Il Governo più criticato della Seconda Repubblica è terminato ormai da un po’ di tempo. Si sperava che con esso fossero terminati anche i problemi e le polemiche. Dai “bamboccioni” a “quant’è bello pagar le tasse”, il Ministero dell’Economia non ha fatto molto per farsi amare. L’ultimo scandalo è arrivato ieri, con la pubblicazione della dichiarazione dei redditi di persone, associazioni, società ed enti. Da quella di Berlusconi a quella di Veltroni, da quella di Totti a quella della Pausini. Nessuno conosce più segreti di fronte alla decisione di Visco. E se i cittadini, scandalizzati, si preoccupano per la loro privacy e per quanto potrebbe accadere con quei dati in mano a malintenzionati, Visco compare su tutti i telegiornali dicendo che la pubblicazione dei redditi degli italiani è “un fatto di democrazia”. Bella democrazia! Lo Stato si è anteposto ai singoli cittadini, compromettendo la loro sicurezza e la loro riservatezza spiegando che si tratta di democrazia: con quale utilità? Inoltre l’Agenzia delle Entrare dice di aver informato il Garante della Privacy prima della pubblicazione di questi dati, ma quest’ultimi rispondono immediatamente con una nota:
L’iniziativa dell’Agenzia delle Entrate non è mai stata sottoposta all’attenzione del Garante della Privacy. E’ stato convocato il Collegio per esaminare la questione.
Dopo due ore e mezza di riunione, è poi stata presa una decisione: stop agli elenchi dei redditi. Stop alla violazione della privacy. E aggiungo io: stop alle trovate di Visco. Spesso nel centro-destra si ironizza su Calderoli, che trova dei modi tutti suoi per far politica. Ma vogliamo ignorare tutte queste trovate di Visco?