C’è una storia nella vita di tutti gli uomini


William Shakespeare

Dal Blog

Come da sempre, mi interesso molto alla politica giovanile e pertanto dedico questo primo articolo a riguardo al manifesto del Partito Democratico ed al programma dell’Italia dei Valori. Sono critico, lo anticipo, ma come sarò critico anche con l’altro schieramento se non ci saranno proposte a mio avviso abbastanza interessanti per cambiare la situazione giovanile.

Iniziamo con il manifesto del PD, che nelle ultime settimane ha guadagnato un po’ di punti percentuali:

Non possono più restare senza risposta le grandi domande dei giovani i quali, per la prima volta dal dopoguerra, non hanno fiducia nel futuro e temono un destino di precarietà e insicurezza permanenti.
[...] Il Paese, di conseguenza, perde fiducia in se stesso e non utilizza tutto il suo potenziale di crescita, non investe a sufficienza nella ricerca, nella cultura e nell’educazione, non si mette in condizione di generare nuove iniziative imprenditoriali, penalizzando così le giovani generazioni, il talento delle donne, le forze creative della nazione. Diventa reale il rischio che l’Italia si declassi nel mondo e si divida tra aree forti, integrate in Europa, ed aree marginali e dipendenti; tra ceti capaci di competere con successo nel mondo globalizzato e vasti strati sociali in sofferenza, di nuovo in lotta con la povertà.

In poche righe hanno toccato tutte le questioni delicate: che collegamento ci sia tra investimenti nella ricerca e “talento delle donne” non si sa, per esempio. Parlano di un rischio di divisione dell’Italia tra zone all’avanguardia in competizione con l’Europa (il nord) e zone “marginali e dipendenti” (il sud), partendo dunque dall’idea che attualmente la situazione non è così. E allora perché nei due anni di governo Prodi sono stati finanziati tanti fondi per il Mezziogiorno? Perché si sono dati 32 € pro capite per gli studenti campani e solo 6 per quelli lombardi? Forse allora conoscono bene la situazione attuale, in cui bisogna cercare di portare avanti il Meridione perché “pareggi” il Nord. Forse strizzano solo l’occhio un po’ a tutti, cercano di essere vicini a tutte le cause e provando a ridimensionarle per far almeno apparire un quadro migliore. Neanche fosse il paesaggio dipinto nella pubblicità della Mulino Bianco.

Poi ecco anche la politica giovanile comparsa sul sito di Di Pietro (e non su quello dell’Italia dei Valori, vabbè):

Scuola/Università
-Integrazione Università ed Impresa con agevolazioni economiche e percorsi ad hoc per l’inserimento dei laureandi
-Diffusione della tecnologia Wi Max e accessibilità a computer a partire dalle scuole elementari
-Insegnamento della lingua inglese a partire dagli asili

Andiamo con ordine, partendo dal primo punto. Mi piacerebbe sapere come prevede di agevolare questa integrazione, nel dettaglio. Apprezzo tuttavia il punto. Bene. Passiamo poi al secondo…oh, avevo già sentito del WiMax! Si si, è proprio quello che stava per venire ostacolato dal governo Prodi (di cui faceva parte anche Di Pietro) e che, se non fosse stato per Beppe Grillo, sarebbe già nel dimenticatoio. E’ incredibile come Di Pietro nell’attuale programma abbia dedicato molti punti alle battaglie del comico genovese: sarà un suo fan o sarà alla ricerca di voti? Apprezzabile anche questo secondo punto, ma manca la coerenza. La battaglia poteva essere sollevata quando ne parlava Gentiloni durante la scorsa legislatura, non ora sotto campagna elettorale.
Ultimo punto (sì, son già finiti!) riguarda invece la lingua inglese all’asilo, ed è quello che più di tutti ha suscitato polemiche. Perché durante la scorsa legislatura è stato il Ministro dell’Istruzione a provare ad abolire l’insegnamento della lingua inglese dalle elementari. Perché a quattro-cinque anni non si può insegnare la lingua inglese se un bambino sta già apprendendo l’italiano e, probabilmente, anche una seconda lingua, vista la società multirazziale verso cui stiamo procedendo. Perché non si può far vedere agl’italiani che alcuni parlamentari, anche con cariche istituzionali importanti, non sanno parlare l’italiano e noi pretendiamo dalle nuove generazioni anche l’inglese. Così tra i commenti sul sito di Di Pietro possiamo trovare chi ironizza sull’utilità dell’inglese per un’ostetrica, o chi si chiede se non sarebbe il caso di fornire fondi per la ricerca, aumentare lo stipendio ai docenti, rivalutare il sistema di nomina dei professori nelle scuole superiori.
Al diavolo i professori, se pensano ai loro stipendi che sono i più bassi in Europa. Al diavolo gli studenti, se lamentano spesso l’impreparazione dei loro docenti. Queste vere riforme che servirebbero per far competere l’Italia con il resto dell’Europa possono aspettare. Ha ragione (?), evviva l’inglese fin dall’asilo!

Ora attendo con molta apprensione i programmi del Popolo della Libertà e dell’Udc, ma penso che non saranno da meglio. Anche loro fino ad oggi sono riusciti a far poco: l’inglese e l’informatica alle elementari, per esempio. Ma rimane veramente troppo poco.

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