Ho già parlato spesso del grande dibattito sul Crocefisso, sarà anche perché ne sono stato “protagonista” nell’ormai lontano 2004.
Proprio per questo desidero tornare sulla questione parlando della recente sentenza della Corte Europea, che ha sollevato un grande scalpore. Sul tema sono uscite mille opinioni differenti, ma quello che è da notare è che politici e studenti sembrano non avere dubbi. Il Crocefisso non crea disturbo, è giusto lasciarlo in aula. Nel mondo politico, oltre agli esponenti di centro-destra, che mi pare scontato appoggino le tradizioni, è da notare che anche Bersani s’è schierato contro la sentenza della Corte. Per quanto riguarda invece gli studenti, devo dire che sono rimasto un po’ sorpreso: non mi aspettavo tanto attaccamento alla fede. In un sondaggio proposto da Skuola.net* il 75% degli studenti dice di essere contro alla sentenza. Sì al Crocefisso, quindi.
A questo punto, per entrare meglio nella questione, apro una parentesi.
La principale motivazione di chi non vuole il Crocefisso nelle aule scolastiche: l’Italia è uno stato laico. Citando Wikipedia, “la parola è originata dal greco λαikòς – del popolo, estensione del termine λαός, laós – popolo e contraddistingueva l’appartenente alla moltitudine degli uomini in contrapposizione agli appartenenti a una comunità chiusa”. Al giorno d’oggi questo termine viene dunque utilizzato per indicare un Paese che non abbraccia solo una comunità chiusa, quale il Cattolicesimo, ma la fede e le idee di ogni singola persona. Nella religione come in ogni altro ambito. Si è liberi di credere in quello che si vuole, la nostra Repubblica** è laica. Ce lo garantisce la Costituzione. Tuttavia è bene notare qualcosa che sfugge ai più: il comma II dell’art. 8 della Costituzione recita così. “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”. Ebbene sì, i nostra padri costituenti hanno voluto rafforzare il valore della fede abbracciata dalla maggior parte degli italiani. Senza limitare le altre confessioni, ma è chiaro che citando una particolare fede nella Costituzione, le si dà un particolare valore. Non sappiamo se questo particolare valore dovesse risultare religioso o storico-culturale, sta di fatto che è innegabile questo aspetto.
Detto questo, è bene parlare anche della sentenza. E’ veramente vietato mettere il Crocefisso nelle aule scolastiche, secondo la Corte? Qui mi sorge qualche dubbio, lo premetto. La Corte Europea s’è infatti espressa su due Regi Decreti, in vigore in Italia, che prevedevano il Crocefisso come arredo scolastico. Pertanto possiamo anche pensare che questa norma fosse da intendere implicitamente abrogata già con, per esempio, la Costituzione. Il punto contro l’Italia è stato che quel simbolo potrebbe indottrinare i ragazzi non Cattolici – in grande minoranza. Ma la nostra Costituzione non abbiamo appena detto che abbraccia tutte le confessioni, e non ne rifiuta nessuna? Non è fare discriminazione, perché accanto al Crocefisso ci può stare benissimo qualsiasi altro simbolo religioso, anche quello della comunità numericamente più piccola in Italia. Il dubbio che mi è sorto riguarda il “no” della Corte: si riferivano all’imposizione del simbolo, così come previsto dai Regi Decreti, o all’esposizione libera nelle aule? Perché sappiamo bene che in poche realtà locali il simbolo viene utilizzato realmente come arredo scolastico.
Adesso attenderemo la sentenza che seguerà il ricorso del Governo, ma si può già pensare al futuro.
Perché non fare una bella legge con cui si abrogano i due RD e si dice che l’Italia, in quanto laica, prevede che le classi che lo vogliano possono mettere il Crocefisso, e tutti gli altri studenti, che credono in un altro Dio, possono appendere accanto a Cristo un loro simbolo? Sarebbe questa l’Italia (e l’Europa) dei popoli, delle nazioni e della fratellanza.
Senza scordare che nel nostro Paese il simbolo del Crocefisso non ha un valore esclusivamente religioso, ma anche civico: rappresenta la fratellanza, l’amore per il prossimo. Cosa c’è di così male a vederlo appeso di fronte a sé, anche se non ci si crede?
Chi lo desiderasse, si può leggere la sentenza completa sul sito della Corte Europea. La sentenza è in francese, quindi se non conoscete la lingue vi conviene sfruttare Google Translate.
* Il sondaggio non ha valore statistico: mi sento in obbligo morale specificarlo, qualora un certo mio Docente legga…devo dimostrare i miei miglioramenti!! Con simpatia.
** Ho scoperto oggi che dal punto di vista giuridico i termini Stato e Repubblica non coincidono più. Tenterò pertanto di utilizzare il termine più appropriato, anche se non sempre sarà facile.