il solito Grillini a parlare: “Per noi il testo di Povia ‘Luca era gay’ è orrendo, ideologico, clericale, sgangherato. Impregnato da psicologismo da quattro soldi e per di più smentito da tutte le associazioni degli psicologi e degli psichiatri“. Prosegue poi dicendo a Mogol di esporsi politicamente, visto che è sicuramente di destra.
Io vorrei innanzitutto portare l’attenzione sul testo della canzone. Per chi non l’avesse mai sentita o non ne avesse mai ascoltato attentamente le parole, consiglio di leggere il testo cliccando qui. Questo ipotetico Luca, per una particolare situazione familiare vissuta, divenne omosessuale. Faceva sesso con il suo compagno. Poi, ad una festa, conobbe una ragazza di cui si innamorò: è lì che si accorse di non essere omosessuale e con questa donna divenne papà. Un testo sobrio. Quello che sorprende è però come ha reagito l’ex deputato di sinistra. Rovinando con parole a dir poco esagerate una canzone che ha riscosso tantissimo successo. Tra l’altro ho avuto la fortuna di poterla sentire cantare a un concerto questa canzone. Contestato alla prima performance, Povia ha voluto fare il bis a fine concerto, antecedendolo però con un grande discorso. Ha detto che nessuno oggi ritiene l’omosessualità una malattia. Che nessuno nasce omosessuale, come nessuno nasce eterosessuale. Povia gioca molto su livelli un po’ astratti, che però non perdono mai di significato. Quello che intendeva è che è il percorso di formazione della persona che porta a prediligere un gusto a un altro. Ci può piacere di più il dolce o il salato. Il rosso o il verde. L’uomo o la donna. L’ho banalizzato molto, ma spero sia chiaro il concetto. E’ per questo che l’adolescenza, in particolare, è tanto importante nel percorso della propria vita. E infatti il Luca della sua canzone diventa omosessuale durante gli anni delle scuole superiori, proprio durante la sua adolescenza (i suoi genitori si separano quando aveva 12 anni, dopo diventa gay). Sarà un caso? No, non penso proprio. Ho avuto anche modo di parlare con Povia al telefono, per un’intervista che verrà trasmessa mercoledì 24 su Skuola.net. Mi ha detto che ogni canzone che scrive nasce da qualcosa di personale. Nulla di inventato. Quindi Luca, probabilmente, è un suo amico o conoscente. Ed è proprio per come ha cantato questa canzone che Mogol si è emozionato e ha voluto premiare Povia. L’intolleranza, pertanto, non è scritta nei testi di Povia. E’ nelle parole di chi lo contesta con parole offensive, di chi mette in dubbio le sue capacità, di chi non sa apprezzarlo come artista e, soprattutto, come persona. E non sto parlando di Grillini, perché quest’ultima frase è in senso molto più generico.
Ditemi che l’intolleranza proviene ancora da destra. Non ci credo.

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8 Responses to Da che parte è l'intolleranza

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  2. Adesso lascia parlare un po’ noi. Francamente non mi è mai capitato di sentir nessun eterosessuale dubitare di essere nato tale, gli unici che lo fanno sono coloro che devono dire che gay ci si deve per forza diventare perché così poi hanno la scusa di dire che se uno non è contento può ritornare eterosessuale; ma sono costretti a dirlo solo perché altrimenti l’asimmetria del loro discorso apparirebbe decisamente troppo evidente, e chissà perché dietro costoro ci sta sempre un’ideologia che vede nell’omosessualità una qualcosa di turpe o sbagliato o immorale o comunque di sminuente rispetto l’eterosessualità.
    Povia dice che non ci sono prove che ci si nasce, bene che mi proti lui le prove che ci si diventi allora? dove stanno queste prove? perché di tutte le caratteristiche la sessualità deve essere l’unica in cui ci si deve per forza diventare, non ho mai visto nessuno accanirsi tanto sul dimostrare che “mancini si diventa” chissà forse perché oggi giorno no ci sono più interessi ideologici dietro, nemmeno per una eventuali destrminizzazione, quindi si accetta quella è semplicemente l’ipotesi più semplice cioè che ci si nasca mancini, e non che la gente ci diventa “perché il padre lo picchiava con la mano destra e la madre gli faceva le carezze con la mano mancina”! Ci spieghi il dotto Povia, che evidentemente ha solo e soltanto i libri di Nicolosi e del Narth (perché altrimenti avrebbe pure trovato le spiegazione del come ci si nasce e le relative confutazioni delle critiche) come mai l’omosessualità è presente anche nel mondo animale e non come mero comportamento ma anche come orientamento, visto che nel mondo animale non sono esportabili le nostre dinamiche psicologiche dei rapporti trapadre, madre e figlio? ci spieghi poi come mai guarda caso, al sorgere dell’omosessualità vengano sempre attribuiti fattori scatenanti vistosamente negativi, come lui stesso fa nella sua canzone in cui si ritrova la classica madre TROPPO protettiva, il classico padre debole e pure debosciato traviatore in odore di pedofilia; ci spieghi poi il perché di questa asimmetria dove mai vengono individuati i fattori scatenanti dell’eterosessualità allora? Ma come sia etero che omo ci si divente, ma solo se sei omo è possibile individuare la dinamica psicologica scatenante, un po’ strato no? almeno che tra il non detto non ci sia che l’eterosessualità sia sia la modalità di default dell’uomo; ma in questo caso scofessi che eterosessuali si diventa, in quanto ci si deve allora per forza nascere, mentre solo omosessuale ci si diventa, e per dinamiche a forte impatto negativo sulla psiche tali da far rientrare l’omoessualità direttamente tra le patologie psichiche come un qualsiasi altro fenomeno psichico originato da eventi negativi. Insomma volenti o nolenti nel “si diventa” la visione dell’omosessualità come malattia emerge sempre, anche se lo si nega per comodità, perché oggi il politicamente corretto impone di non svelarti apertamente pena l’essere tacciati di omofobia, peccato che dietro la scorza ipocrita tale omofobia sia evidente e anche mal celata da questi puerili sofismi.
    Infine ci spieghi il dotto Povia, se le pulsioni sessuali si maturano durante l’adolescenza come il presunto povia della canzone, come mai una nutrita quantità di gay dichiara di aver avuto pulsioni di attrazione nell’età infantile che andavano ben oltre la semplice amicizia infantile. Cos’è forse le dichiarazioni delle persone sono attendibili solo quanto gli ex-gay dicono di essere diventati etero senza darne uno straccio di prova oggettiva e mentono o sono comunque inaffidabili i gay che dicono di esserci nati così perché fin dai primi anni di vita si sentivano gay?
    Morale della storia il Povia può scrivere finché vuole ipocritamente “nessuna malattia” ma non può pretendere di prendere in giro tutti quanto per venti e passa versi prima ha fatto suo tutto il corollario di cliché psicanalitici che sostengono oggi solo chi i gay li cura; non può pretendere di venire a fare l’anima candita dopo che per più volte nelle sue interviste ha espresso il suo giudizio negativo sull’omosessualità, e non può pretendere di far passare per una innocente canzone una canzone di cui mani nessuno ha sentito la necessità e in un periodo in cui la minoranza di cui fa riferimento è vessata ed è le viene da più parti indicato di curarsi per diventare eterosessuale, così come fa gaurdacaso il protagonista della sua canzone; quando vedrò etero strapparsi le vesti e andare in terapia per diventare forzatamente omosessuali, allora potremmo dire che c0è veramente parità di giudizio circa l’orientamento sessuale nella società e allora si che una canzone come questa sarà semplicemente una canzone che racconta una storia come tante, plausibile e soprattutto priva di secondi fini o di messaggi nascosti.

  3. Ciao Alex, bentornato su questi schermi… e ciao Rais. Risponderei in un solo colpo ad entrambi.

    Ho letto il testo della canzone di Povia e posso dire che lo trovo un concentrato di moralismo architettato a tavolino. La storia in se’ non dovrebbe offrire appiglio a polemiche politiche o religiose o altro. Non dovrebbe farlo ma lo fa grazie all’ignoranza e alla superficialità della popolazione occidentale. Già solo il fatto che si usi il termine “Gay” anzi che “omosessuale” dovrebbe dirla lunga sulla fobia che hanno gli italiani per l’omosessualità e sul moralismo che l’accompagna.
    Un omosessuale è un omosessuale. Oltretutto quasi tutti sembrano dimenticare che l’omosessualità si riferisce sia a maschi che femmine, ma si parla quasi sempre di omosessualità maschile, o quanto meno soprattutto a questa ci si riferisce.
    Ci sono omosessuali che nascono tali. Incarnati in un corpo che non corrisponde al loro sentire sessuale, passano purtroppo la vita in lotta continua con esso. E ci sono omosessuali che diventano tali, a seguito di traumi, educazione o anche semplicemente cambiamenti nel sentire profondo.
    La canzone di Povia denuncia un’enorme ignoranza e per quanto mi riguarda un’altrettanto profonda ipocrisia. E’ troppo facile affermare qualcosa dicendo il suo contrario, ben lo sanno i diplomatici e i politici e Povia nel suo testo ne da’ ulteriore prova, costruendo un testo che gli permetta di dire sciocchezze per metà del testo per poi difendersi dietro il contrario nelle ultime righe.
    Personalmente non sopporto questo autore, che trovo il rappresentante perfetto per la melensaggine concentrata del moralismo cattocomunista più becero. In un paese in cui l’omosessualità fosse quello che è, ovvero un gusto sessuale come altri, le sue canzonette farebbero semplicemente ridere.
    Invece in paesi come i nostri, in cui il machismo da operetta va a braccetto con l’ideologia religiosa da strapazzo medievale, l’omosessualità esce dalla sfera di competenza, ovvero quella del privato gusto sessuale, per essere processata sul piano pubblico, non si capisce con quale diritto.
    Non dovrebbe nemmeno esistere una battaglia per i diritti degli omosessuali, i cui diritti sono esattamente quelli di chiunque altro, perchè la preferenza sessuale non dovrebbe toccare alcuna altra sfera se non quella privata, intima dell’individuo.

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  5. è molto difficile, caro Alex, fare una sintesi, quando si affronta l’argomento, politica e intolleranza.
    il mio punto di vista mira a salvare la coerenza e, quindi a non salvare quasi nessuno.

    intanto è troppo astratto e in genere porta a esiti superficiali quando non stupidi, giudicare la violenza senza calarla nel loro contesto, con l’unica eccezione di chi è radicalmente non violento tanto da rinunciare coerentemente al diritto all’autodifesa. tolto questo caso limite ritengo che sia insensato parlare di violenza e condannare o assolvere senza un minimo di competenza storica.

    detta in soldoni: le rivoluzioni sono sempre violente ma quasi mai sbagliate. a partire da quella francese e la loro brutalità e violenza sono state legittimate dalla rabbia degli oppressi.purtroppo poi degenerano in altrettante oppressioni che tornano a commettere gli stessi peccati dei tiranni abbattuti.

    è violento e quindi sbaglia il pirata del Corno d’Africa, o il miliziano che assaalta oleodotti e impianti sul Niger? Io credo che sia violento ma che – data la situazione in cui si trova – non sia affatto nel torto. Per me è infinitamente più violento il supermanager che stabilisce quante quote di petrolio estrarre, come estrarle, e determinando senza neppure sporcarsi le mani la miseria e la morte di migliaia di uomini.

    Gheddafi, per dirne una appartiene a questa seconda categoria, anche se si veste come un ditttatore sudamericano.

    cordialmente.

  6. @Rais
    Parli di Povia, ma non smentisci la mia tesi. Pare quindi che sia fondata!

    @Franz
    Avessi modo di parlargli insieme, o anche solo di seguire un suo concerto, capiresti che non è affatto un lanciatore di messaggi subliminali nascosti nei testi ihih! Sull’utilizzo del termine “gay”, ti invito a leggere invece un vecchio post in cui dicevo la mia a riguardo (click qui).

    @Furio
    Con questo ragionamento si potrebbero difendere anche i partigiani comunisti, che imprigionavano i fascisti in gabbie di legno in cui stavano giusti giusti in piedi e li facevano girare per la città. Si possono giustificare le camminate degli ebrei in Siberia (o gli internati in Germania ad opera dei nazisti), l’operato di Stalin e Hitler, o anche solo di Togliatti.
    Credo che l’umanità e il rispetto dei diritti dell’uomo debbano sempre necessariamente restare alla base di ogni possibile comportamento umano.

    Saluti a tutti!!

  7. caro Alex,

    è immaturo pensare che “I diritti dell’uomo” siano una cosa astratta e calata dall’alto. Ci si è intanto arrivati per gradi a concepirli e come tutte le intuizioni umane sono un concetto RELATIVO, MUTEVOLE COL TEMPO, e che non deve essere svincolato in modo astratto dalla storia e dai fatti imperfetti di un mondo imperfetto.

    non è che i partigiani (e non erano solo comunisti, per giunta neppure tutti i partigiani comunisti agirono come dici tu) non fossero pro-diritti umani, ma erano anche e direi giustamente così esasperati da mandare i diritti umani nel cesso con CERTE PERSONE. e ti assicuro lo dico da una posizione politicamente contraria a quella dei partigiani e nella fattispecie dei partigiani comunisti.

    è ovvio che appendere Mussolini e la Petacci (o far girare nelle gabbie i fascisti) sia stato un atto contrario ai diritti umani, una barbarie. ma prima che cosa c’era stato? cosa ha fatto Mussolini alle folle milanesi per finire così? come ho spiegato ai miei studenti in classe: la barbarie ha delle ragioni e delle cause. esattamente come ne ha la civiltà. può spiacerci dal punto di vista umano, ma prima di puntare il ditino scandalizzato, moralista e borgesuccio, verso certe realtà o fatti storici dovremmo aver vissuto almeno per un anno quello che quella gente e certa gente ha vissuto per 4-5 anni buoni. e ti assicuro che la maggior parte di noi commetterebbe atrocità per molto molto molto meno. sul piano teorico Piazzale Loreto è stato una barbarie. sul piano storico e effettivo, una reazione comprensibile e persino giustificata. e ti ripeto se fossi vissuto a quell’epoca sarei finito probabilmente pure io appeso a testa in giù, conoscendo le mie inclinazioni politiche.

    idem per tutti i casi di atrocità dell’uomo sull’uomo. alcune sono state atti gratuiti, altre sono state la mera conseguenbza di altre atrocità. e ripeto sono convinto che sia profondamente ipocrita, ingiusto e sbagliato gridare scandalizzati contro gli eccessi di un popolo che ha subito per secoli o decenni una certa situazione.

    scusa la schiettezza, ma bisogna mangiarne tonnellate di merda per capire come e perché si diventa inumani.

    la cosa veramente terribile delle dittature e delle rivoluzioni non è la crudeltà, ma il tradimento degli ideali rivoluzionari e il fatto che spesso i liberatori prendono il posto dei vecchi tiranni. quasi sempre.

    poi come dicevo gli uomini sono tendenzialmente crudeli. solo pochi di loro mantengono la razionalità e l’umanità in condizioni estreme, quali rivoluzioni e guerre civili.

    insomma, trovo semplicistico e un po’ immaturo questo tuo tagliare i panni addosso alla Storia….

    cordialmente e senza alcuna animosità.

    ciao.

  8. quello che voglio dire è che arrivati oltre un certo limite, non si può ragionare sulla base di convinzioni morali astratte. e questo vale per ogni estremismo politico, quasi sempre causato da terribili errori o situazioni insostenibili.

  9. Furio, forse lasciando intendere le cose a cui alludevo ho sbagliato. Non intendevo Piazzale Loreto che, bene o male, può essere comprensibile per la rabbia e l’odio represso all’interno da migliaia di persone. Mi riferivo a personaggi come Toffanin, che uccise partigiani cattolici senza un motivo (poi condannato all’ergastolo nel ’56 con altri due suoi ‘colleghi’).
    Poche persone mantengono la razionalità in guerre civili…sì, hai ragione. Però onestamente non ho sentito mai parlare di partigiani cattolici liberali o di GeL che si sono macchiati di crimini orrendi verso altre forze partigiane. Eppure i comunisti l’han fatto. Posso anche provare a comprendere i tribunali nelle fabbriche e in strada istituiti dai partigiani stessi, senza un minimo di legalità. Avevano voglia di vendetta e non riuscivano ad attendere i processi ordinari. Posso provare a comprenderlo questo. Ma non la violenza gratuita. L’uccisione di BAMBINI accusati di essere fascisti. L’uccisione di altri partigiani che si erano appena sbarazzati di fascisti ma che, messi di fronte a un equivoco con la folla, son stati freddati. Se un uomo non sa essere razionale – anche in queste situazioni estreme – va condannato comunque, non giustificato.
    Non trovi?
    Saluti!!