C’è una storia nella vita di tutti gli uomini


William Shakespeare

Dal Blog

Guardando telegiornali e dibattiti politici, questa settimana mi è successo di domandarmi più volte su quali siano i termini ed i discorsi politically incorrect con cui abbiamo quotidianamente a che fare. E’ un bel tema questo, penso meriterebbe qualche attenzione. Nel corso degli anni ci si avvicina sempre più a parole alternative per definire qualsiasi condizione o aspetto esteriore. Potrei partire con un esempio abbastanza banale: i diversamente abili. Se fino a una decina d’anni fa venivano comunemente chiamati handicappati, ora l’utilizzo di questa parola è pressoché un dispregiativo. Si è passati così dapprima a portatori di handicap e, successivamente, a diversamente abili. Il linguaggio diviene più tenue sia nelle parole che nei concetti. Ho definito questo un esempio banale per il semplice motivo che non toccando temi politici non può creare la benché minima divergenza tra i lettori. Accanto a questo esempio, però, ce ne sono diversi altri che sono venuti a galla in modo molto evidente nelle ultime settimane: in questi casi si va a toccare la politica, e quindi si notano interessanti reazioni, sempre differenti a seconda della persona che si è esposta con i termini o le tematiche “politically incorrect”.
Partiamo dal “caso” delle persone di colore. Un tema che ha fatto imbestialire tutto il centro-sinistra, dopo le parole scherzose di Berlusconi che ha definito Obama un Presidente abbronzato. Il fatto di descrivere con la parola “abbronzato” una persona di colore, può essere veramente un’offesa? Se pensiamo a vent’anni fa, le persone di colore venivano comunemente definite “negre”: né per disprezzo né per intolleranza, assolutamente. Basti pensare alla canzone dei “Watussi”, in cui si utilizzava in modo ripetitivo e spontaneo questo termine. Poi, col passare degli anni, ci si è avvicinati dapprima a nero e, successivamente, a di colore. Cercate ora un politico che provi a definire pubblicamente una persona di colore col termine “negro”: come minimo fa nascere un pandemonio. E guai a scherzare su questo tema: definire abbronzata una persona di colore suscita tanto scalpore, non quanto se ne potrebbe suscitare definendo pallido un ipotetico premier scandinavo. Ma cosa accade se a utilizzare i termini “politically incorrect” sono coloro che sono coinvolti in tale discorso? Nella fattispecie, se a chiamare qualcun altro negro fosse una persona di colore, o comunque qualcuno che vive con persone di colore? Abbiamo avuto la dimostrazione con l’attacco di Al Zawahiri ad Obama: in questo caso è stato definito un negro al servizio dei bianchi e filo-israeliano. L’attenzione pubblica, però, qui si è fermata al contrapporsi delle razze (neri-bianchi) ed al filo-israeliano. Non uno che abbia fatto anche solo una piccola analisi sul perché in questo caso non è criticabile il termine negro. Al Zawahiri nero non è, ma nere (o quanto meno mulatte) sono molte persone che gli stanno intorno. Forse, allora, il “politically incorrect” cambia a seconda del contesto in cui è inserito.
Conferma di questo mi è arrivata guardando la puntata di AnnoZero di giovedì scorso (20/11/08), sul tema dei baroni nelle Università. L’On. Luca Barbareschi, nel corso della puntata, ha detto che il nord è più avanti rispetto al sud: non l’avesse mai fatto! Critiche a go-go, degne forse di un eretico nel Medioevo. Barbareschi ha provato a parlare delle aziende del nord che fioriscono con più facilità (e successo) di quelle del sud…ha dimenticato il rapporto Ocse sul livello di istruzione, ma vabbè, il suo esempio era già comunque abbastanza chiaro. Non è per dare contro a qualcuno o qualcosa, assolutamente, è stato ben chiaro: solo che se si vuole evolvere la società ed il Paese, bisogna avere la consapevolezza della situazione attuale, per bella o brutta che possa essere. Quindi, da tale scena (e mille altre che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti), si evince che parlare di differenze tra nord e sud Italia è “politically incorrect”. Ma in un’intervista fatta poco prima, sempre durante la stessa puntata di AnnoZero, a una collaboratrice di un ricercatore meridionale, è stato chiaramente detto dall’intervistata che al sud funziona così“, in riferimento al fatto che se hai conoscenze puoi trovare qualche bella occasione lavorativa, come quella accaduta a lei, altrimenti hai poche speranze. Qui però il discorso è stato fatto nell’indifferenza generale, senza che nessuno si scandalizzasse. Dunque, anche sentir parlare di differenze tra nord e sud Italia crea imbarazzo solo se a parlare è qualche settentrionale.
A questo punto mi vengono in mente due possibili motivi per tutto ciò: o succede questo perché si ha paura che una parte possa discriminarne un’altra (persone “senza problemi” che parlano di diversamente abili; bianchi che parlano di neri; settentrionali che parlano di meridionali), o questa concezione viene ritenuta doverosa seppur inconsciamente a causa (o per merito, dipende dai punti di vista) dell’opinione pubblica.

p.s. Nota personale: finalmente finiti i primi esoneri dell’anno! Ho messo anche un po’ in ordine la mia vita, dando più spazio alle priorità e prendendo qualche decisione di rinuncia importante. Dopo più di una settimana di assenza dal blog finalmente son tornato, più carico che mai :)

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