C’è una storia nella vita di tutti gli uomini


William Shakespeare

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Dopo l’ennesima consultazione popolare che non ha portato a nessun esito, è ora forse di cominciare a fare qualche riflessione.
In primis. E’ giusto che gli scansafatiche diventino una forza politica attiva? Mi spiego. Considerando che un’altissima percentuale di persone, per pigrizia o perché in vacanza, non andrà a votare al referendum, è giusto che vanifichi gli sforzi di tutti coloro che vanno a votare? Ed è anche giusto che le forze politiche possano sfruttare proprio gli scansafatiche, consigliando al proprio elettorato di aggregarsi a loro, per far fallire un referendum? Non penso, che almeno a livello etico, tutto questo sia corretto.
Altra dubbio mi sorge pensando a tutti i soldi che si sprecano a ogni referendum. Perché continuiamo a sprecare tantissimi soldi per il voto della popolazione quando c’è bisogno di ingenti investimenti altrove? Ho provato a elaborare qualche pensiero, e vedere cosa ne veniva giù.

Per risolvere il primo problema, credo che si potrebbe rivoluzionare interamente il sistema del referendum. Il metodo potrebbe essere molto semplice. Innanzitutto via il quorum, così com’è impostato ora. Alle canoniche due risposte (“si” e “no”), se ne potrebbe aggiungere una terza, “non so”, o “non voto”, per chi non desidera votare al quesito. E da questo punto di partenza si può impostare un nuovo modello di quorum: non più basandolo su chi si astiene, in quanto in realtà considera anche chi non ha voglia di andare fino al seggio, ma solo su chi voterà questa terza opzione. Dunque, il 50% + 1 dei voti dati dovrebbero essere sul “si” o sul “no”, altrimenti il referendum fallisce. Il principio referendario è sempre lo stesso, cambierebbero solo i metodi.
Per risolvere il secondo problema, quello riguardante le ingenti spese per sottoporre la popolazione al referendum, basterebbe spostare la consultazione su internet. Al giorno d’oggi quasi tutti sanno usare il computer, e chi non lo sa usare può chiedere una mano a figli e nipoti. Usare questa scusa è come dire che molti oggi non vanno a votare perché non sanno guidare e, quindi, non possono recarsi fino al seggio. Basterà quindi assegnare a ogni cittadino una password (che per questioni di sicurezza dovrebbe essere lunga e contenere caratteri alfanumerici e speciali), che si potrebbe ritirare per esempio agli uffici elettorali (in modo da risparmiare anche sulla spedizione). Ai quesiti referendari si potrebbe così votare comodamente seduti a casa. E lo Stato risparmierebbe un’infinità di soldi per cui, per esempio, potrebbe diminuire le tasse.
Sembra qualcosa di assurdo, ma tutto questo mi pare decisamente banale sia da comprendere che da attuare. No?

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