Evviva la meritocrazia, che ancora una volta è venuta a mancare. Ricordate il professore che, fumando in classe, venne ripreso con un cellulare e messo su YouTube?
Bene, venne subito sospeso. Oltre all’infrazione della legge, il polverone si sollevò perché i suoi studenti dicevano che quella era una canna.
A distanza di pochi giorni apprendiamo invece della sospensione di sedici dei ventiquattro studenti di quella classe. La scuola è l’Istituto tecnico “Marco Polo” di Firenze, la sospensione è di 60 giorni complessivi.
“Ogni allievo – racconta il preside Carloni – è stato sospeso per più o meno giorni, a seconda del ruolo avuto. I giorni di sospensione, che partiranno tra due settimane, non scatteranno contemporaneamente per tutti gli allievi. Insomma, non ci troveremo mai con quasi tutta la classe assente. Inoltre, nella circolare predisposta abbiamo stabilito che verranno adottati provvedimenti disciplinari nei confronti di chi dovesse attuare ritorsioni o violenze anche psicologiche su quanti sono stati coinvolti nell’episodio“.
Tra le cause della sospensione pare ci sia anche “l’aver incitato il professore a fumare“. Sbaglio o il mondo sta andando al contrario? I professori fumano in aula e vengono sospesi gli studenti. Il professore è la figura educatrice dei ragazzi, e sono i ragazzi a venir penalizzati per averlo incitato (poi qualcuno mi spieghi come un quindicenne può incitare un quarantenne) a fumare. E’ vergognoso che qualunque cosa accada siano sempre i ragazzi a portarne le conseguenze. Anche se il proprio professore fuma felice e contento anziché far lezione.