Ancora sul Crocefisso
Postato 10 mesi fa alle 19:58. 6 commenti
Ho già parlato spesso del grande dibattito sul Crocefisso, sarà anche perché ne sono stato “protagonista” nell’ormai lontano 2004.
Proprio per questo desidero tornare sulla questione parlando della recente sentenza della Corte Europea, che ha sollevato un grande scalpore. Sul tema sono uscite mille opinioni differenti, ma quello che è da notare è che politici e studenti sembrano non avere dubbi. Il Crocefisso non crea disturbo, è giusto lasciarlo in aula. Nel mondo politico, oltre agli esponenti di centro-destra, che mi pare scontato appoggino le tradizioni, è da notare che anche Bersani s’è schierato contro la sentenza della Corte. Per quanto riguarda invece gli studenti, devo dire che sono rimasto un po’ sorpreso: non mi aspettavo tanto attaccamento alla fede. In un sondaggio proposto da Skuola.net* il 75% degli studenti dice di essere contro alla sentenza. Sì al Crocefisso, quindi.
A questo punto, per entrare meglio nella questione, apro una parentesi.
La principale motivazione di chi non vuole il Crocefisso nelle aule scolastiche: l’Italia è uno stato laico. Citando Wikipedia, “la parola è originata dal greco λαikòς – del popolo, estensione del termine λαός, laós – popolo e contraddistingueva l’appartenente alla moltitudine degli uomini in contrapposizione agli appartenenti a una comunità chiusa”. Al giorno d’oggi questo termine viene dunque utilizzato per indicare un Paese che non abbraccia solo una comunità chiusa, quale il Cattolicesimo, ma la fede e le idee di ogni singola persona. Nella religione come in ogni altro ambito. Si è liberi di credere in quello che si vuole, la nostra Repubblica** è laica. Ce lo garantisce la Costituzione. Tuttavia è bene notare qualcosa che sfugge ai più: il comma II dell’art. 8 della Costituzione recita così. “Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”. Ebbene sì, i nostra padri costituenti hanno voluto rafforzare il valore della fede abbracciata dalla maggior parte degli italiani. Senza limitare le altre confessioni, ma è chiaro che citando una particolare fede nella Costituzione, le si dà un particolare valore. Non sappiamo se questo particolare valore dovesse risultare religioso o storico-culturale, sta di fatto che è innegabile questo aspetto.
Detto questo, è bene parlare anche della sentenza. E’ veramente vietato mettere il Crocefisso nelle aule scolastiche, secondo la Corte? Qui mi sorge qualche dubbio, lo premetto. La Corte Europea s’è infatti espressa su due Regi Decreti, in vigore in Italia, che prevedevano il Crocefisso come arredo scolastico. Pertanto possiamo anche pensare che questa norma fosse da intendere implicitamente abrogata già con, per esempio, la Costituzione. Il punto contro l’Italia è stato che quel simbolo potrebbe indottrinare i ragazzi non Cattolici – in grande minoranza. Ma la nostra Costituzione non abbiamo appena detto che abbraccia tutte le confessioni, e non ne rifiuta nessuna? Non è fare discriminazione, perché accanto al Crocefisso ci può stare benissimo qualsiasi altro simbolo religioso, anche quello della comunità numericamente più piccola in Italia. Il dubbio che mi è sorto riguarda il “no” della Corte: si riferivano all’imposizione del simbolo, così come previsto dai Regi Decreti, o all’esposizione libera nelle aule? Perché sappiamo bene che in poche realtà locali il simbolo viene utilizzato realmente come arredo scolastico.
Adesso attenderemo la sentenza che seguerà il ricorso del Governo, ma si può già pensare al futuro.
Perché non fare una bella legge con cui si abrogano i due RD e si dice che l’Italia, in quanto laica, prevede che le classi che lo vogliano possono mettere il Crocefisso, e tutti gli altri studenti, che credono in un altro Dio, possono appendere accanto a Cristo un loro simbolo? Sarebbe questa l’Italia (e l’Europa) dei popoli, delle nazioni e della fratellanza.
Senza scordare che nel nostro Paese il simbolo del Crocefisso non ha un valore esclusivamente religioso, ma anche civico: rappresenta la fratellanza, l’amore per il prossimo. Cosa c’è di così male a vederlo appeso di fronte a sé, anche se non ci si crede?
Chi lo desiderasse, si può leggere la sentenza completa sul sito della Corte Europea. La sentenza è in francese, quindi se non conoscete la lingue vi conviene sfruttare Google Translate.
* Il sondaggio non ha valore statistico: mi sento in obbligo morale specificarlo, qualora un certo mio Docente legga…devo dimostrare i miei miglioramenti!! Con simpatia.
** Ho scoperto oggi che dal punto di vista giuridico i termini Stato e Repubblica non coincidono più. Tenterò pertanto di utilizzare il termine più appropriato, anche se non sempre sarà facile.
Comunque non mi sembre normale il fatto che la maggior parte di questo problema è dovuto a gli stranieri che vengono nel nostro paese e vogliono venire a comandare. E come se noi andiamo nel loro paese e facciamo la stessa cosa xo a differenza nostra gli altri se ne fregano anche perche ognuno deve rispettare le usanze e le credenze del posto ma ovviamente tutto ciò non avviene in Italia.
Ermes per esperienza personale ti posso assicurare che moltissimi di questi casi sono dovuti a nostri connazionali, evidentemente privi di valori o di buon senso. Nel 2005 s’era parlato di alcune scuole elementari che avevano cambiato i canti natalizi per togliere le parole riguardanti il Natale, festività appartenente alla nostra confessione. O, altro scandalo tutto italiano, i presepi e appunto i Crocefissi negati perché…non si sa!
A mio avviso è a partire da questi nostri connazionali che deve partire l’analisi, spostandosi poi anche verso tutti gli stranieri (europei compresi, visto che questa era finlandese).
Ciao Alex, per prima cosa mi presento: sono tua cugina e ci sono ampie probabilità che tu ti ricordi pochissimo di me. Leggo da un po’ il tuo blog, e oggi intervengo con un piccolo commento, non necessariamente interessante. Trovo curioso il fatto che, come dimostra anche il commento di Ermes, si tenda ad attribuire la responsabilità di un’iniziativa di questo tipo alla presenza nelle aule scolastiche di studenti stranieri appartenenti a religioni diverse dalla nostra. Quando ho cominciato ad andare a scuola io (era l’oramai lontano 1987) ogni mattina la maestra faceva recitare all’intera classe una preghiera. Giusto o sbagliato? All’epoca era semplicemente normale. Alle medie il crocefisso era una presenza discreta e costante. Lo stesso al liceo. E se alle elementari ed alle medie il legame di noi studenti alla fede era più forte per ovvie ragioni, legate al percorso catechistico, legate alla tradizione, in quegli anni ancora forte, al liceo questa regola non era più valida. Molti di noi studenti avevano ormai raggiunto un distacco rispetto ad una religione percepita come anacronistica rispetto ai tempi ed alle consuetudini di adolescenti che cercavano di diventare adulti. Ma nessuno si è mai sentito disturbato dalla presenza di un crocefisso. C’è sempre stata la consapevolezza di un simbolo che aveva ed ha dei significati che, come giustamente sottolinei, afferiscono anche ad un contesto civico e non solamente ad un contesto religioso. Quello che accade oggi, con la sentenza della Corte Europea e soprattutto con tutte le polemiche di coloro che richiedono a gran voce l’eliminazione dei crocefissi dalle aule scolastiche è grave non tanto per il fatto che si voglia eliminare un simbolo religioso, quanto per il fatto che si voglia eliminare un simbolo che, nel bene e nel male, ha accompagnato la storia del nostro paese e da molto tempo prima che diventasse realmente uno stato. Esistono simboli e tradizioni che costruiscono un’identità. Poi ognuno è libero di credere o di non credere, di essere cattolico, ateo, di avere un’altra fede. Non è questo il punto. L’identità di un paese si costruisce anche attraverso simboli che affondano le proprie radici in un passato più o meno lontano. Perdere quei simboli significa perdere la propria identità collettiva. E’ molto grave il fatto che a chiedere questo non siano tanto “stranieri”(certo, può accadere, ed allora è giusto fare appello al rispetto che è comunque dovuto alle tradizioni del paese in cui si sceglie di vivere) ma italiani. E’ un sintomo grave di perdita di identità collettiva. E’ il motivo per cui la consapevolezza di essere parte di un popolo rischia di morire. Ed è il motivo per cui concordo con te, anche se non sono una cattolica praticante, anche se la mia fede non viene coltivata da parecchio: perchè quel simbolo è parte della mia cultura, della mia tradizione, del mio essere nata in questo paese. Non penso che la presenza in un’aula scolastica di un simbolo che ricordi qualcuno che ha detto “ama il prossimo tuo come te stesso” possa essere deleterio. Forse dovremmo tutti ripartire da questo: dal rispetto e dalla fratellanza, anche un po’ orgogliosi delle proprie tradizioni.
Sara, certo che mi ricordo di te! Ovvio, non come ti avessi vista ieri, però…
Ho apprezzato tanto il tuo commento: il tuo è un po’ il pensiero che aveva anche Oriana Fallaci, solo che lei in Dio era sicura di non credere. Io non metto in dubbio che il simbolo possa non essere apprezzato – dal punto di vista religioso – da tutti. Ma perché non apprezzarlo per quello che rappresenta? Un mio caro amico, che si era candidato alle elezioni provinciali di quest’anno nel collegio di Ivrea, commenta questa vicenda con una metafora molto interessante: “Essere vegetariani non dà diritto ad abolire la carne dalle nostre tavole”. Per quanto lontana da questa vicenda, questa frase mi sta facendo riflettere già da qualche giorno.
Se riesco già in giornata preparo un altro post per dimostrare quanto il Cattolicesimo sia nella nostra cultura e nella nostra società, volenti o nolenti. E non può essere una sentenza europea a cambiarlo, in questo caso.
Grazie di leggermi e di aver commentato!! Buona giornata, Sara!
Ciao Alex, direi che la metafora del tuo amico illustra perfettamente il concetto di fondo, senza dover aggiungere molto altro. E fa anche decisamente riflettere. Aspetto il tuo prossimo post, per il resto complimentoni e, data l’ora, buona serata!
Grazie mille Sara! Buona giornata, invece, a te, data l’ora odierna!