C’è una storia nella vita di tutti gli uomini


William Shakespeare

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Una lettera di uno studente a Il Messaggero segnala la situazione di un liceo di Roma, in cui gli insegnanti hanno deciso di attuare un modo singolare per protestare contro la riforma Gelmini: niente più visite d’istruzione né gite per tutto l’anno scolastico. Come hanno fatto ad organizzare questa forma di protesta? E’ semplicissimo, nessun docente ha dato la disponibilità all’accompagnamento – secondo lo studente che ha denunciato il fatto al quotidiano. Poi il ragazzo si abbandona ad un commento sarcastico, “che grande esempio di autorevolezza e professionalità!”
Ammesso che il fatto segnalato sia veritiero, il problema risulterebbe ben più grave del semplice divertimento che si perde con la gita (oltre all’aspetto culturale che tralascio volutamente).
Il primo aspetto grave è sicuramente la mancata opportunità di socializzazione. Specie nei primi due anni delle scuole superiori, la gita è un importante momento in cui gli studenti hanno modo di conoscersi più a fondo. Da considerare che nell’adolescenza è di vitale importanza riuscire a svilupparsi con serenità, e questo non può avvenire se gli studenti non trovano un ambiente sereno: questa serenità non viene data solo dall’istituto in modo diretto, ma anche dai legami con i propri compagni di classe, i cui rapporti non devono essere ostacolati dalla scuola. Mai.
Il secondo aspetto è la banalità della protesta e la mancanza di provvedimenti nei confronti di chi tiene questi comportamenti. Come si può pensare di continuare a protestare dentro alle scuole con una legge che è già in attuazione? In questi casi mi piace ricorrere a degli esempi equivalenti, perché non sempre tutti riescono a immaginare la scuola come un ambiente serio quale dovrebbe essere. Immaginate una proposta di legge che vada ad apportare delle modifiche alle fabbriche, magari sugli standardi di sicurezza (nel bene o nel male): sindacati e operai comincerebbero subito manifestazioni fuori dai posti di lavoro. La legge passa alle Camere e, anziché smettere, sindacati ed operai continuano le loro proteste dentro alle fabbriche, limitandosi a una certa parte del proprio lavoro e pretendendo lo stipendio pieno. Come potrebbe mai reagire il titolare della fabbrica? Eppure nella scuola non funziona così. Solo perché è un’istituzione pubblica si crede che ognuno al suo interno possa fare quello che vuole. Sbagliato.
Il terzo punto, collegato al secondo, è la strumentalizzazione degli insegnanti. E’ vergognoso che si continui a porta la politica a scuola e venderla agli studenti, ignari di cosa siano destra e sinistra, come pillole di saggezza. Perché per una protesta si può portare la politica in piazza: eticamente ci può ancora ancora stare (io sarei contrario anche a questo); ma non provate a dire che sia giusto portare i propri ideali politici dentro a una scuola, e imporre delle penalizzazioni agli studenti (qual è per loro saltar la gita) per colpa del tale Ministro o del tale Governo.
Nei prossimi giorni approfondirò sicuramente l’argomento, anche per capire se l’allarme è fondato o meno. Quel che abbiamo ora in mano è la denuncia di uno studente dispiaciuto di come vanno le cose nella sua scuola, e già non è poco.

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