
La scorsa settimana ho analizzato le parole chiave che su Twitter vengono utilizzate per parlare di Bersani e del Partito Democratico (vedi link), mettendo in mostra come il PD non riesca a far parlare dei temi che ha più a cuore.
Oggi la stessa cosa la ripropongo con il Popolo delle Libertà, Silvio Berlusconi ed Angelino Alfano, dedicando alla fine del post spazio per una good practice presente anche all’interno di questo partito.
Non si può che iniziare, ovviamente, da Silvio Berlusconi che, pur non avendo alcun account ufficiale su Twitter, è perennemente al centro delle discussioni inerenti la politica.
A differenza di Bersani, non solo parlando di Berlusconi non emergono i punti del suo programma politico (o comunque della sua attività), ma anzi vengono evidenziate le critiche inerenti la sua attualità. Inutile dire quindi che a emergere insieme al suo nome, in questi giorni, sono le parole Nicole Minetti, Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva. Più collegata alla sua attività (piuttosto che alle sue dichiarazioni e al suo ruolo nel calcio) è invece la parola “ritorno”, dovuta alla sua decisione di prendere nuovamente in mano il PdL. Da notare che ottiene subito credibilità la sua possibile vittoria in caso di ricandidatura alle prossime elezioni, come denota il ricorrente utilizzo della parola “eletto”: questa parola potrebbe essere inserita anche in frasi negative (“non può essere nuovamente eletto”), tuttavia il fatto stesso di parlarne denota come si creda possa davvero avvenire la sua rielezione (se parlassimo in un tweet di Scilipoti, per fare un esempio, non utilizzeremmo mai questa parola chiave). Curiosa l’evidenza che ha anche la parola “trombato”.

Non è molto meglio neanche la situazione di Angelino Alfano, attuale segretario del partito. Nonostante un nick particolarmente friendly (AngeAlfa), le parole che vengono utilizzate nei suoi tweet (e soprattutto in quelli di risposta) sono “Minetti”, “dimettersi” e “riconoscenza”. Di interessante e molto utilizzata c’è la parola “giovani”, però utilizzata spesso per critiche (come si nota nell’immagine in copertina). Se in questo si può vedere una nota positiva, è che Alfano – rispetto a Berlusconi – parte delle critiche le riceve sui suoi obiettivi politici.

Curioso l’utilizzo che viene fatto de @ilpdl, l’account ufficiale del partito. Abbinato a quel nome utente ci sono le menzioni a tutti i principali esponenti del partito e ai più attivi esponenti online (Giorgio Gaias e Andrea Di Sorte). Se nel caso del PD dal canale ufficiale emergevano i temi politici principali, in questo caso notiamo la personalizzazione della politica nella sua massima espressione.

Per concludere, come già fatto nel caso del Pd, anche qui si ritiene opportuno pubblicare una nota positiva. All’interno del partito c’è chi sa utilizzare bene il social network: è Guido Crosetto, classe ’63, deputato eletto in Piemonte. Risponde a praticamente tutte le persone che gli scrivono, twitta durante le trasmissioni televisive ottenendo grande visibilità e le parole chiave che girano intorno a lui sono quelle che decide di rilanciare lui nei suoi tweet. Unica pecca è che non ha molti followers per il ruolo che ricopre (quasi 4.500): bisognerebbe puntare forse maggiormente sul name recognition. Ad ogni modo un’ottimo esempio, da cui tutto il suo partito dovrebbe prendere spunto.
Settimana prossima parlerò del Movimento 5 Stelle e via via degli altri partiti minori, allontanando successivamente l’attenzione dall’uso del solo Twitter.
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