Ivrea: basta parlare di lavoro per le Regionali

Postato 5 mesi, 2 settimane fa alle 12:42. Commenta »

Almeno a Ivrea, in vista delle elezioni regionali, mi piacerebbe se si smettesse di promettere il lavoro.
Il lavoro a Ivrea servirebbe, davvero tanto. Per un giovane diplomato o laureato l’unica possibilità è di fare l’impiegato in un call center. Non lo disprezzo come lavoro, né ce l’ho con la Comdata: tuttavia mi pare assurdo, per non dire ingiusto, che chi si è impegnato per anni per avere una certa preparazione si ritrovi a fare un lavoro che non richiederebbe tanto studio, tra l’altro con una durata del contratto di pochi mesi. Non mi riferisco solo ai laureati, ma anche ai diplomati che, finita la scuola superiore, si sono dati all’apprendistato lavorando per due anni prendendo pochissimi soldi, “solo” per coltivare il sogno della libera professione: ma anche per loro adesso diventa dura, perché una zona morta come Ivrea non può regalare tanto lavoro.
Comprendo chi in campagna elettorale sta parlando di lavoro sul territorio regionale, e lo apprezzo se ha tirato fuori delle idee (in particolare uno dei due candidati a Presidente, quindi). Non comprendo affatto, invece, chi la situazione eporediese la conosce benissimo, e gioca a sfruttare i desideri altrui per portarsi a casa qualche voto in più (non parlo più di Presidenti, in questo caso, ma di candidati Consiglieri). E’ tremendamente vergognoso un comportamento simile, se non si hanno idee concrete in testa.
Che cosa rappresenta oggi, Ivrea, per chi vuole avviare un’attività? Forse solo un ostacolo. L’edificabilità nel territorio comunale è decisamente limitata e, se non si possiedono già gli immobili, l’unica soluzione è di affittare qualcosa nel parco Dora Baltea: quella zona nuova ma assolutamente ignorata da tutti, tra l’altro al centro dello scandalo sollevato nei mesi scorsi dal Consigliere Pagani. Chi ha provato ad avviare la sua attività in quella zona non sempre ha avuto molta fortuna, anzi (si pensi ai Fratelli la Bufala, che han provato in tutti i modi a resistere, anche facendo pagare le pizze la metà di quello che costerebbero normalmente, ma senza successo). Cosa fare, allora? L’unica alternativa è uscire dalla città. E dicendo questo penso anche all’idea del distretto commerciale, che ormai avrà un paio d’anni se non erro, che ha toccato tutti i comuni dell’eporediese, senza però che Ivrea entrasse a farne parte.
L’unica occasione che aveva Ivrea per rilanciare il suo territorio era investire nell’istruzione universitaria, ma anche questa è stata sfruttata malissimo. E’ vero, sono necessari ingenti investimenti per riuscirci. Ma per sprecare soldi nel traforo di Montenavale (che se viene messo in dubbio da 40 anni, un motivo c’è) o nella passerella sulla Dora (utile solo a chi vorrà farsi una bella passeggiata sul nostro fiume?), tanto valeva mantenere i corsi accademici. L’unica motivazione (valida) che ho sentito per la decisione di abbandonare i corsi, è stato che c’erano troppi pochi studenti. Si vede che chi ha investito non ha saputo gestire un servizio che sarebbe stato facilissimo da pianificare in maniera molto migliore. Dando per esempio una sede fissa ai corsi universitari con delle garanzie. Vabbè, inutile parlarne ora. Però l’Università è sicuramente una grande occasione per il rilancio del territorio, su questo non se ne discute. Giusto per rendere l’idea, gli input che vengono dati dai docenti sono tantissimi, molti dei quali facilmente applicabili. E così, chi studia, può dare una mano agli amministratori locali per renderli veramente fattibili e per provare a far ripartire l’intera città. Io avrò modo sicuramente di provare qualche esperimento ad Andrate.
Ma non è di me che voglio parlare, e quindi torniamo alle elezioni regionali. Dove – se i candidati che hanno promesso la luna verranno eletti – torneranno sicuramente a fare i soliti discorsi di circostanza sull’Olivetti, che ha lasciato il nulla intorno a sé, e bla bla bla. Intanto, alla fine, chi rimane senza lavoro siamo noi giovani. Chi se ne frega di noi. L’importante è conquistare quella poltrona in Regione che consente di guadagnare più di quanto un neo-diplomato o un neo-laureato eporediese possano anche solo lontanamente immaginare!

p.s. ognuno di noi ha una sua idea politica, e la mia sicuramente è nota ai più, a livello locale. Per questo non ho voluto fare nomi di candidati e di partiti, ma solo riferimenti astratti: non voglio indottrinare nessuno. Chi vuol capire capisca, chi ha fantasia è invece libero di interpretare tutto a suo modo. Ma promettere il lavoro ai giovani, oggi, pur non avendo idee, è da riteneresi esclusivamente vergognoso. Superando ogni possibile ideale politico o amicizia personale.

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