C’è una storia nella vita di tutti gli uomini


William Shakespeare

Dal Blog

Per decenni s’è avuto paura dell’intolleranza proveniente da destra. Quell’intolleranza figlia del fascismo, per cui i firmatari della Costituzione si diedero tanto da fare per far sì che non potesse più causare situazioni di particolare scompiglio.
Se n’è parlato quando Forza Nuova picchiò Adel Smith. Se n’è parlato quando Calderoli, non avendo ancora i Regi Decreti a cui pensare (con ottimi risultati), proponeva il Maiale Day. Recentemente con Salvini e i mezzi di trasporto pubblici con aree riservate ai milanesi “doc”. Tante polemiche, che hanno sempre riguardato schieramenti di centro-destra. Tuttavia, da qualche anno, stiamo assistendo ad uno schieramente in contrapposizione che, agendo per evitare ogni tipo di discriminazione, sta dimostrandosi più intollerante. E’ la sinistra, più o meno centrista.
Tale affermazione sembrerà strana al non attento osservatore, ma ritengo sia doveroso portare l’attenzione di tutti su questo tema. Una prima dimostrazione viene dalla visita di Gheddafi in Italia. Dopo anni di esaltazione comunista con dittatori come Fidel Castro ed alla beatificazione di assassini come Guevara e Togliatti, la sinistra s’è scoperta anti-dittatoriale e s’è messa con tutte le sue forze per farsi notare all’arrivo di Gheddafi a Roma. Insomma, non è certo un personaggio da amare o ammirare, tutt’altro. Ma non è forse la sinistra che dice sempre che bisogna rispettare ogni persona e i suoi diritti fondamentali? Eppure non mi pare che abbiano favorito il dialogo con il leader libico. Per Roma ci sono stati anche gli ormai rituali scontri tra la Polizia e l’Onda, a dimostrazione della linea democratica con cui si cercano di raggiungere gli obiettivi. Certo, l’Onda non è un movimento della sinistra. Ma di sinistra senza dubbio. Secondo qualcuno non ci saremmo nemmeno dovuti scusare per il colonialismo fascista. Ma se Berlusconi non l’avesse fatto, ora, il Governo sarebbe accusato di essere fascista (c’è chi crede che il fascismo sia ancora in piedi, vivo e vegeto: pensavo fosse rimasto solo nella testa di poche persone nostalgiche, io). Nessuno, da sinistra, ha pensato che l’appuntamento con Gheddafi fosse particolarmente importante, visto che finalmente cominciano a diminuire gli sbarchi in Italia, grazie al suo impegno (dopo anni e anni che Berlusconi finanzia spese folli per la Libia).
Altro caso di intolleranza, più banale ma altrettanto evidente, è quello che si manifesta sotto l’aspetto culturale. Dico il titolo di una canzone, e pensate voi a quante polemiche sono state sollevate a riguardo. “Luca era gay”. La canzone che ha procurato a Povia il secondo posto al Festival di Sanremo e che gli ha permesso di vincere proprio in questi giorni la II edizione del Premio Mogol, superando Battiato, Capossela, Jovanotti (con “A Te”) ed Arisa. La canzone, al contrario di quanto s’è cercato di far credere, è tutt’altro che omofoba. Nella stessa, infatti, Povia chiarisce che la storia di Luca non conosce “nessuna malattia, nessuna guarigione”. Può succedere di essere omosessuale e poi passare all’eterosessualità. Come può accadere il contrario. Nessuna malattia, nessuno l’ha mai definita tale. Ovviamente anche su questo premio a Povia si sono scatenate le proteste. E’ il solito Grillini a parlare: “Per noi il testo di Povia ‘Luca era gay’ è orrendo, ideologico, clericale, sgangherato. Impregnato da psicologismo da quattro soldi e per di più smentito da tutte le associazioni degli psicologi e degli psichiatri“. Prosegue poi dicendo a Mogol di esporsi politicamente, visto che è sicuramente di destra.
Io vorrei innanzitutto portare l’attenzione sul testo della canzone. Per chi non l’avesse mai sentita o non ne avesse mai ascoltato attentamente le parole, consiglio di leggere il testo cliccando qui. Questo ipotetico Luca, per una particolare situazione familiare vissuta, divenne omosessuale. Faceva sesso con il suo compagno. Poi, ad una festa, conobbe una ragazza di cui si innamorò: è lì che si accorse di non essere omosessuale e con questa donna divenne papà. Un testo sobrio. Quello che sorprende è però come ha reagito l’ex deputato di sinistra. Rovinando con parole a dir poco esagerate una canzone che ha riscosso tantissimo successo. Tra l’altro ho avuto la fortuna di poterla sentire cantare a un concerto questa canzone. Contestato alla prima performance, Povia ha voluto fare il bis a fine concerto, antecedendolo però con un grande discorso. Ha detto che nessuno oggi ritiene l’omosessualità una malattia. Che nessuno nasce omosessuale, come nessuno nasce eterosessuale. Povia gioca molto su livelli un po’ astratti, che però non perdono mai di significato. Quello che intendeva è che è il percorso di formazione della persona che porta a prediligere un gusto a un altro. Ci può piacere di più il dolce o il salato. Il rosso o il verde. L’uomo o la donna. L’ho banalizzato molto, ma spero sia chiaro il concetto. E’ per questo che l’adolescenza, in particolare, è tanto importante nel percorso della propria vita. E infatti il Luca della sua canzone diventa omosessuale durante gli anni delle scuole superiori, proprio durante la sua adolescenza (i suoi genitori si separano quando aveva 12 anni, dopo diventa gay). Sarà un caso? No, non penso proprio. Ho avuto anche modo di parlare con Povia al telefono, per un’intervista che verrà trasmessa mercoledì 24 su Skuola.net. Mi ha detto che ogni canzone che scrive nasce da qualcosa di personale. Nulla di inventato. Quindi Luca, probabilmente, è un suo amico o conoscente. Ed è proprio per come ha cantato questa canzone che Mogol si è emozionato e ha voluto premiare Povia. L’intolleranza, pertanto, non è scritta nei testi di Povia. E’ nelle parole di chi lo contesta con parole offensive, di chi mette in dubbio le sue capacità, di chi non sa apprezzarlo come artista e, soprattutto, come persona. E non sto parlando di Grillini, perché quest’ultima frase è in senso molto più generico.
Ditemi che l’intolleranza proviene ancora da destra. Non ci credo.

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