Dopo l’ennesima consultazione popolare che non ha portato a nessun esito, è ora forse di cominciare a fare qualche riflessione.
In primis. E’ giusto che gli scansafatiche diventino una forza politica attiva? Mi spiego. Considerando che un’altissima percentuale di persone, per pigrizia o perché in vacanza, non andrà a votare al referendum, è giusto che vanifichi gli sforzi di tutti coloro che vanno a votare? Ed è anche giusto che le forze politiche possano sfruttare proprio gli scansafatiche, consigliando al proprio elettorato di aggregarsi a loro, per far fallire un referendum? Non penso, che almeno a livello etico, tutto questo sia corretto.
Altra dubbio mi sorge pensando a tutti i soldi che si sprecano a ogni referendum. Perché continuiamo a sprecare tantissimi soldi per il voto della popolazione quando c’è bisogno di ingenti investimenti altrove? Ho provato a elaborare qualche pensiero, e vedere cosa ne veniva giù.
Per risolvere il primo problema, credo che si potrebbe rivoluzionare interamente il sistema del referendum. Il metodo potrebbe essere molto semplice. Innanzitutto via il quorum, così com’è impostato ora. Alle canoniche due risposte (“si” e “no”), se ne potrebbe aggiungere una terza, “non so”, o “non voto”, per chi non desidera votare al quesito. E da questo punto di partenza si può impostare un nuovo modello di quorum: non più basandolo su chi si astiene, in quanto in realtà considera anche chi non ha voglia di andare fino al seggio, ma solo su chi voterà questa terza opzione. Dunque, il 50% + 1 dei voti dati dovrebbero essere sul “si” o sul “no”, altrimenti il referendum fallisce. Il principio referendario è sempre lo stesso, cambierebbero solo i metodi.
Per risolvere il secondo problema, quello riguardante le ingenti spese per sottoporre la popolazione al referendum, basterebbe spostare la consultazione su internet. Al giorno d’oggi quasi tutti sanno usare il computer, e chi non lo sa usare può chiedere una mano a figli e nipoti. Usare questa scusa è come dire che molti oggi non vanno a votare perché non sanno guidare e, quindi, non possono recarsi fino al seggio. Basterà quindi assegnare a ogni cittadino una password (che per questioni di sicurezza dovrebbe essere lunga e contenere caratteri alfanumerici e speciali), che si potrebbe ritirare per esempio agli uffici elettorali (in modo da risparmiare anche sulla spedizione). Ai quesiti referendari si potrebbe così votare comodamente seduti a casa. E lo Stato risparmierebbe un’infinità di soldi per cui, per esempio, potrebbe diminuire le tasse.
Sembra qualcosa di assurdo, ma tutto questo mi pare decisamente banale sia da comprendere che da attuare. No?
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Stezxx85 |
In realtà, una terza opzione già esiste ed è quella di lasciare la scheda binanca o di annullarla barrando ad esempio sia il si che il no o scrivendo frasi proprio del tipo “non voto” o “annullata” o qualunque altra sfiori l’immaginazione dell’elettore. Tutte le schede bianche e/o nulle vanno ad alzare il quorum in quanto, comunque, espressione della volontà dell’elettore. Addirittura, esiste una quarta opzione, simile a quella di non votare, e che, in queste ultime consultazioni, è stata molto usata: quella di recarsi al seggio, e una volta ammessi al voto esprimere chiaramente la volontà di non ritirare alcune delle schede (ed in effetti la % dei votanti per i ballottaggi provinciali, almeno ad ivrea è stata del 40% contro il 30% del 3° quesito e del 25% per i quesiti 1 e 2). Si deve infatti ricordare che ogni elettore ha anche il diritto di non votare nel caso in cui ritenga di non essere rappresentato da partiti che si presentano alle elezioni. Nel caso del referendum si richiede una percentuale del 50% +1 degli elettori proprio perchè, essendo il referendum espressione della volontà popolare, non si può delegare la modifica o l’abrogazione di una legge dello stato ad una piccola % di votanti: sarebbe come se, un giorno in cui mancassero l’80% dei parlamentari, un partito con pochi seggi potesse proporre e votare favorevolmente una legge.
Per quanto riguarda il voto via internet, è, almeno con i mezzi attuali, una pura utopia, poichè renderebbe i brogli un affare fin troppo facile. Se alcuni hacker riescono a penetrare le difese informatiche dei più grossi istituti di credito al mondo e addirittura di alcuni govenri, non avrebbero certo difficoltà a entrare nei computeri dei cittadini per modificare le loro intenzioni di voto. Sarebbe invede da pensare al voto elettronico, ma svolto direttamente nel seggio con i computer isolati dall’esterno in modo che non ci possano essere minacce provenienti dall’esterno. Purtroppo però, anche quì il problema di non facile soluzione è rappresentato dalle persone anziane che un computer non sanno nemmeno cosa sia e, qualora lo sappiano, certamente non lo sanno usare. Sarebbe dunque necessario prima del voto fare dei corsi specifici per le persone anziane e da considerare che ciò nonostante non tutte lo frequenterano. Essendo quindi il voto un diritto di ogni cittadino si deve dare a tutti la possibilità di votare, anche a chi non sa usare un pc.
Alex |
Stez, per quanto riguarda il lasciare la scheda in bianco, annullarla o non ritirarla, sono tutte opzioni diverse da quella che ho provato a immaginare io. Innanzitutto, come dici tu, nei primi due casi alzi il quorum. Ma può essere intenzione dell’elettore non alzarlo, in quanto ritiene di non dover essere lui ad esprimersi su qualche tematica. Per quanto riguarda invece il fatto di non ritirare qualche quesito (uno o più) è un’opzione che viene sì sfruttata, ma non tutti ne sono a conoscenza: colpa anche di una disinformazione generale. Togliendo comunque queste persone che sono andate a votare non ritirando qualche (o alcun) quesito, rimane il problema di tutti quelli che non sono andati alle urne, che bloccano così il processo più democratico previsto dalla ns Costituzione.
Per quanto riguarda le consultazioni ‘virtuali’, sarebbe bene porre qualche attenzione. Innanzitutto tramite il “captcha” si scongiura la possibilità che qualche spammer voti per mille persone; poi, per quanto riguarda gli hacker, la questione è leggermente più difficile. Gli attacchi possono essere fatti o tramite qualche metodo sociale (parlare con qualche responsabile fingendosi qualcun altro, p.e.) o tramite attacchi veri e propri. Nel primo caso la preparazione degli “addetti ai lavori” scongiura ogni rischio. Nel secondo caso, invece, una password (abbianta a un nome utente) di almeno una decina di caratteri, contenente caratteri alfanumerici, minuscoli e maiuscoli, e caratteri speciali (!”£$%&/()=?^*°;,.:-_) renderebbe lunghissima la ricerca dei dati di altre persone. Inoltre, ogni giorno in cui non c’è un referendum (363 all’anno?) il database con tutti questi dati basterebbe ospitarlo su un pc non connesso a internet (come fa l’Fbi per i dati sensibili). Voilat. Rischio di attacco diminuito del 95% con questi due metodi. Poi ovvio, bisogna avere dei tecnici particolarmente in gamba per non lasciare porte aperte e non regalare informazioni sul server agli hacker…ma credo che questo non sarebbe un grossissimo problema.
Per gli anziani basterebbe istituire una piccola quantità di computer disponibili o in Comune o in un seggio in cui li si aiuta nella procedura di voto.
Saluti!!
Emanuele |
Ho letto il tuo articolo con molto interesse.
Gli italiani non sono stati numerosi a votare per il referendum; anche la percentuale di votanti alle elezioni del parlamento europeo è stata abbastanza bassa, circa il 65,05% degli aventi diritto. Anche se questo risultato è superiore alla media europea (che si aggira intorno al 43%) non credo che sia da andarne fieri. Votare è un diritto ma anche un dovere. Credo che non serva ricordare la fortuna che abbiamo di votare un proprio rappresentante in modo democratico, basta pensare alla situazione in cui si trova l’Iran oppure uno dei tanti stati africani in cui nel 2009 c’è ancora la dittatura.
Quello che voglio dire è che essendo un dovere andare a votare bisogna fare capire agli italiani che devono andare a votare, che sia un referendum od una elezione di qualche rappresentate non c’è differenza. Se gli italiani non lo capiscono, com’è accaduto nelle ultime votazioni, bisogna spiegare loro gli effetti collaterali di questo comportamento e l’esempio dovrebbe venire dai politici stessi, cosa che fino adesso non è avvenuta, anzi, alcuni rappresentanti del popolo hanno addirittura invogliato la gente a non andare ad esprimere la loro opinione nell’ultimo referendum. Ho la fortuna di conoscere bene un altro paese dell’unione europea e la situazione li è molto diversa. Se non vai a votare la prima volta rischi una multa da 25 a 50€. Se invece sei recidivo, rischi una multa fino a 125€. Ovvio che con questo sistema nelle ultime elezioni europee di quel paese hanno votato ben il 90,39% degli aventi diritto. Nello stesso paese non ho mai visto un rappresentante del popolo che ha protestato al parlamento europeo durante il discorso del proprio capo dello stato (per chi non se lo ricordasse o non lo sapesse http://www.cia.it/rassegnastampa/06072005/024.pdf). Ricordo anche che nello stesso paese c’è stata una crisi di governo che è durata più di 195 giorni e di cui in Italia ho sentito accennare qualcosa dai telegiornali una o due volte, però non ho mai visto festeggiare in parlamento con champagne e mortadella la caduta di un governo com’è avvenuto in Italia (http://teledicoio.blogosfere.it/2008/01/la-caduta-di-prodi-e-la-tv-uno-spettacolo-osceno.html). Volete sapere dove si posiziona l’Italia nella classifica per libertà d’informazione? http://www.rsf.org/en-classement794-2008.html
Non voglio dilungarmi oltre, altrimenti rischierei di andare fuori argomento. I modi per risolvere il problema dell’astensionismo alle elezioni italiane ci sarebbe e come! Bisogna insegnare alle nuove generazioni l’importanza del voto e bisogna anche che i nostri politici diano il buon esempio. Senza questi fattori dubbito che possa cambiare qualcosa. Un modo per risparmiare del denaro durante le votazioni potrebbe essere l’adozione del voto elettronico già usato in altri paesi.
Spero di non aver annoiato nessuno.
Ciao da Emanuele
Giorgio Di Benedetto |
Personalmente non condivido l’unanimismo sul diritto di non votare al referendum
Sul piano formale
1. L’art. 48 della Costituzione afferma che l’esercizio del “voto” è dovere civico.
2. L’art. 75 della Costituzione definisce “voto” (“votazione”) quello del Referendum.
PER CUI
3…ANCHE NEL REFERENDUM IL VOTO COSTITUISCE DOVERE CIVICO.
Sul piano sostanziale:
1. E’ vero che si tratta di dovere senza sanzione (derivante da una norma minus quam perfecta)
2. ma così è anche per il voto nelle elezioni politiche ed amministrative.
3 Nel Referenum anzi (con quorum del 50+1%) tale dovere è ancora più forte perché da esso dipende la SEGRETEZZA DEL VOTO e con essa LA LIBERTA’ e il DIRITTO DI VOTO.
Diversamente (ed è quello che purtroppo sta già accadendo) ai seggi si recherebbero solo gli elettori che sono per il SI
Ma questo vuol dire che i SI diventano tranquillamente “schedabili” e controllabili dagli avversari.
(immaginate un referendum su diritti sindacali con i votanti-operai schedati dai padroni, oppure, come oggi, con i votanti che vogliono i processi schedati da quelli che i processi li voglio sono contro alcuni
Ed infatti…
I COSTITUENTI NON HANNO MAI DETTO CHE IL VOTO NEL REFERENUDUM NON E’ DOVERE CIVICO !.
..E nessun costituzionalista -prima di Craxi e Cossiga- lo aveva mai detto.
Costantino Mortati nelle sue ISTITUZIONI DI DIRITTO PUBBLICO del 1969 dedicò varie pagine all’obbligatorietà del voto parlando del dibattito sviluppatosi nell’Assemblea Costituente sull’opportunità o meno di introdurre questo dovere civico privo di sanzione.
Ebbene nelle sue Istituzioni Mortati non fece alcuna distinzione fra voto politico e rerendum.
Solo dopo Craxi e Cossiga gli Italiani si sono messi a sostenere in coro, tutti insime, questa presunta verità
basata su cosa ?
….sulla previsione del quorum.
Cioè su un sillogismo debolissimo del tipo:
1. Se nel refereundum è previsto il quorum
2. e il quorum manca se la maggioranza dei cittadini non vota
2. allora il cittadino che non vota ha il diritto di farlo.
Sul piano formale questo sillogismo è errato perché viola la regola
della transizione per inclusione su cui si basa ogni sillogismo,
Sarebbe come dire
1 Se per il furto è previsto il carcere
2 e il carcere si applica quando un sogetto ruba
3 allora il soggetto ha il diritto di rubare
allo stesso modo
…STABILIRE UN QUORUM NON VUOL DIRE RICONOSCERE IL DIRITTO DI NON VOTARE MA PREDERE UNA CONSEGUENZA (IN SENSO TECNICO UNA SANZIONE)
PER IL NON VOTO.DELLA MAGGIORANZA….
…E da quando in qua la previsione di una sanzione rende lecita la violazione ?
Si dice poi che anche il non voto costituisce una legittima estrinsecazione di diritti politici.
Esattissimo; era il motivo per cui alcuni Costituenti non avrebbero voluto definirlo dovere civico, ma poi si ritenne che anche questo diritto (come tutti i diritti) andava esercitato in forme atte ad impedire la lesione dei diritti altrui (specialmente quelli, di rango superiore, della segretezza e libertà di voto).
…Motivo per cui si ritenne che il c.d. “diritto al non voto” (se così vogliamo chiamarlo) andava esercitato deponendo nell’urna la scheda bianca o nulla.
E Mortati segnalò l’opportunità, per dare piena attuazione a tale diritto, di fare menzione, nei risultati delle votazioni, anche delle schede bianche e nulle; niente di più.
ATTENZIONE QUINDI RESTITUIAMO AGLI ITALIANI LA PERCEZIONE CHE IL VOTO (ANCHE NEL REFERENDUM) COSTITUISCE DOVERE CIVICO.
DOVERE VERSO CHI ?
VERSO IL MIO CONCITTADINO E VERSO ME STESSO,
POICHE’ LA LIBERTA’ E SEGRETEZZA DEL SUO VOTO (COME DEL MIO)
RIPOSA TUTTA SUL VOTO CONTRARIO MIO (O SUO).
ALTRO DISCORSO POI E’ QUELLO (IN CUI MOLTI SI PERDONO) SULL’OPPORTUNITA’ DELLA CONSERVAZIONE DEL QUORUM.
SU QUESTO PROBLEMA “DE IURE CONDENDO” NON ABBIAMO IL TEMPO DI DISCUTERE.
ORA DOBBIAMO DIFENDERE I DIRITTI CHE ABBIAMO (“DE IURE CONDITO”)