set 25 2009

Filo invisibile

Tag: Alex @ 9:44

filoIeri, tra le 20.45 e le 20.50, ero in viaggio verso Biella. L’appuntamento era alle ore 21. Ero in perfetto orario. Verso la metà della provinciale della Serra, davanti a me, ho incontrato un tir. O meglio, questo tir era davanti, poi c’era un’altra auto, poi io. La velocità era molto rallentata, si parlerà…non saprei…di 50 km/h. Il limite è dei 90 km/h, ma spesso c’è chi supera anche questa velocità. Chi conosce la strada di cui sto parlando sa bene che è piena di curve, di buche e manca l’illuminazione. Ogni sorpasso, dunque, può risultare pericoloso se non viene fatto con estrema cautela. Nel rettilineo ho provato a guardare nell’altra corsia se riuscivo a sorpassare il tir, ma niente. Il buio non dà quel senso di profondità necessario per stare tranquilli mentre si supera qualcuno. Così sono rimasto in coda. Dietro di me sopraggiunge un’altra macchina, che rallenta, rimanendo dietro di me. Passa qualche secondo e arriva un quarto veicolo. Questo però, anzichè rallentare, accelera tutto quello che ne ha, superando la macchina dietro di me. La velocità aumenta, il rettilineo sta per finire. Supera anche me, e la macchine che avevo davanti. Lo spazio per rientrare nella propria corsia era veramente minimo. La macchina decide così di superare anche il tir. In piena curva. Alla cieca. Accelera ancora, rimane nella corsia di sinistra. Solo la fortuna può fargli effettuare questo sorpasso.
Dall’altra parte dei fari accesi, anabbaglianti. Arrivano lentamente, forse perchè seppur in curva il conducente ha tentato di frenare la velocità già ridotta del suo veicolo. Il gelo di tutti gli altri conducenti, poi un rumore forte. Tra tutti i ricordi che ho di ieri sera, questo rumore è quello che ricordo meno. Forse perché visti i fari era chiaro arrivasse lo scontro, e così i pensieri erano già oltre. In quel momento non son riuscito a capire quali macchine tra quelle in coda si sono fermate e quali hanno ignorato l’accaduto. Passando accanto all’incidente – che era a tre, forse quattro metri da me – ho guardato nel veicolo che ha “subito” l’incidente. Un airbag scoppiato e un vecchino che per fortuna si muoveva. Ho mollato la macchina in mezzo alla strada appena oltre l’incidente, sono tornato indietro e questo signore era già adagiato a terra. In testa alcuni tagli, dovuti al forte scontro, e tanto dolore al torace. Bene o male era scoppiato l’airbag, e la botta quindi non poteva essere stata indolore. Ho parlato subito col signore, notando che era cosciente. La maggior parte dei presenti, avendo constatato che era vivo e non pareva particolarmente grave (analisi molto superficiale), hanno controllato anche lo stato del conducente che ha causato l’incidente. Io avevo visto da lontano che camminava, e non mi sono preoccupato minimamente. Purtroppo, o per fortuna, mi faccio troppo prendere dalle emozioni. Non mi riesce proprio di andare a parlare con quell’uomo che ha causato tanto male a una persona innocente così, per chiedergli come va. Sta di fatto che a prestare questo primo soccorso superficialissimo, eravamo io ed un altro paio di conducenti, tra cui un nord africano che ha chiamato per primo i soccorsi, andandosene però prima del loro arrivo (ammirevole il gesto. Che non fosse in regola? Poco importa, grande freddezza). Per fortuna dopo una manciata di minuti passava di lì un medico, che s’è fermato a prestare il primo soccorso al vecchino a terra. Nulla di grave, per fortuna. In una decina di minuti è arrivata la pattuglia dei Carabinieri, che ha sollecitato l’arrivo dell’ambulanza e ha chiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco, visto che a terra c’era benzina e un’auto fumava per il violento scontro.
Mi corre un brivido lungo tutta la schiena se ripenso a quei momenti. A quando i Carabinieri hanno chiesto i documenti a colui che aveva causato il tutto, ed il vecchino – pensando li chiedessero a lui – cercava di alzarsi per porgerglieli. O a quando, prima, appena messo a terra, il vecchino voleva il suo telefono cellulare ed i suoi occhiali per chiamare gli amici che lo stavano attendendo a Ivrea.
Quando è stato poi portato via dall’ambulanza e ognuno è tornato ad avere un po’ di lucidità, un po’ di pensieri razionali, qualcuno ha cercato di essere d’aiuto morale al signore che ha causato l’incidente. Era qualche minuto che si auto-infliggeva insulti, e ovviamente s’era assunto tutta la colpa dell’incidente con le Forze dell’Ordine. “Sono cose che possono capitare”, gli ha detto qualcuno. Dopo, parlando con questa persona, non ho però resistito a dire la mia opinione. “Non sono cose che possono capitare. Quel sorpasso non lo faccio io che ho 21 anni e che faccio questa strada tutti i giorni, e lo fa lui che ne avrà più di cinquanta? E’ un idiota, non ha giustificazioni”.

Sta di fatto che, come al solito, sono tornato a ragionare. Forse un difetto della mia età è proprio che si pensa troppo, si ponderano troppo le cose vissute. O forse è solo un difetto mio. Per quanto uno guidi entro i limiti di velocità e sia prudente, non siamo mai sicuri sulla strada.
La nostra vita è come un filo invisibile, come quella macchina dietro alla curva. Non si vedeva. Ci vuole un attimo per spezzarlo.
In un attimo può volar via l’appuntamento con gli amici di Ivrea, i progetti per il futuro e le emozioni quotidiane che spesso non siamo abituati ad apprezzare a dovere. Grazie a Dio questa volta non è stato così. Gliel’ho detto anche al signore anziano prima che lo portasse via l’ambulanza. Oramai il momento peggiore di paura e panico era passato, e grazie a qualcuno lassù era ancora vivo e vegeto, senza danni gravi. E’ un po’ come apprezzare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Al resto ci penserà la giustizia.

A me rimane nelle narici quell’odore respirato per un’ora ieri sera. Quell’odore di benzina e di plastica fusa, forse anche di qualcos’altro. Non sono capace a descrivere gli odori, ma lo riconoscerei tra mille. Anche al ritorno, mentre guidavo, continuavo a sentirlo. Spero se ne vada via presto, che mille profumi possano ricoprire quell’intenso ricordo di ieri sera.


set 16 2009

Esperimento per fumatori

Tag: Alex @ 11:45

Dedicato a coloro che fumano.
A coloro che fumano accanto ai più piccoli.
A coloro che criticano i provvedimenti anti-fumo portati avanti da Parlamento ed Enti Locali.

Nei prossimi giorni mi recherò dal Sindaco del paese in cui sono Consigliere per discutere delle forme di sensibilizzazione fattibili per allontanare i bambini dai fumatori. La salute dei più piccoli prima di tutto.


set 13 2009

21 anni e 1000 pensieri

Tag: Alex @ 12:57

LorienIeri sera, in una serata come tante al pub, mi sono soffermato a fare alcune riflessioni sui giovani.

Tutto è nato pensando a quello che mi hanno detto alcuni amici, alcuni ex amici, alcuni giornalisti che conosco o con cui scrivo su facebook. Un’affermata giornalista locale, che stimo molto in quanto molto brava a scrivere, poco tempo fa mi disse che faccio troppo per la mia età. “Cavoli! – ho pensato – Ho ventun’anni, se mi fermo ora quando mai potrò fare tutte queste cose?“. La vita è una, credo vada sempre vissuta al massimo. Un’altra persona invece, e non faccio il nome o altri riferimenti perché non voglio fare polemica alcuna, poco tempo fa mi ha quasi rinfacciato l’avermi pubblicato su un giornale in buona posizione, perché mai l’aveva fatto prima per un giovane. Diamine, mi sembra quasi di avere un handicap rispetto il resto della società. Perché ho solo 21 anni non posso essere paragonato agli adulti in quello che faccio?

Tornando a ieri sera, ho riflettuto su tutto quello che sto vivendo e su quello che ho vissuto. Per la maggior parte dei miei coetanei uno solo dei miei impegni corrisponde a un sogno, figurarsi tutti insieme. Forse qualcosa di quello che faccio può far invidia anche a qualche adulto. A vent’anni molti amici lavorano, altri studiano con me. Alcuni però sono ancora in un particolarmente lungo percorso d’adolescenza, che li vede ancora rimanere ammirati davanti ai loro idoli: ragazzi che amano talmente tanto personaggi come Baz da indossare la sua linea d’abbigliamento; altri che amano talmente tanto un cantante o un gruppo musicale da far girare tutto intorno a lui/loro. E io, che ho la loro età, ho già l’occasione di incontrare tantissimi artisti, praticamente alla pari, per intervistarli. Loro sono i cantanti o i cabarettisti, io il giornalista. Solitamente alle persone più grandi dò del “lei”, in segno di rispetto, vista la mia età che mi descrive ancora come un ragazzo. Con gli artisti invece ci si dà del “tu” fin da subito, non per mancanza di rispetto, ma per vari motivi che non mi so ben spiegare nemmeno io onestamente, tra cui – penso – il fatto che di solito a intervistarli sono degli “over 30″, quindi sono gli artisti a essere i giovani durante l’intervista, di solito. E tutto questo com’è nato? In gennaio, con una richiesta di intervista telefonica a J Ax che s’è trasformata in un’occasione per intervistarlo dal vivo. J Ax, insieme a Max Pezzali, è il cantante che più apprezzo sulla scena italiana: come sprecare una possibilità del genere? Intervista fatta, 15 minuti di interessante chiacchierata, con me in evidente stato di ipertensione. Poi da lì non mi sono più fermato, e la tensione è sempre diminuita, fino a portarmi a essere completamente a mio agio durante le interviste estive ai cabarettisti. Addirittura, per quest’inverno, si parla di una grandissima occasione che potrebbe essere il culmine della mia carriera. A 21 anni. Fa quasi ridere dirlo.
Anche il fatto di fare il Consigliere Comunale mi fa essere molto orgoglioso. Lo faccio in un piccolo Comune, che ha poco più di 400 abitanti. Da piccolo passavo molti pomeriggi a correre nel parco di questo paese e, favoloso, dal balcone di casa mia si vede tutto il paese da una bellissima prospettiva. Qui ho l’occasione di tirare in ballo quelle idee che mi affollano la testa ormai da mesi. La salute dei più piccoli per esempio, o l’amministrazione “partecipata”, in cui ogni rappresentante deve lavorare per il Comune anche al di fuori dei Consigli Comunali, senza prendere un centesimo. E i gettoni di presenza, quel piccolo compenso che mi spetterebbe, vanno direttamente in Ecuador per una comunità di bambini, senza neanche passare dalle mie mani.
Ci sono tante altre cose che vivo. Debolezze che sono riuscito a trasformare in punti di forza. Per esempio nel concorso per ufficiali della Guardia di Finanza, in cui ho tentato di trovare la mia strada quando ero indeciso sul mio futuro, venni bocciato al tema d’italiano. E poi questo è diventato uno dei miei punti di forza. Diamine, quando scrivevo quotidianamente sul blog ho avuto picchi di mille persone connesse contemporaneamente! E poi il fatto che un giornale locale mi avesse chiesto di scrivere per loro, iniziare a scrivere e poi abbandonarli perché non mi piaceva come si lavorava: a vent’anni ero già esigente eheh! E quante persone che per entrare nell’Ordine dei Giornalisti si pagano da soli i contributi (così almeno pare funzioni leggendo su internet), e io che ormai è un anno e mezzo che scrivo per un giornale che mi piace da matti, di un onorevole molto gentile e intelligente, e grazie al quale il prossimo aprile diventerò un giornalista pubblicista. A 22 anni anche questo. Mi è già stata anche proposta l’occasione di lavorare in una redazione, a pagamento, appena sarò entrato nell’Ordine dei pubblicisti, in modo da poter poi diventare giornalista professionista: per ora ho lasciato tutto in forse, deciderò in futuro.
O un’altra debolezza stava per me diventando la scuola. Sono sempre andato bene, ma tanti, troppi episodi stavano facendomi cambiare considerazione sulla scuola. Pensate, una mia insegnante non voleva nemmeno farmi consegnare la tesina che avevo preparato per la maturità! Questo perché anzichè limitarmi a progettare un campeggio con piante e prospetti, l’avevo realizzato tutto anche in tre dimensioni, creando addirittura un video con cui si vedevano i vari servizi offerti dal campeggio. Tutto al computer, realizzato virtualmente. Poi cercando i miei diritti ho scoperto che potevo presentarlo ugualmente il mio progetto. E dopo averlo presentato ho vinto il concorso di miglior tesina d’Italia su Skuola.net: è proprio da quel momento che ho iniziato poi a collaborare col sito, e ad aiutare altri studenti che, come me prima, si trovavano in difficoltà. E finendo la scuola ho avuto anche l’occasione di portare a termine le problematiche di cui mi ero fatto portavoce quand’ero rappresentante degli studenti. Da esterno, o meglio da giornalista, non venivo più preso come il ragazzino ribelle che esige una scuola a norma di sicurezza. Il mio compito era diventato quello di narrare i fatti, di descrivere le situazioni. E quello facevo. Ci credete che in un anno è stato messo tutto a posto a scuola e ora gli studenti mi cercano su facebook per ringraziarmi delle loro battaglie di cui non mi sono mai dimenticato? Dirò di più. Mi è anche tornato l’amore per la scuola, quello che pensavo di aver perduto a causa di qualche insegnante presuntuoso e volgare. Ora ho la media del 26,2 all’Università, e sto già informandomi per la magistrale.

Potrei ancora andare avanti, ma mi sa che mi sono già dilungato troppo. Forse l’ha notato anche ieri sera la mia ragazza mentre sorseggiava il suo thé al limone…eheh, non me ne accorgo di quanto vado avanti quando mi perdo nei miei pensieri. Per far assumere a questo poema un senso, vorrei solo che tutto ciò possa essere d’esempio per qualche altro ragazzo. Bisogna cercare di dare sempre il massimo, in ogni momento, in ogni situazione. Qualche neo-diplomato mi sta chiedendo anche consigli su Skuola.net per scegliere la facoltà: il consiglio che dò è sempre e solo uno. Scegliere quello che piace nella vita, che sia la facoltà universitaria, il lavoro o la passione da portare avanti. Non importa se si incontreranno difficoltà, problemi, o se il percorso sarà sempre roseo. Se una cosa piace davvero, si porta avanti nel migliore dei modi, anche in maniera inconsapevole. Io sto avendo mille soddisfazioni e momenti d’oro che nemmeno immaginavo nei sogni più belli. Credete in quello che fate e le soddisfazioni arriveranno da sè. Siamo giovani, non stupidi.